In anteprima intervista al curatore Ben Van Beneden

Rubens e Van Dyck mai visti in arrivo a Venezia

Anthony van Dyck, Il Compianto di Cristo morto, Royal Museum of Fine Arts Antwerp (KMSKA) | © Royal Museum of Fine Arts Antwerp | www.lukasweb.be - Art in Flanders | Foto: Hugo Maertens
 

Eleonora Zamparutti

19/08/2019

Ha tutte le carte in regola per essere annoverata nella lista delle mostre imperdibili del prossimo autunno in Italia. Da Tiziano a Rubens. Capolavori da Anversa e da altre collezioni fiamminghe, allestita nelle sale dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale a Venezia a partire dal 5 settembre, promette di essere un assaggio molto consistente delle meraviglie dell’arte pittorica fiorita ad Anversa intorno al 1600.
 
A tutti gli effetti la mostra, curata da Ben Van Beneden, direttore della Rubenshuis di Anversa e realizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, assieme alla Città di Anversa, VisitFlanders e la Flemish Community, è un’importante retrospettiva dedicata all’arte fiamminga destinata a lasciare il segno.
 
Lavori di Pieter Paul Rubens e Antoon Van Dyck mai esposti al pubblico fino ad ora, e impareggiabili capolavori provenienti dal Royal Museum of Fine Arts di Anversa e dal Museum of Fine Arts di Ghent serviranno da grandi attrattori.  Ma la varietà degli artisti presenti e delle opere è davvero sorprendente: i lavori di Theoodoor van Loon e di Michaelina Wautier , l’”Artemisia Gentileschi fiamminga”, sono tra le perle per attenti visitatori.
 
ARTE.it ha intervistato Ben Van Beneden, curatore della mostra, per offrire in anteprima un commento autorevole e una panoramica dell’esposizione.

Qual è lo spirito che anima la mostra?
 
“Nel 2017 la Casa Museo di Rubens ad Anversa (Rubenshuis) ha ricevuto sotto forma di prestito a lungo termine due straordinari capolavori da parte di alcuni collezionisti privati: la Visione di Santa Caterina, il celebre “Tintoretto di David Bowie”, e il Ritratto di una Donna e sua Figlia, uno dei rari doppi ritratti di Tiziano. Per celebrare il ritorno di questi due dipinti iconici nella loro città natale, Venezia, la Fondazione dei Musei Civici di Venezia ha organizzato, in collaborazione con la Flemish Community, la Città di Anversa e VisitFlanders, un’ampia esposizione retrospettiva dedicata all’arte fiamminga. Da Tiziano a Rubens. Capolavori da Anversa e da altre collezioni fiamminghe offre una ricca panoramica della migliore arte fiamminga.”


Jan Davidsz de Heem, Natura morta con frutta, Collezione privata | Courtesy of Musée National d'Histoire et d'Art Luxembourg | Photo: © MNHA | Tom Lucas
 
Tra il XVI e il XVII secolo artisti e collezionisti fiamminghi hanno guardato con interesse all’arte italiana. Tiziano, in particolare, è stato il grande mattatore della scena veneziana e l’artefice del successo internazionale della pittura veneta. Che cosa aveva da offrire Tiziano all’arte di Maestri fiamminghi?
 
“In generale, è più corretto dire che Roma ha avuto una grande influenza sull’arte fiamminga, più che Venezia. Nel XVII secolo l’impatto dell’arte veneta è stato particolarmente significativo per due artisti: Pieter Paul Rubens e Antoon Van Dyck che a quel tempo erano considerati come “sostituti” veneziani. Tiziano, in particolare, era stato la loro principale fonte di ispirazione.
Rubens, all’inizio della sua carriera, aveva subito l’influenza anche di Tintoretto e Veronese. Per tutta la sua vita l’artista aveva tenuto un dialogo aperto con l’arte italiana, specialmente con l’arte veneziana.
Tiziano, il più grande maestro della scuola veneta di pittura, era una leggenda già a quel tempo. Il suo stile di pittura, la straordinaria palette dei colori e il grande virtuosismo pittorico avevano fornito un’inesauribile fonte di ispirazione per Rubens e Van Dyck, soprattutto nell’ambito della ritrattistica. Tiziano era stato il primo artista a imprimere movimento ai suoi ritratti e a infondere il senso della personalità nei soggetti dei suoi dipinti. Elementi che furono emulati e superati da Rubens e Van Dyck.
A livello sociale Tiziano è stato un artista che ha fornito anche un modello di riferimento per Rubens e Van Dyck: per la scala internazionale alla quale operava, per il livello di rispetto che aveva raggiunto da parte delle persone altolocate che ritraeva. I committenti consideravano Tiziano a tutti gli effetti un uomo alla pari.”


Tiziano, Ritratto di una Donna e sua Figlia, Collezione privata, In prestito dal Rubenshuis, Anversa | © Collectie Stad Antwerpen
 
Qual era il gusto dei collezionisti fiamminghi del XVII secolo?
 
“A quel tempo Anversa era il centro di arte per eccellenza nel Sud dei Paesi Bassi. I collezionisti fiamminghi acquistavano per lo più lavori di artisti fiamminghi e residenti ad Anversa. Era difficile procurarsi opere italiane. L’arte italiana era costosa e ci volevano contatti di alto livello per acquistare opere di artisti italiani. Quadri di Veronese, Bassano, Tiziano e Tintoretto erano molto ambiti. Nella prima metà del XVII secolo, grazie al network dei loro contatti, solo Rubens e Van Dyck possedevano dipinti dei grandi Maestri italiani nelle loro collezioni. Rubens possedeva degli autoritratti di Tiziano e Tintoretto. La collezione di Van Dyck era considerata il cabinet di Tiziano.”
 
Nell’esposizione sarà possibile ammirare opere di Rubens e Van Dyck mai esposte al pubblico. Su quali aspetti della mostra ci consiglia di soffermarci a osservare?
 
“Pieter Paul Rubens e Antoon Van Dyck sono stati i più importanti Maestri dell’arte fiamminga del XVII secolo. Si sono influenzati reciprocamente e i loro nomi sono spesso menzionati insieme. Non dimentichiamo che Van Dyck in gioventù  era stato assistente di Rubens.
Nella mostra allestita a Palazzo Ducale sarà possibile ammirare alcuni esempi straordinari dei lavori di Rubens e Van Dyck che non sono mai stati esposti al pubblico. Di Rubens c’è il Ritratto di una giovane donna, che sorregge una catena, che l’artista dipinse all’inizio della sua carriera (1605-1606) a Genova. Di Van Dyck vorrei menzionare il Ritratto di Johannes Malderus. Oltre a questi dipinti recentemente scoperti, ci sono impareggiabili capolavori provenienti dal Royal Museum of Fine Arts di Anversa, tra cui il Compianto di Cristo morto di Van Dyck, La Flagellazione di Rubens (Anversa, Chiesa di San Paolo) e la sua Stigmatizzazione di San Francesco provenienti dal Museo of Fine Arts di Ghent. Un lavoro straordinario! Michiel Sweerts invece si era distinto per i suoi dipinti di genere. E’ stato un artista fortemente influenzato da Caravaggio. Famosi sono i suoi ritratti e le scene di vita comune.”


Anthony van Dyck, Head Study for the Portrait of an Alderman, Collezione privata, In prestito al Rubenshuis, Anversa | © Collectie Stad Antwerpen | Foto: KIK-IRPA, Brussels
 
Ma l’esposizione offre qualcosa di più…
 
“L'esposizione pone l’attenzione su un’incredibile varietà di esempi di arte fiamminga. Tra i Maestri meno conosciuti, c’è un raro e recentemente scoperto Head Study of a Bearded Man di Maerten de Vos, uno dei primi esempi di studio di testa dipinto a olio su tavola, in questo senso profondamente ispirato all’arte italiana e in particolare agli esempi di arte veneta. Ci tengo anche a menzionare i lavori di Theoodoor van Loon e Michaelina Wautier , l’”Artemisia Gentileschi fiamminga”. Two Girls as Saints Agnes and Dorothy  mostra un esempio del suo straordinario talento.”
 
Nel XVII secolo Anversa era un importante centro non solo di arte pittorica…
 
“Infatti non fu solo la pittura a conoscere un periodo di fioritura senza precedenti dopo il 1600. La stampa e la produzione di libri stavano esplodendo anche ad Anversa. L’industria locale si era specializzata nella produzione di prodotti di lusso ricercati: tessuti, pelle di Cordovan, oggetti d’argento decorati o argenti di parata, strumenti musicali (Anversa era la capitale internazionale della produzione di clavicembalo). La borghesia ricca e sicura di sé - non contraria al consumo - manteneva uno stile di vita aristocratico, circondandosi sempre più di oggetti di lusso.
Nell’ultima sala della mostra torniamo indietro nel tempo, cioè alla prima metà del XVI secolo, quando il Fleming Adriaan Willaert arrivò a Venezia, per diventare Maestro di Capella della Basilica di San Marco, dove fondò la famosa "Scuola veneziana" di musica. L’idea è quella di offrire una visita visiva ma al tempo stesso emozionale che immerga il visitatore nella straordinaria cultura fiamminga del XVII secolo .”

#DaTizianoARubens

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