K. Martin Kippenberger's "The Happy End of Franz Kafka’s Amerika”

K, Fondazione Prada, Milano

 

Dal 21 Febbraio 2020 al 27 Luglio 2020

Milano

Luogo: Fondazione Prada

Indirizzo: largo Isarco 2

Sito ufficiale: http://fondazioneprada.org



Fondazione Prada presenta la mostra “K” nella sede di Milano dal 21 febbraio al 27 luglio 2020 (anteprima stampa mercoledì 19 febbraio). Questo progetto, che include la celebre opera di Martin Kippenberger The Happy End of Franz Kafka’s “Amerika” in dialogo con l’iconico film di Orson Welles The Trial e l’album di musica elettronica The Castle dei Tangerine Dream, è stato concepito da Udo Kittelmann come una trilogia.

“K” rimanda ai tre romanzi incompiuti di Franz Kafka (1883-1924) Amerika (America), Der Prozess (Il processo) e Das Schloss (Il castello) pubblicati postumi tra il 1925 e il 1927. La natura incompleta di questi libri consente letture multiple e aperte che hanno indotto l’artista Martin Kippenberger, il regista Orson Welles e la band di musica elettronica Tangerine Dream a riadattarli, esplorandone i soggetti e le atmosfere attraverso allusioni e interpretazioni soggettive. I visitatori sono invitati a sperimentare tre possibili incontri creativi con l’opera di Kafka attraverso la presentazione simultanea di un lavoro artistico, di un film e di una produzione musicale, rispettivamente nel Podium, nel Cinema e nella Cisterna.“K” dimostra la volontà di Fondazione Prada di superare i confini dell’arte contemporanea inserendola in un universo culturale più ampio, che comprende prospettive storiche e approfondimenti di altri linguaggi come il cinema, la musica, la letteratura e i loro possibili scambi e interconnessioni.

Come afferma Udo Kittelmann, “secondo Max Brod, esecutore testamentario di Kafka, i tre romanzi formano una ‘trilogia della solitudine’. Quindi anche in ‘K’ possiamo riconoscere una sorta di trittico, è una mostra che si presenta infatti come un’immagine in tre parti, o a tre livelli. Il progetto è strutturato come una tradizionale pala d’altare, in cui la grande tavola centrale è costituita da America, mentre Il processo e Il castello formano i due pannelli laterali. I tre elementi uniti compongono una metafora degli eventi dell’esistenza umana e ‘tutte queste vicende si limitano a dire che l'incomprensibile è incomprensibile, e questo era già noto’, come scriveva Kafka".

The Happy End of Franz Kafka’s “Amerika” , un’opera di Martin Kippenberger

Al centro di “K” si trova l’installazione di Martin Kippenberger The Happy End of Franz Kafka’s “Amerika” (1994), in mostra al piano terra del Podium e per la prima volta esposta in Italia. Basata sul romanzo America, pubblicato nel 1927, l’opera reinterpreta una sequenza del libro in cui il protagonista Karl Rossman, dopo aver viaggiato attraverso l’America, si propone per un’occupazione al “teatro più grande del mondo”. L’artista tedesco Martin Kippenberger (1953-1997) esplora l’utopia immaginaria del mondo del lavoro, traducendo in una vasta installazione l’immagine letteraria dei colloqui collettivi inventata da Kafka.

Secondo lo studioso tedesco Wilhelm Emrich, America è “tra le rivelazioni poetiche più lungimiranti che il mondo letterario conosca sulla moderna società industriale. I meccanismi economici e psicologici che segretamente muovono questa società e le loro diaboliche conseguenze vengono implacabilmente messi a nudo”. Il giovane immigrato Karl Rossman, il protagonista di America in cerca di successo professionale, empatia e senso di giustizia, incontra un mondo dominato da una concorrenza e uno sfruttamento disumanizzanti, lontano dalla rappresentazione ideale degli Stati Uniti come “terra dell’opportunità” e “terra della libertà”.

Kafka non ha mai completato il romanzo America, abbandondo la sua stesura più di dieci anni prima della sua pubblicazione postuma nel 1927. Kippenberger ha dichiarato di non aver mai finito di leggerlo, ma di averne ascoltato la storia indirettamente da un amico. La condizione di incompletezza del libro lascia aperta la possibilità, insolita per i racconti di Kafka, di un “lieto fine”. Kippenberger descrive The Happy End of Franz Kafka’s “Amerika come “un circo in città, che cerca risorse dinamiche, volonterose, abili e sicure di sé. Mi immagino quindi che davanti al tendone del circo siano sistemati tavoli e sedie per svolgere dei colloqui di lavoro”, aggiungendo che “gli spettatori dovrebbero immaginare le conversazioni che potrebbero svolgersi a quei tavoli”. Con lo scopo di ricreare un campo da calcio destinato a ospitare colloqui di massa, l’installazione raccoglie un’ampia varietà di oggetti e arredi, come diversi tavoli, elementi di design vintage e sedie da mercatino delle pulci, nonché oggetti provenienti da precedenti mostre dello stesso Kippenberger. Quest’opera molto complessa, esposta per la prima volta al Museum Boijmans van Beuningen di Rotterdam nel 1994, potrebbe riferirsi alla competizione tra autori e le dinamiche interne alla comunità artistica, ma riflette anche l’opinione del suo creatore sull’importanza delle relazioni e del dialogo, suggerita dalla natura dialogica dell’installazione.

The Trial, un film di Orson Welles

Il secondo elemento della trilogia è il film di Orson Welles The Trial (Il processo, 1962), che si basa sull’omonimo romanzo di Kafka ed è proiettato al Cinema di Fondazione Prada. Orson Welles (1915-1985) ha scritto e realizzato un film drammatico caratterizzato da un umorismo nero e da un’atmosfera onirica, considerato dalla critica come uno dei suoi capolavori, in particolare per la scenografia e la fotografia. Anthony Perkins interpreta Josef K., un burocrate accusato di un crimine sconosciuto. Jeanne Moreau, Romy Schneider ed Elsa Martinelli interpretano i personaggi femminili coinvolti in diversi modi nel processo e nella vita del protagonista. Il regista, nel ruolo dell’Avvocato, è il difensore di Josef e il principale antagonista del film.

La combinazione tra i lavori di Kafka e Welles è stata definita dai critici come “un’alleanza tra due forme di turbamento”. A proposito del film sono stati espressi giudizi contrastanti. In occasione della prèmiere tedesca nel 1963 il giornalista Karl Korn scriveva: “Se c’è una prova della congeniale comprensione di Kafka da parte di Orson Welles, è che il regista si è astenuto da tutti i vizi della critica su Kafka. Il film è un arsenale di immagini e non risente delle vacue tesi formulate dalle fonti secondarie. Si può recepire e comprendere solo attraverso il suo immaginario.”

Franz Kafka The Castle, un album dei Tangerine Dream

“K” è completato dall’album Franz Kafka The Castle (2013), diffuso in loop all’interno della Cisterna. Questo spazio raccolto è trasformato in un ambiente evocativo e accogliente, in cui i visitatori possono rilassarsi e ascoltare la musica elettronica della band tedesca fondata nel 1967 da Edgar Froese (1944-2015).

ll castello di Kafka narra la storia dell’agrimensore K., che arriva in un villaggio dominato da una misteriosa fortezza. Tutti i suoi tentativi di andare al lavoro e di parlare con il suo responsabile al castello sono destinati a fallire. Il lettore è costretto a confrontarsi con una serie di frustazioni e in particolare con l’inutile battaglia di K. per ottenere il proprio riconoscimento e il rispetto degli altri, un’avventura infinita descritta da Kafka come “la storia universale dell’anima”.

L’album contiene dieci brani, di cui otto composti da Edgar Froese, uno da Thorsten Quaeschning e uno da entrambi. Nel libretto di quattro pagine ogni brano è introdotto da brevi “descrizioni immaginarie”, tratte dal diario di Kafka. Nel suo ampio testo finale Edgar Froese afferma: “Nonostante Kafka non abbia potuto portare a termine il suo ultimo lavoro, Il castello, non ne aveva bisogno; aveva già detto ciò che era necessario dire… è impossibile trasformare Il castello in musica. Per questo non sarà mai nulla di più di un tentativo incompiuto e abortito. Se il tentativo fallisce, il fatto stesso di aver corso il rischio merita un plauso”. Secondo Udo Kittelmann, i Tangerine Dream hanno trasformato Il castello “in una composizione elettronica profondamente emotiva, che è molto più vicina alla vita dell’anima, alla dimensione magica e cosmica della nostra esistenza di quanto dimostri di essere il nostro mondo con la sua promessa di realtà. È un’impresa intensa e coraggiosa”.

“K”, un catalogo edito da Udo Kittelmann e pubblicato da Fondazione Prada

“K” è accompagnato da un’ampia pubblicazione edita da Udo Kittelmann, che raccoglie, insieme ai testi e alle interviste dei tre artisti, passi selezionati dai romanzi e diari di Kafka e saggi critici e note di autori come Massimo Cacciari, Paola Capriolo, Michael Hofmann, Susanne Kippenberger, Udo Kittelmann, Primo Levi, Thomas Martinec e Ayad B. Rahmani. Questi contributi analizzano gli aspetti significativi della mostra, come i luoghi, le politiche e le regole del mondo del lavoro, l’immensità e la lontananza delle strutture del potere, la musica e il linguaggio e la difficoltà e il valore della traduzione come strumento di comunicazione e produzione culturale.

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