Sospesi tra passato e presente

Goethe .
 

25/02/2004

Wolfgang Goethe, il più celebre poeta della Germania, visse in Italia per quasi due anni, dal settembre del 1786 all’aprile del 1788, dimorando per buona parte del tempo a Roma. Il diario del lungo soggiorno, il periodo più felice della sua vita, come egli stesso sempre sostenne, fu pubblicato dal grande artista quasi ottantenne con il titolo “Viaggio in Italia. Et in arcadia ego”. In esso Goethe raccontò non solo l’intensa vita sociale e le visite ai luoghi di interesse storico-artistico che si susseguirono di giorno in giorno ma anche le proprie emozioni, il proprio credo estetico. L’Italia, la terra dei suoi sogni, vi appare come il luogo della bellezza, generatore di linfa vitale, patria del classicismo e del buon gusto. Leggere il libro, che si colloca tra l’autobiografia, il romanzo di formazione, il saggio e si presenta in forma epistolare, è un’esperienza unica, da raccomandare a tutti. “Finalmente sono arrivato in questa capitale del mondo!” scrisse Goethe appena arrivato a Roma, il 29 ottobre del 1786, sotto falsa identità. Come signor Möller alloggiò la prima notte, nel rinomato Albergo dell’Orso, vicino a San Pietro. Il pomeriggio dopo si trasferì nella casa del pittore Tischbein in via del Corso. Si trattava di una palazzina su due piani, gestita da una simpatica famiglia romana, dove viveva una piccola comunità di artisti tedeschi. Qui, a pochi metri da Piazza del Popolo, Goethe trovò tranquillità e pace. “Eccomi ora a Roma, tranquillo, e, a quanto pare, acquietato per tutta la vita” annotò. Il rione Campo Marzio ospitava al tempo le abitazioni e gli studi degli artisti, italiani e stranieri, residenti nella capitale. Gran parte del commercio dell’arte si svolgeva tra via del Corso, via di Ripetta e Porta del Popolo. La zona, centralissima, facilitava inoltre gli spostamenti a piedi o in carrozza, verso il Vaticano e i Fori, principali mete di pellegrinaggio culturale. Goethe, che appena svegliato riservava un paio d’ore alla scrittura, trascorreva la mattinata a passeggiare e a visitare le bellezze artistiche della città. Tornava a casa intorno a mezzogiorno per mangiare e per raccogliere matite e fogli di carta. Il pomeriggio era infatti dedicato alle lezioni di disegno, che Tischbein o Angelica Kauffmann, residente in via Sistina, gli impartivano con regolarità. La sera, dopo cena, egli confrontava il lavoro della giornata con quello degli altri artisti conviventi. Qualche volta si dava alla lettura di Winckelmann o di Tito Livio. Nella piccola stanza sul Corso Goethe radunò nel giro di poco tempo calchi di sculture classiche, disegni, libri, stampe, dipinti in quantità. Prese inoltre a ricevere Faustina, una giovane e bella donna, più darti immortalata nelle Elegie romane. Nella sala adiacente Tischbein realizzava intanto il suo ritratto a figura intera, semisdraiato davanti ad uno sfondo di campagna romana. Il Pantheon, l’Apollo del Belvedere, le Stanze Vaticane di Raffaello, la Cappella Sistina lo conquistarono. Davanti alla grandiosità delle rovine e dei monumenti moderni egli fu preso da un entusiasmo senza limiti, paralizzante. “Qui, invece, ci troviamo in una grande scuola in cui ogni giorno dice tante cose, che non si ha il coraggio di dir nulla del giorno” scrisse a pochi giorni dall’arrivo. La casa di Goethe a Roma è stata riaperta nel 1997 ed entrandovi, forse per la suggestione delle letture fatte, si è colti da una curiosità irrefrenabile. Una serigrafia di Andy Warhol con il ritratto del poeta (1982) accoglie il visitatore; le successive otto stanze, recuperate all’uso museale dopo un lungo restauro, ospitano in parte mostre temporanee e in parte la collezione permanente. Temi centrali dell’esposizione sono il viaggio di Goethe in Italia e la profonda influenza che ha esercitato sul poeta e sulla sua opera, nonché la complessa e articolata storia della ricezione goethiana. I disegni di Tischbein restituiscono l’idea dell’atmosfera romana del tempo, fatta di conversazioni distesi sul sofà, di letture concentrate, di sguardi dalla finestra sui tetti. Le stampe di Piranesi e di Mechau aiutano a comprendere quali fantastici spunti creativi offriva la città al tempo; i paesaggi di Hackert quale fosse l’interpretazione del mondo classico dei pittori tedeschi residenti nella capitale. Una copia del famoso Ritratto di Goethe nella campagna romana, realizzata dal pittore bulgaro Georgi Takev nel 1996, viene esposta su un cavalletto, senza cornice, nella sala dove vi lavorò Tischbein più di 200 anni fa. Il museo offre anche manifestazioni culturali come conferenze, letture, concerti, proiezioni di film che accompagnano le varie mostre. C’è inoltre una biblioteca specializzata (per l’accesso alla quale è necessario prendere un appuntamento). E’ un’istituzione dell’Associazione tedesca degli Studi di Cultura autonomi (AsKI) che racchiude ventiquattro centri culturali privati. Lo scopo dell’Associazione è quello di acquistare e preservare i beni culturali e di diffondere sapere in merito alle arti figurative, alla musica, alla letteratura, alla poesia, all’architettura, al design. I finanziamenti arrivano al museo dal ministero tedesco per gli Affari Culturali e i Media e dagli sponsor privati. Casa di Goethe Via del Corso 18, Roma Tel 06-32650412; fax 06 32650449 www.casadigoethe.it Orario di apertura: 10-18, chiuso il martedì Biglietto d’ingresso: £ 5000, ridotto £ 3000 Biblioteca: su appuntamento
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