In mostra dal 20 dicembre

“Regine”. Il volto femminile del potere va in scena alla Reggia di Caserta

Elisabeth Vigée-Le Brun, Caroline Bonaparte et sa fille ainée Laetitia Joséphine, 1807. Chateaux de Versailles et de Trianon, Versailles © RMN-Grand Palais /Dist. Foto SCALA, Firenze
 

Francesca Grego

11/12/2025

Caserta - Alcune furono educate per regnare fin dalla più tenera età. Altre si ritrovarono inaspettatamente sul trono, per un capriccio della sorte o un intrigo ben riuscito. A tutte loro le regole della monarchia lasciavano ufficialmente un potere trascurabile, eppure le regine consorti hanno spesso lasciato un segno profondo nella storia. Lo racconta la mostra Regine. Trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa, in programma alla Reggia di Caserta dal prossimo 20 dicembre al 20 aprile 2026: un omaggio alle sovrane di quattro dinastie - Farnese, Borbone, Murat e Savoia - ma anche un viaggio lungo tre secoli di storia, dal Settecento alla prima metà del Novecento, alla scoperta dell’influenza esercitata dalle donne sulla vita del regno e sulle forme di un potere parallelo, tutto femminile, che tanta parte ha avuto nella costruzione e nella diffusione di una cultura europea condivisa. A illustrarlo saranno oltre 200 opere riunite da prestigiosi musei e istituzioni italiane e internazionali: dipinti di artisti come Jean-Auguste-Dominique Ingres, Angelika Kauffmann, Elisabeth Vigée-Le Brun, Anton Rafael Mengs, Jacques-Louis David, sculture, incisioni, ma anche lettere personali, spartiti musicali, mobili, arazzi e oggetti preziosi in cui si specchia la personalità di ogni sovrana. 

“Le regine di cui raccontiamo le storie furono spesso considerate soltanto strumenti di alleanze politiche, pedine di un gioco dinastico che sembrava negare loro la possibilità di scegliere il proprio destino”, commenta Tiziana Maffei, direttrice della Reggia di Caserta e curatrice dell’esposizione con Valeria Di Fratta: “Eppure, entro quei margini imposti dal potere, molte seppero costruire percorsi di influenza e creare spazi di cultura. La mostra invita a rileggere queste figure non solo come protagoniste, ma come artefici - talvolta consapevoli, talvolta silenziose - di una rete di scambi e di dialoghi che hanno contribuito a dare forma a una comune identità europea. Attraverso le loro vite e i segni materiali che ne restano - lettere, opere, oggetti, documenti - si riconosce la forza discreta di una diplomazia culturale femminile, capace di superare i confini dei regni e di intrecciare la storia con un filo invisibile ma tenace. In un tempo in cui l’Europa è chiamata a ritrovare il senso delle proprie radici comuni, le regine tornano a parlarci di visione, di intelligenza e di cultura come strumenti di relazioni”. 


Anton Rafael Mengs, María Carolina de Austria, reina de Nápoles, 1772 ca. Patrimonio Nacional (Palacio Real de Aranjuez) © Patrimonio Nacional

La prima a entrare in scena è Elisabetta Farnese (1692-1766), principessa di Parma e Piacenza, ultima erede dei Farnese e dei Medici: sottovalutata per cultura e carattere e per questo scelta come seconda moglie “inoffensiva” del re di Spagna Filippo V, la regina si rivelò presto un’abile manovratrice politica, conquistando per i propri figli - a partire da Carlo, incoronato re di Napoli e di Spagna con il nome di Carlo III - posizioni preminenti sullo scacchiere europeo.

Colta, bella, determinata, dotata di un’energia contagiosa, Maria Amalia di Sassonia (1724-1760) lasciò un’impronta indelebile nel Regno di Napoli, sostenendo progetti monumentali come quello della Reggia di Caserta: dalle lettere di Luigi Vanvitelli al fratello Urbano apprendiamo del dialogo intenso e costante tra la regina e l’architetto, in un’impresa alla quale Maria Amalia partecipò dall’inizio alla fine. Legata al consorte Carlo III da una solida complicità, la regina non mancò di dire la sua anche in politica, rivelandosi una saggia consigliera per il marito.


Ilario Spolverini, La partenza di Elisabetta Farnese da Parma dopo le nozze (dettaglio), prima metà sec. XVIII. Crediti: Reggia di Caserta

E che dire di Maria Carolina d’Asburgo Lorena (1752-1814), tredicesima figlia dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria e chiacchieratissima moglie di Ferdinando IV di Borbone? La verità è che Carolina contava più del consorte. Intelligente, elegante, colta, ambiziosa, l’arciduchessa sposò Ferdinando malvolentieri, giudicandolo brutto, frivolo e grossolano. Eppure, una volta salita al trono, si spese in tutti i modi per aiutarlo nella gestione del regno. Oltre a richiamare a corte i migliori intellettuali del tempo, si adoperò per rendere il Regno di Napoli il più possibile indipendente dalla Spagna, rafforzando i legami con l’Austria e soprattutto con l’Inghilterra. Tra i suoi progetti, lo Statuto di San Leucio del 1789, che prevedeva il diritto all’istruzione per uomini e donne, la libera scelta del coniuge, la parità di genere ai fini ereditari, il diritto all’abitazione e diverse misure contro la povertà. Anche a lei la Reggia di Caserta è debitrice: fu Carolina a creare il giardino all’inglese sul modello del Petit Trianon voluto a Versailles dalla sorella Maria Antonietta. Vicina alla massoneria, la regina di Napoli immaginò il giardino come un itinerario iniziatico punteggiato di simboli e allegorie. 

Joseph Karl Stieler, Die Prinzessinnen Louisa, Marie und Sophie von Bayern auf einer Wiese tanzend, 1822. Fürst Thurn und Taxis Zentralarchiv - Hofbibliothek - Museen, Regensburg © Prince Thurn und Taxis Central Archive – Court Library – Princely Museums

Il percorso della mostra si invola poi verso l’età napoleonica, con Giulia Clary e Carolina Bonaparte, e la Restaurazione con i brevi regni di Maria Isabella di Spagna, Maria Cristina di Savoia, Maria Teresa d'Asburgo Teschen e Maria Sofia di Baviera, ultima regina di Napoli, per approdare infine agli anni dell’Italia unita con le sovrane di Casa Savoia: Margherita, prima regina consorte d'Italia, Elena di Montenegro e Maria José del Belgio, testimoni del passaggio dalla monarchia alla Repubblica Italiana. 

L’educazione come arte di diventare sovrane, le nozze tra alleanze e questioni dinastiche, la maternità, dovere primario di una donna chiamata a generare l’erede al trono,  sono tra i temi illustrati dalla mostra, che si soffermerà poi sull’immagine pubblica delle regine, sui gesti a loro dettati dagli antichi cerimoniali di corte, ma anche sugli interessi e sulle passioni personali e sull’affermazione del gusto di ognuna nell’arredamento di sontuose stanze regali. 

Prestiti da collezioni internazionali come quelle del Castello di Versailles (Francia), del Palacio Real di Madrid e della Galería de las Colecciones Reales (Spagna), dello Schloss Schönbrunn (Austria), della Staatliche Kunstsammlungen Dresden (Germania), oltre che dal Palazzo Reale e dall’Archivio di Stato di Napoli, dall’Archivio di Stato di Caserta, dal Museo di Capodimonte, dalla Reggia di Venaria e dai Musei Reali di Torino daranno lustro all’esposizione, organizzata dal Museo della Reggia di Caserta in collaborazione con Opera Laboratori e con il patrocinio del Network of European Royal Residences.   


Jean-Baptiste Wicar, Ritratto di Giulia Clary con le figlie, 1809 ca. Crediti: Reggia di Caserta