Al cinema dal 22 al 24 ottobre “Klimt & Schiele. Eros e Psiche”

Egon Schiele: 128 anni e non li dimostra. Parola di Jane Kallir

Egon Schiele, Autoritratto, 1912, Olio su tela, 39.8 x 32.2 cm, Leopold Museum, Vienna
 

Francesca Grego

11/10/2018

Egon Schiele dipingeva già da un pezzo quando l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe fece murare le proprie finestre per non vedere lo “scempio modernista” del nuovo Palazzo della Cassa di Risparmio di Vienna. Signore in corsetto e lunghe sottane si aggiravano per le strade della capitale e i primi tram elettrici sembravano creature aliene. Tutt’altre visioni dovevano presentarsi ai visitatori dello studio di Schiele, dove il pittore ritraeva se stesso e la giovane Wally Neuzil in opere rivoluzionarie, che a dispetto del tempo trascorso continuano ad attrarre i nostri occhi, e quelli della censura.
“Scusate: abbiamo cent’anni ma siamo ancora troppo audaci” recitano oggi per le strade di Londra le scritte posticce apposte sui manifesti della mostra dedicata a Gustav Klimt ed Egon Schiele dalla Royal Academy. Dietro i cartoncini bianchi, i nudi di Schiele che tutti conosciamo.
 
Qual è il segreto della sua arte sempreverde? Ne parliamo con Jane Kallir, storica dell’arte, gallerista, curatrice e autrice del catalogo ragionato dell’opera di Egon Schiele in occasione dell’uscita del film "Klimt & Schiele. Eros e Psiche". Il lungometraggio, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital, sarà al cinema dal 22 al 24 Ottobre.

Rivoluzionario e borghese, mistico ed erotomane, esploratore degli abissi dell’anima e delle espressioni del corpo: Egon Schiele è stato un artista dai molti volti. Quali sono quelli che lo rendono così attuale e vicino a noi?
Tutti! È il riconoscimento del fatto che queste non sono categorie separate, ma aspetti essenziali e interdipendenti dell’esperienza umana a rendere Schiele un grande.
 
Dal 1980 sono stati dedicati a Schiele ben sette film, cinque dei quali negli ultimi dieci anni. Per non parlare delle copertine dei libri, dei poster, delle citazioni contenute in canzoni e fumetti. Quali sono i motivi che hanno spinto la popolarità di Schiele oltre i confini dell’arte, facendo di lui quasi un’icona pop?
Schiele è uno di quei rari artisti capace di trascendere il proprio tempo. Come lui stesso affermò una volta, “Non esiste l’arte moderna, ma una sola arte, ed è eterna”. Tanta arte del XX secolo oggi appare datata: bellissima, ma come incollata al tempo e al luogo in cui fu concepita, legata alle rigide teorie di “progresso” stilistico che hanno dominato le idee sulla storia dell’arte nel Novecento. Schiele si libera da tutto questo, e il risultato è che appare totalmente contemporaneo.
 
Quali sono dal tuo punto di vista gli aspetti dell’arte di Schiele che sfuggono al pubblico e che meriterebbero di essere conosciuti?
I paesaggi. C’è troppa attenzione verso la dimensione erotica e non abbastanza verso gli aspetti spirituali della sua arte. Le figure femminili (vestite, nude o seminude) dominano nei suoi lavori su carta, ma appaiono molto più raramente nei dipinti a olio. Qui viene fuori la spiritualità di Schiele, specie nelle allegorie – così difficili da decifrare – e nei paesaggi, che ancora oggi appaiono così freschi e profondi da togliere il fiato.
 
Ci sono nella sua opera questioni su cui gli studiosi non sono ancora riusciti a far luce?
Poiché ogni generazione scopre Schiele dal proprio punto di vista, le interpretazioni del suo lavoro cambiano costantemente e possono essere sorprendentemente varie, perfino contraddittorie. A volte mi preoccupo che il “vero” Schiele si stia perdendo, o che sia addirittura irrecuperabile. Cerco perciò di radicare il più possibile il mio lavoro nell’evidenza fisica dell’arte e negli scritti dell’artista, e qui mi riferisco soprattutto alle sue lettere.
 
Quella di Klimt e Schiele è stata un’epoca di grandi incertezze: un mondo stava drammaticamente tramontando, lasciando i suoi abitanti senza chiare prospettive per il futuro. Una situazione che presenta diversi punti di contatto con la realtà attuale…
In qualche modo viviamo sempre sull’orlo dell’abisso e ogni volta pensiamo che questa esperienza sia unica e nuova per ogni generazione. Detto questo, l’instabilità dei nostri tempi presenta importanti paralleli con l’epoca di Klimt e Schiele: la fine di un secolo, che si tratti del XX o del XIX, porta con sè un senso di precarietà e confusione, dovuta alla consapevolezza che i punti fermi del passato non saranno mantenuti nel futuro.
 
L’approccio di Schiele alla sessualità gli creò qualche problema con la morale corrente e con la giustizia, ma anche in tempi recentissimi le sue opere hanno subito la censura di Facebook e in questi giorni sono state “oscurate” sugli autobus di Londra. Qual è il tuo pensiero in proposito?
Gli anni Sessanta, quando per la prima volta Schiele ha conquistato l’attenzione del grande pubblico, sono stati l’era del libero amore e della liberazione sessuale. Il suo lavoro sembrava inserirsi perfettamente in questa atmosfera. La liberazione delle donne - per esempio il diritto al controllo del loro corpo e all’autonomia sessuale - è un tema costante nell’opera di Schiele. Ancora oggi ci sono uomini che trovano i suoi lavori minacciosi. D’altro canto alcune femministe potrebbero obiettare che Schiele non si è spinto poi troppo lontano: dopo tutto era un uomo a cui piaceva guardare donne giovani e sexy.
La volatilità delle relazioni di genere non è un fatto nuovo, ed è uno degli aspetti che rende l’opera di Schiele eternamente contemporanea.
 
Egon Schiele e le donne: nel film emerge un rapporto ambivalente, ma in ultima analisi liberatorio e in anticipo sui tempi. Vuoi parlarcene?
Oltre a quanto appena detto, credo che sotto molti aspetti Schiele fosse un uomo legato alle convenzioni del suo tempo, per esempio fece un matrimonio borghese abbastanza tradizionale, con tutti i vincoli che questo implicava. Tuttavia una larga parte del suo lavoro fu realizzata quando era ancora un giovane alla scoperta della sessualità. Ansia ed euforia sono connaturate a quelle prime esperienze per tutti noi.
 
Chi ha raccolto l’eredità di Schiele? Riesci a vedere sulla scena contemporanea artisti che lavorano sulle grandi domande poste da lui più di cent’anni fa?
Mi vengono spontaneamente in mente i nomi di Jenny Saville, Tracey Emin, David Bowie e il performer americano John Kelly. Sono tutti artisti che, in modi diversi, esplorano e interrogano l’artificialità dei confini di genere.
 
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