MATISSE, COURBET, VAN GOGH. COM’ERA BELLA IL MARE NOSTRUM

01/12/2010

WEB: http://www.arcadja.com/artmagazine/it/2010/12/01/matisse-courbet-van-gogh-comera-bella-il-mare-nostrum/


Van Gogh lo considerava un viaggio magico dentro il colore, un colore "cangiante  scriveva l'artista - che non sai mai se sia verde o viola, non sai mai se sia azzurro, perché il secondo dopo il riflesso cangiante ha assunto una tinta rosa o grigia". Il viaggio nella fascinazione del Mediterraneo, in quell'universo mite e imprevedibile che si apre al cospetto delle sponde francesi e che regala suggestioni cromatiche e un clima carezzevole alla natura della Costa Azzurra fino all'entroterra della Provenza. Dal Settecento all'alba del Novecento, quel Mediterraneo che bagnava il sud della Francia è stato meta di un grand tour ideale dove sperimentare tavolozze di colori e scovare la pace nell'animo. Lo racconta la bella mostra "Mediterraneo. Da Courbet a Monet a Matisse" che dal 27 novembre al primo maggio offre Palazzo Ducale, sotto la cura di Marco Goldin e la sua Linea d'Ombra che ne firma l'organizzazione.
Un tema preciso, scientificamente sciorinato attraverso ottanta dipinti, prestiti da musei e collezioni private di tutto il mondo, dalle ampie e dettagliate scenografie da cartolina ancora pregne di un'idea luminista di Joseph Vernet, col suo Porto di Tolone, alle audaci declinazioni del colore dinamico ed emotivo di Pierre Bonnard per raccontare scorci della Provenza, con cui la rivoluzionaria lezione di Monet sbarca nel ventesimo secolo.
"Dipingere il mare, la sua vastità, l'idea che dell'infinito e tuttavia anche della prossimità vi s'inscrive, è cosa  -  dice Goldin - che nel XIX secolo assume una rilevanza difficilmente dimenticabile. Se a nord sono le visioni fortemente spirituali di Friedrich o le tempeste baluginanti e magmatiche di Turner, a sud la costa del Mediterraneo, e naturalmente il suo immediato entroterra provenzale, sono il punto d'incontro di più generazioni di pittori francesi, sicuramente cinque, che dall'ambito del classicismo prima e del realismo poi, si tendono fino alla dissoluzione del colore nella materia mirabile di Bonnard quasi al confine con la metà del XX secolo".
Il percorso espositivo è sontuoso e non privo di picchi di emozione per gli appassionati di pittura moderna. Dalla teatralità settecentesca, si passa al realismo audace e ambizioso di Courbet, sedotto dal piccolo villaggio di pescatori di Palavas, a sud di Montpellier. La grandezza del mare non è più romanticamente misteriosa, ma un interlocutore franco quasi da psicanalizzare, di cui raccontare tutte le nevrosi emotive. Come faranno i maestri della cosiddetta scuola di Marsiglia, galvanizzati dall'aura del realismo, tra Guigou e Monticelli. E da Parigi sbarcano gli impressionisti, con i lunghi soggiorni tra la Provenza e la costa. Cézanne, che qui c'è nato e qui insegue i suoi ideali "volumetrici" tra mare e bosco, guardando alla grande montagna come ad un idolo da scandagliare a colpi di colore. Renoir che, accanto a Cézanne nel 1882, di ritorno dalla Sicilia, usa le sue pennellate molli e vellutate che annullano i contorni per lasciare emergere l'essenza della natura a colpi di luce tremante per ritrarre i paesaggi dell'Estaque.
Monet, che farà tappa nel 1884 a Bordighera e nel 1888 ad Antibes per cogliere la mutevolezza repentina e instabile del mare, come raccontano ben dieci splendide tele in mostra. Boudin, che echeggia l'aspirazione realista di Courbet davanti al Forte di Antibes. Van Gogh, con i suoi due anni provenzali testimoniati da sanguigni salici al sole e campi di grano. Ma il Mediterraneo francese continuerà a sedurre anche la generazione post impressionista, con Signac diviso tra Saint-Tropez e Antibes, seguito da Cross, Guillaumin e Manguin. Persino un Munch, già fagocitato dalle visioni esistenzialiste, muove i colori sulla tela con un'euforia tutta impressionista sedotto dalla luce nel soggiorno a Nizza nel corso di un periodo di convalescenza, tra 1891 e 1892 (quadri quasi tutti privati).
Momento clou dell'esplosione cromatica non può che essere quella offerta dai Fauves a raccontare il Mediterraneo come un gioco vertiginoso di essenze cromatiche, dove i colori più caleidoscopici e multiformi restituiscono le emozioni soggettive di questi luoghi, che diventano poesia di colori, abbandonando del tutto il minimo spiraglio di ragionevolezza realista. Come esprimono le visioni di Matisse, Derain, Marquet, Braque, Friesz, Dufy. Fino al traguardo di un colore che si fa spazio e tempo in una visione ininterrotta, nell'audacia di Vallotton, Soutine e Bonnard. (La Repubblica)...

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