Antonio Fraddosio. Le tute e l’acciaio

Antonio Fraddosio, Le tute e l’acciaio, installazioni

 

Dal 31 Ottobre 2018 al 03 Marzo 2019

Roma

Luogo: Galleria d’Arte Moderna di Roma

Curatori: Claudio Crescentini, Gabriele Simongini

Enti promotori:

  • Roma Capitale
  • Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

Costo del biglietto: € 7,50 intero e € 6,50 ridotto, per i non residenti; € 6,50 intero e di € 5,50 ridotto, per i residenti; gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente

Telefono per informazioni: +39 060608

Sito ufficiale: http://www.galleriaartemodernaroma.it


Comunicato Stampa:
Con l’installazione “Le tute e l’acciaio”, nuovo site specific dello scultore Antonio Fraddosio, l’arte affronta la realtà e in particolare la vicenda drammatica dell’Ilva di Taranto, trasportata direttamente nel “cuore della Capitale”.

L’iniziativa, alla Galleria d’Arte Moderna di via Francesco Crispi dal 1° novembre 2018 al 3 marzo 2019, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura ed è a cura di Claudio Crescentini e Gabriele Simongini.

Confrontandosi con i particolari spazi del chiostro-giardino della Galleria d’Arte Moderna, Antonio Fraddosio espone dieci grandi lamiere lacerate e contorte, potenti e misteriose, che richiamano le tute che dovrebbero proteggere gli operai dell’Ilva dai tumori, depositate, al termine del turno di lavoro e prima di andare alle docce, in una specie di camera di compensazione.   Insieme ai cassoni di cor-ten, realizzati come contenitori per le singole opere e che richiamano strutture di edifici o di stabilimenti industriali, l’installazione assume la valenza dimonumento antiretorico dedicato agli operai dell’Ilva e alla città di Taranto, una denuncia universale contro tutte le situazioni in cui il diritto al lavoro si guadagna dando in cambio la propria salute, la propria vita.
La netta presa di posizione di Fraddosio è anche quella di un uomo del sud, per di più pugliese di nascita, che ha visto con i propri occhi, tante volte nel corso degli anni,l’impressionante trasformazione di Taranto causata dall’impianto siderurgico dell’Ilva, il piùgrande d’Europa. Come scrive Gabriele Simongini, in catalogo, in questi sudari di ferroresta l’impronta di corpi umani sofferenti, c’è il senso della morte e della distruzione masopravvive una sorta di speranza affidata all’arte, alle sue possibilità catartiche. Nellelamiere, ciascuna diversa dall’altra, affiorano spesso i colori velenosi, mortali ispirati almanto di ruggine, alla polvere pesante, rossastra, dalle sfumature marroni e nere, cheavvolge e soffoca la città colpendo soprattutto il rione Tamburi, a ridosso dell’Ilva.

Nel periodo di esposizione del site specific alla GAM previsti eventi di danza, readings e incontri.

Il volume che accompagna la mostra, pubblicato da La Casa Usher, oltre ai saggi deicuratori e alle foto dell’installazione in situ, conterrà i testi di Michele Ainis, noto giurista e costituzionalista, Giuse Alemanno, operaio all’Ilva e scrittore, e alcuni scatti del reportage“Rosso Tamburi” realizzato dal fotografo barese Christian Mantuano.

Antonio Fraddosio (Barletta, 1951) vive e lavora tra Roma e Tuscania. Fra le sue numerose mostre si segnalano le più recenti: nel 2012 le personali nelle sale di Villa Bottini a Lucca e nello Spazio Cerere a Roma; nel 2016 “Salvarsi dal naufragio. Antonio Fraddosio/Claudio Marini” presentata al Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese di Roma. Nel 2011 è stato invitato nel Padiglione Italia della Biennale di Venezia, con la“Bandiera nera nella gabbia sospesa” esposta all’Arsenale.  
Inaugurazione: 31 ottobre 2018 ore 18.30-21      

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