Arte al Cinema - in sala solo il 23-24-25 ottobre 2017

Manifesto, ma non troppo

Cate Blanchett in Manifesto (2017) film di Julian Rosefeldt distribuito in Italia da I Wonder Pictures
 

Piero Muscarà

19/10/2017

Prendi una buona idea, un eclettico artista, una grande attrice, 60 testimonial, 13 scene, 11 giorni di riprese e un direttore della fotografia che riesce a tenere un’immagine coerente per una storia che non è una storia. Se tutta l’arte è propaganda, come scriveva George Orwell nel 1941, questo di Julian Rosefeldt è un super-manifesto, il manifesto di tutti i manifesti, l’archetipo dell’artista che ha un messaggio da consegnare all’umanità.

Quale ? Difficile a dirsi. Forse non c'è.
Perché – dopo alcuni minuti in cui il fine intellettuale che è in noi tenta invano di catturare a memoria la corrispondenza tra ogni singolo frammento di messaggio, apparentemente fondamentale, significativo, imperdibile – a provare a seguirne il filo narrativo, ci si perde. Non c’è una storia in questo Manifesto, film alla fine divertente se preso con il giusto distacco e con inevitabile ironia, perché sono tante e molteplici le parole, belle le immagini, così fondamentali le affermazioni da far girare la testa. E quindi meglio evitare di razionalizzare questo mesh-up, che gioca ad essere cifra stilistica del contemporaneo, in un discorso che non è un discorso.

La trama messa a punto da Rosefeldt è un collage, mille frammenti di discorsi interrotti, frantumati e ricomposti in un infinito spleen citazionista che viaggia nell’arte e nella storia dei movimenti culturali degli ultimi 170 anni a volo d’uccello, passando dal Manifesto di Marx ed Engels raccontato da un homeless, ai motti dadaisti recitati da una vedova al funerale del marito, fino all’immancabile Lars Von Trier e il suo Dogma 95 descritto da una maestra elementare ai suoi volonterosi alunni. E così via in una panoramica, che viaggia dal futurismo al situazionismo, da Sol LeWitt a Yvonne Rainer e Jim Jarmusch, e quindi anche a momenti diviene anche stupefacente, talvolta divertente e sorprendente. Ottantotto minuti di spettacolo cinematografico che  si reggono inevitabilmente sul genio recitativo di un premio Oscar come Cate Blanchett, che qui offre una sequenza di monologhi da far invidia a Emma Thompson.

E’ un film borderline questo Manifesto. Che poi, come detto, non è davvero un film. L’operazione data 2015 ed è una video installazione pensata dall’artista come 13 schermi con altrettanti video da 10 minuti e 30 secondi e altrettanti personaggi che in crescendo si sommano fino a divenire una unica – sinestesica – opera d’arte. Tempi di produzione fulminei (11 giorni di riprese, tutte realizzate a Berlino dove il monacese Rosenfeldt vive), e budget all’osso,  sotto i 100 mila euro.

Poi la mostra - che è prodotta da Art Gallery of New South Wales e dall’ Australian Centre for the Moving Image (ACMI), con il contributo di Hamburger Bahnhof – Museum für Gegenwart, Berlin and Sprengel Museum, Hannover, and Ruhrtriennale, Festival of the Arts -  espone all’ Australian Centre for the Moving Image (dal 9 dicembre 2015 al 14 marzo 2016) per andare poi al Museum für Gegenwart, (10/02 – 10/07/2016) e infine al Park Avenue Armory di New York (7/12/2016 all’8/01/2017).

Il debutto nella sua versione cinematografica è al Sundance nel gennaio 2017, poi l'uscita in sala negli States e ora quella internazionale che in Italia arriva grazie al Biografilm Festival e alla casa di distribuzione indie I Wonder Pictures che – con il sostegno di Sky Arte HD ha inserito questo titolo nella sua programmazione delle I Wonder Stories, un appuntamento mensile dove la compagna bolognese distribuisce su grande schermo in Italia docufilm di arte, danza, musica e design.

Manifesto esce in sala solo per tre giorni, dal 23 al 25 ottobre 2017.
Per maggiori informazioni e trovare la sala più vicina dove vedere il film: http://www.iwonderpictures.it/manifesto/
 

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