A Londra fino al 3 gennaio
Come Frida diventò un’icona. Una storia da scoprire alla Tate
Frida Kahlo, Senza titolo (Autoritratto con collana di spine e colibrì), 1940, Olio su tela montata u tavola, Nickolas Muray Collection of Mexican Art, 66.6. Harry Ransom Center
Francesca Grego
26/06/2026
Mondo - Frida Kahlo è certamente tra le artiste più amate e conosciute dal pubblico contemporaneo, ma qual è stato realmente il suo impatto sull’arte a venire? E quanto le nuove generazioni di artisti hanno contribuito a trasformarla in un’icona? Su questo si interroga l’ultimo progetto dedicato alla pittrice messicana dalla Tate Modern, visitabile a Londra da oggi, 25 giugno, fino al 3 gennaio 2027. Realizzata in collaborazione con il Museum of Fine Arts di Houston, Frida: The Making of an Icon ricostruisce l’evoluzione artistica e la creazione del personaggio della Kahlo, ripercorrendone l’eccezionale ascesa per poi esplorare legami e influenze con artisti di diverse generazioni. Accanto a circa 30 capolavori della pittrice - tra cui autoritratti raramente esposti al pubblico - i visitatori troveranno fotografie d’epoca, abiti e oggetti appartenuti a Frida, in dialogo con opere di artisti moderni e contemporanei che in tutto il mondo hanno tratto ispirazione dalla sua arte, dalla sua figura e dalla sua biografia. Insieme questi lavori rivelano come la storia di Kahlo continui a essere reinterpretata e fatta propria dalle nuove generazioni, consolidandone il ruolo nella storia dell'arte.
In mostra la parabola di Frida rivive attraverso un’accurata selezione di opere rappresentative dell’intera carriera, tra cui figurano i celebri Autoritratto con abito di velluto del 1926 e Autoritratto con i capelli sciolti del 1938, da rileggere a confronto con i lavori dei protagonisti del cosiddetto Rinascimento messicano, da Diego Rivera a Maria Izquierdo, ma soprattutto del movimento surrealista. Sebbene Frida abbia esplicitamente rifiutato questa etichetta, infatti, la sua opera evidenzia evidenti affinità con le ricerche dell’avanguardia novecentesca, tanto da indurre il fondatore André Breton a definirla una "surrealista nata spontaneamente". Dopo la sua prima personale alla Julien Levy Gallery di New York nel 1938, Kahlo fu invitata da Breton a esporre a Parigi, dove lo Stato francese acquisì il suo autoritratto La cornice, presente alla Tate insieme ad altre opere che condividono motivi di matrice surrealista come le maschere o lo scheletro, e l’interesse per i temi della morte e del sogno.
Ma la fama di Frida è legata anche ad aspetti che trascendono l’arte in senso stretto: alla sua orgogliosa identità messicana, al rapporto col corpo e alla sua condizione di donna con disabilità, alle sue pionieristiche strategie di autorappresentazione che già nei primi decenni del Novecento sfidano i modelli di bellezza dominanti. La mostra racconta perciò come alla fine degli anni Sessanta Kahlo abbia conquistato le simpatie del movimento chicano negli Stati Uniti, che la adottò come simbolo di orgoglio culturale e resistenza politica, celebrandone la resilienza e la creatività. Ispirati dalla sua opera, artisti come Nahúm B. Zenil e Georgina Quintana hanno riletto l’immaginario e le tradizioni popolari messicane per mettere in discussione ideali nazionalisti, strutture patriarcali e norme di genere.
Anche il movimento femminista ha trovato in Frida una bandiera: gli autoritratti in cui si dipinge con le sopracciglia al naturale, un accenno di baffi e abiti maschili, così come le rappresentazioni del parto e della sessualità femminile, sfidano stereotipi ancora diffusi negli anni Settanta e Ottanta del XX secolo. Il racconto della Tate mette in luce perciò l’influenza della pittrice sulle artiste in Messico, nelle Americhe e in Europa dal 1970 a oggi - da Kiki Smith a Judy Chicago, fino ad Ana Mendieta - con rimandi legati ai temi dell’identità, della violenza e del corpo inteso come natura, o su autori contemporanei che ne hanno fatto propria l’iconografia per affrontare questioni di razza, genere, sessualità e disabilità, come Yasumasa Morimura, Martine Gutierrez, Berenice Olmedo.
Ma come è avvenuto il corto circuito che ha portato Kahlo nella cultura di massa e la sua immagine su t-shirt, profumi e bottiglie di tequila? Su questo indaga l’ultima sezione della mostra, dal titolo Fridamania, attraverso oltre 200 oggetti che testimoniano la dimensione trasversale e globale del fenomeno Frida.
In mostra la parabola di Frida rivive attraverso un’accurata selezione di opere rappresentative dell’intera carriera, tra cui figurano i celebri Autoritratto con abito di velluto del 1926 e Autoritratto con i capelli sciolti del 1938, da rileggere a confronto con i lavori dei protagonisti del cosiddetto Rinascimento messicano, da Diego Rivera a Maria Izquierdo, ma soprattutto del movimento surrealista. Sebbene Frida abbia esplicitamente rifiutato questa etichetta, infatti, la sua opera evidenzia evidenti affinità con le ricerche dell’avanguardia novecentesca, tanto da indurre il fondatore André Breton a definirla una "surrealista nata spontaneamente". Dopo la sua prima personale alla Julien Levy Gallery di New York nel 1938, Kahlo fu invitata da Breton a esporre a Parigi, dove lo Stato francese acquisì il suo autoritratto La cornice, presente alla Tate insieme ad altre opere che condividono motivi di matrice surrealista come le maschere o lo scheletro, e l’interesse per i temi della morte e del sogno.
Ma la fama di Frida è legata anche ad aspetti che trascendono l’arte in senso stretto: alla sua orgogliosa identità messicana, al rapporto col corpo e alla sua condizione di donna con disabilità, alle sue pionieristiche strategie di autorappresentazione che già nei primi decenni del Novecento sfidano i modelli di bellezza dominanti. La mostra racconta perciò come alla fine degli anni Sessanta Kahlo abbia conquistato le simpatie del movimento chicano negli Stati Uniti, che la adottò come simbolo di orgoglio culturale e resistenza politica, celebrandone la resilienza e la creatività. Ispirati dalla sua opera, artisti come Nahúm B. Zenil e Georgina Quintana hanno riletto l’immaginario e le tradizioni popolari messicane per mettere in discussione ideali nazionalisti, strutture patriarcali e norme di genere.
Anche il movimento femminista ha trovato in Frida una bandiera: gli autoritratti in cui si dipinge con le sopracciglia al naturale, un accenno di baffi e abiti maschili, così come le rappresentazioni del parto e della sessualità femminile, sfidano stereotipi ancora diffusi negli anni Settanta e Ottanta del XX secolo. Il racconto della Tate mette in luce perciò l’influenza della pittrice sulle artiste in Messico, nelle Americhe e in Europa dal 1970 a oggi - da Kiki Smith a Judy Chicago, fino ad Ana Mendieta - con rimandi legati ai temi dell’identità, della violenza e del corpo inteso come natura, o su autori contemporanei che ne hanno fatto propria l’iconografia per affrontare questioni di razza, genere, sessualità e disabilità, come Yasumasa Morimura, Martine Gutierrez, Berenice Olmedo.
Ma come è avvenuto il corto circuito che ha portato Kahlo nella cultura di massa e la sua immagine su t-shirt, profumi e bottiglie di tequila? Su questo indaga l’ultima sezione della mostra, dal titolo Fridamania, attraverso oltre 200 oggetti che testimoniano la dimensione trasversale e globale del fenomeno Frida.
VEDI ANCHE
-
Roma | Dal 15 settembre 2026 al 14 febbraio 2027
Kandinsky a Roma, la grande mostra a Palazzo Bonaparte
-
Milano | Da ottobre a maggio alla Pinacoteca di Brera, Palazzo Citterio, Biblioteca Nazionale Braidense
Hayez, Abramović, Schifano nel programma espositivo della Grande Brera
-
Biella | Dal 28 novembre al 4 aprile nelle sedi di Palazzo Gromo Losa e Palazzo Ferrero
Il Divisionismo va in scena a Biella. Una mostra in due sedi per una rilettura del movimento
-
Messina | A Palazzo Corvaja, dal 10 settembre al 18 ottobre
Dalla collaborazione con Stravinsky al rapporto con il calcio, Corrado Cagli in arrivo a Taormina
-
Vicenza | Al via il 68° corso del CISA Andrea Palladio
Architettura e benessere secondo Palladio
-
Milano | Dal 29 settembre a Palazzo Reale
Il Rinascimento dei Bruegel è in arrivo a Milano
LA MAPPA
NOTIZIE