Body in Action. Video dalla Collezione Museion
Body in Action. Video dalla Collezione Museion
Dal 2 April 2017 al 30 April 2017
Venezia
Luogo: Spazio Ridotto
Indirizzo: Calle del Ridotto 1388, San Marco
Orari: 10-18
Curatori: Zuecca Project Space, Museion
Costo del biglietto: ingresso gratuito
E-Mail info: info@zueccaprojects.com
Inaugura sabato 1 aprile la mostra “Body in Action”, presso Spazio Ridotto a Venezia, che vede rinnovare la collaborazione tra l’organizzazione veneziana Zuecca Project Space e Museion, il museo d’arte contemporanea di Bolzano. Nel maggio 2016 era stato presentato il video dell’artista thailandese Korakrit Arunanondchai nella sala “Bauer Ballroom” dello storico hotel veneziano, parallelamente alla sua personale a Museion.
Questa volta la collaborazione ruota intorno a quattro posizioni tutte al femminile. Il corpo femminile nelle sue diverse accezioni è infatti al centro dei quattro video in mostra, dell’artista americana Eleanor Antin, della francese Lili Reynaud-Dewar e di Sonia Leimer e Ingrid Hora, entrambe italiane e nate in Alto Adige. Attraverso la presentazione di diversi scenari, le opere indagano questioni legate all’identità, all’appartenenza di genere e al concetto di resistenza, tutto in chiave ironica e attraverso l’utilizzo della finzione e di giochi ambivalenti.
Il titolo della mostra “Body in Action” richiama il mondo del fitness e quindi un fisico prestante, in grado di compiere una buona performance. In riferimento alle opere esposte diventa un chiaro rimando al corpo delle artiste o dei soggetti protagonisti dei video, modificando così in chiave artistica l’accezione di “performance”. Un corpo che prende posizione, si trasforma, si muove, rotea, suona, aiuta a mutare la percezione di chi guarda e ascolta. Un corpo attivo e attivatore.
Un corpo che cambia per gioco sembianze, come nel video di Eleanor Antin (New York, 1935). L’artista americana è stata pioniera delle ricerche degli anni ‘70, epoca in cui il corpo entra nella pratica artistica per analizzare le relazioni tra individuo e società e per allontanarsi dalle convenzioni. Nel video The King è documentata l’operazione di mascheramento che attua l’artista sul suo volto per diventare il re di Solana Beach (The King of Solana Beach è una serie di fotografie che documenta l’omonima performance). L'artista sperimenta un'altra se stessa attraverso la costruzione idealizzata di una propria personalità al maschile: con una barba posticcia, una cappa di velluto, una camicia di pizzo, stivali di pelle, jeans e un cappello a tesa larga, Eleanor Antin camminerà poi per le strade di un piccolo villaggio a nord di San Diego conversando con alcuni abitanti.
Dal travestimento al maschile alla trasformazione in un cyborg. È quanto avviene nel video di Lili Reynaud-Dewar (La Rochelle, Francia 1975). Il corpo dell’artista è coperto solamente da colore argento e sui denti porta dei grills (decorazioni per denti con funzione di status symbol della cultura rap e hip hop) mentre danza negli spazi vuoti del museo. I movimenti sono ispirati a Josephine Baker, prima donna di colore a conquistare fama internazionale come danzatrice, musicista, attrice e attivista politica. Mentre è nello spazio con la danza e la presenza del proprio corpo, Lili Reynaud-Dewar si muove sul limite sottile tra appropriazione e vulnerabilità. Il video è stato creato per la mostra Teeth, Gums, Machines, Future, Society, personale dell’artistaattualmente espostaa Museion (fino al 07/05/2017). Qui passi dal Cyborg Manifesto di Donna Haraway, scritto nel 1985, sono accostati ad atmosfere science-fiction, musica rap e al dibattito sull’emancipazione e post-colonialismo.
Ed è proprio quest’ultimo aspetto che collega la danza di Reynaud-Dewar con la musica western di Sonia Leimer (Merano, 1977). Il video Western oscilla tra realtà e finzione: inizia con un lento movimento della telecamera su un paesaggio che ricorda quello dei film western, fino all'incontro con un'orchestra tutta al femminile che suona la famosa colonna sonora composta da Elmer Bernstein per il film “I Magnifici Sette” (1960) di John Sturges. In realtà il paesaggio è quello georgiano, terra di confine tra Europa e Asia, e zona di conflitto. Utilizzata come ambientazione per la realizzazione di diversi film, la Georgia ha incarnato l'immaginario Western nel cinema.
Il cambiamento di punto di vista auspicato dalla pratica di queste artiste si manifesta chiaramente nel video Die Wende di Ingrid Hora (Bolzano, 1976). Il termine tedesco (la svolta) infatti, fa riferimento sia al giro completo sott’acqua compiuto dagli atleti nel nuoto sincronizzato, sia alla svolta avvenuta nella società e nella politica della Germania dell’Est dopo la caduta del muro di Berlino: Die Wende indica il processo di cambiamento dal socialismo e dall’economia pianificata alla democrazia e al capitalismo. Come spesso accade nelle opere dell’artista, anche in questo caso un concetto profondo prende forma in una situazione di apparente normalità: il video mostra infatti un gruppo di anziane signore di un’associazione della Germania dell’Est, che si ritrova a compiere una coreografia di nuoto sincronizzato intitolata, appunto, “Die Wende”. Riuscirà questo gruppo di signore a compiere la svolta?
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