Al Musée Guimet di Parigi
Al Musée Guimet di Parigi, attraverso 300 anni di storia, dalle corti Joseon ai video dei BTS, una mostra a Parigi racconta come la bellezza coreana non sia una moda passeggera, ma un sistema visivo e culturale di straordinaria profondità.
Cosa significa essere belli in Corea? La domanda sembra semplice, ma apre un universo. Il Musée Guimet - il grande museo parigino delle arti asiatiche - ci risponde con una mostra storica dedicata alla K-Beauty, inaugurata in occasione dei 140 anni del trattato d'amicizia tra Francia e Corea.
Il percorso espositivo prende le mosse dalla raffinata estetica della dinastia Joseon (1392-1910), dove la cura di sé era insieme pratica confuciana, arte e medicina. I Miindo - i "ritratti di bellezze" - del pittore Shin Yun-bok immortalano gisaeng dalle acconciature elaborate e dai tessuti coloratissimi: un immaginario visivo che riaffiora intatto nei manhwa, nei webtoon e nei drama contemporanei. Accanto ai dipinti, oggetti reali: le boîtes à cosmétiques ritrovate nella tomba della principessa Hwahyeop (1733 - 1752), i pettini in osso, le forcine binyeo, i profumi a base di sesamo nero e radice di angelica.
Il '900 rompe gli equilibri: l'occupazione giapponese, la Guerra di Corea, l'influenza americana scardinano i canoni tradizionali e li ibridano. Poi, a partire dagli anni '90, arriva la rinascita: la Hallyu - la cosiddetta "onda coreana" - trasforma il soft power culturale in fenomeno globale. La K-pop, con i suoi idol levigati e il make-up androgino dei kkominam (i "bell'uomini-fiore"), porta la K-Beauty sui teleschermi e sugli smartphone di tutto il mondo. La mostra non idealizza: denuncia anche le pressioni estetiche di una società ossessionata dall'apparenza, tra diete estreme e chirurgia estetica normalizzata, come racconta l'installazione Woven Identity I di Yuni Kim Lang, che usa il capello come materia di memoria collettiva e diaspora.
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K-Beauty, oltre il "super pop"
Ritratto di una giovane donna in uno studio, 1883-1900 circa, Musée Guimet, Paris, Donazione Renou (1981), Collezione Louis Marin | Courtesy © Musée Guimet, Paris
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