Refuse
Silvia Giambrone, Refuse, FACTORY - Spazio Giovani Roma Capitale
Dal 24 Maggio 2013 al 9 Giugno 2013
Luogo: FACTORY - Spazio Giovani Roma Capitale (Ex Mattatoio di Testaccio)
Indirizzo: piazza Orazio Giustiniani 4
Orari: 24,25,26,31 maggio e 1,2,7,8,9 giugno 2013
Curatori: Roberto D'Onorio
Telefono per informazioni: +39 349 6495066
E-Mail info: info@galleria291est.com
Sito ufficiale: http://www.galleria291est.com
Giovedì, 23 maggio 2013, si inaugura a Roma il nuovo appuntamento con FACTORY “Ho qualcosa da dire e da fare…” presso lo SPAZIO GIOVANI ROMA CAPITALE (Ex Mattatoio di Testaccio). All'interno della rassegna curatoriale si presenta il progetto espositivo Refuse a cura di Roberto D’Onorio. Saranno presenti in mostra le opere di: FILIPPO BERTA, ANNABELLA CUOMO, SILVIA GIAMBRONE, ALEX MUNZONE, SERGIO SALOMONE.
A cura di Roberto D’Onorio il progetto espositivo vive nell’errore logico del passato fondato sulla cognizione imperfetta dei grandi eventi e dell’influenza che questi agiscono nella costituzione della cultura esistente.
A tutt’oggi quello che stiamo vivendo è il retaggio di una società disciplinata dal torto e dall’antitesi; gli insegnamenti del passato, come gli eventi presenti, dati per certi e inevitabili nel loro ripetersi, hanno svuotato ogni materia della sua determinatezza sino a snaturarne la visione critica e possibilità di mutazione. Quel che accade è un umore che vive nell’orrore e nell’errore ciclico, fossilizzando ogni possibilità di scelta, riducendo la cultura in un deposito statico d’informazione, in cui la storia ha il duplice compito di far ricordare e di far dimenticare.
Refuse tenta di ripercorrere l’orizzonte visibile, segnato e descritto dagli accadimenti storici, ponendo l’attenzione sulle teoria di Lotman per cui la cultura conserva l’informazione e ne riceve di nuova in un continuo processo di codifica e decodifica di testi, messaggi, pratiche che appartengono a linguaggi diversi.
La ricerca formale delle opere installative di Silvia Giambrone, Sergio Salomone, Alex Munzone, come quelle incisorie di Annabella Cuomo e video di Filippo Berta, avviene mediante la cronaca e la testimonianza del vissuto come dalla volontà di indagarne il labile limite della conoscenza.
Il percorso in mostra ospitato negli spazi della Pelanda, consiste nel tradurre una porzione di luogo appartenente alla conservazione della cultura collettiva, quale generatore di nuova informazione.
Il dialogo che ne scaturisce è pensato all’interno di una porzione, un’area chiusa sullo sfondo della memoria, che necessita di caos esterno per annientarla e crearla continuamente.
Refuse si presenta quale generatore di un possibile cammino, in cui l’uomo, nuovamente, si trova ad un bivio: l’alternativa radicale tra l’essere ancora e il non essere più figlio dei fatti e delle convinzioni non più sostenibili.
A cura di Roberto D’Onorio il progetto espositivo vive nell’errore logico del passato fondato sulla cognizione imperfetta dei grandi eventi e dell’influenza che questi agiscono nella costituzione della cultura esistente.
A tutt’oggi quello che stiamo vivendo è il retaggio di una società disciplinata dal torto e dall’antitesi; gli insegnamenti del passato, come gli eventi presenti, dati per certi e inevitabili nel loro ripetersi, hanno svuotato ogni materia della sua determinatezza sino a snaturarne la visione critica e possibilità di mutazione. Quel che accade è un umore che vive nell’orrore e nell’errore ciclico, fossilizzando ogni possibilità di scelta, riducendo la cultura in un deposito statico d’informazione, in cui la storia ha il duplice compito di far ricordare e di far dimenticare.
Refuse tenta di ripercorrere l’orizzonte visibile, segnato e descritto dagli accadimenti storici, ponendo l’attenzione sulle teoria di Lotman per cui la cultura conserva l’informazione e ne riceve di nuova in un continuo processo di codifica e decodifica di testi, messaggi, pratiche che appartengono a linguaggi diversi.
La ricerca formale delle opere installative di Silvia Giambrone, Sergio Salomone, Alex Munzone, come quelle incisorie di Annabella Cuomo e video di Filippo Berta, avviene mediante la cronaca e la testimonianza del vissuto come dalla volontà di indagarne il labile limite della conoscenza.
Il percorso in mostra ospitato negli spazi della Pelanda, consiste nel tradurre una porzione di luogo appartenente alla conservazione della cultura collettiva, quale generatore di nuova informazione.
Il dialogo che ne scaturisce è pensato all’interno di una porzione, un’area chiusa sullo sfondo della memoria, che necessita di caos esterno per annientarla e crearla continuamente.
Refuse si presenta quale generatore di un possibile cammino, in cui l’uomo, nuovamente, si trova ad un bivio: l’alternativa radicale tra l’essere ancora e il non essere più figlio dei fatti e delle convinzioni non più sostenibili.
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