Donne possedute ma libere
Dal 15 Luglio 2025 al 28 Settembre 2025
Luogo: Museo d’Arte Cinese ed Etnografico
Indirizzo: Viale San Martino 8
Orari: da martedì a sabato dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19. La domenica dalle 15 alle 19
Costo del biglietto: € 5 standard, € 2 minorenni. Gratis: disabili, giornalisti con tesserino, insegnanti in accompagnamento di gruppi scuola. Il museo osserverà la chiusura estiva nel mese di agosto
Telefono per informazioni: +39 0521 257337
E-Mail info: info@museocineseparma.org
Sito ufficiale: http://www.museocineseparma.org
Quando la sofferenza diventa rinascita Tra i Moussey del Ciad, la possessione femminile non è solo un fenomeno spirituale, ma una vera e propria rivoluzione sociale. Le donne anziane, liberate dagli obblighi domestici, intraprendono un percorso di trasformazione che le porta a diventare "su fulina" – spiriti incarnati – assumendo un ruolo centrale nella comunità che trascende i confini familiari e del villaggio.
Ogni donna, nella vita precedente, ha vissuto un'esperienza di profonda sofferenza fisica o mentale, interpretata dalla società come segno tangibile dell'interesse di uno spirito protettore. È attraverso sogni rivelatori o manifestazioni naturali – animali, fiori, fenomeni atmosferici – che lo spirito svela alla prescelta la sua nuova identità da accogliere e celebrare.
Un viaggio attraverso oggetti e simboli La mostra presenta una preziosa collezione di monili, utensili rituali e fotografie d'epoca che testimoniano questa antica tradizione. Collane di perle, braccialetti e cavigliere, asce rituali, campanelli, pipe e cinture, raccontano l'universo simbolico delle donne possedute, insieme ai colori sacri – rosso e bianco, spalmati sul corpo – che dipendono dal genio che le abita.
Un percorso che riporta principalmente alla metà del XX secolo, offrendo uno sguardo autentico su una pratica che pone la donna al centro di una ritualità essenziale e vigorosa, testimonianza di un legame arcaico con il soprannaturale proprio della cultura africana.
L’esposizione è stata sviluppata da padre Antonino Melis, saveriano, linguista e antropologo, che svolge la sua attività tra Ciad e Camerun, una terra di confine: “La mostra - precisa - non è solo occasione di scoperta di manufatti, espressione di un’artigianalità antica, ma chiara manifestazione di come la donna possa porsi al centro di vitali dinamiche sociali e culturali, trasformando il proprio status e le consuetudini di un intero popolo”.
Un patrimonio da preservare L'esposizione è resa possibile grazie alle grandi collezioni etnografiche iniziate nel 1901 da San Guido Maria Conforti, fondatore della congregazione dei Missionari Saveriani e del Museo Cinese.
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