Fino all'11 gennaio 2020

I Musei Vaticani "casa dei popoli del mondo": nel nuovo Museo Etnologico inaugura "Mater Amazonia"

Ornamenti fatti di piume e penne di uccelli ed elitre di coleottero. Collezione del Museo Etnologico Missionario di Colle don Bosco -  Foto © Mediacor
 

Samantha De Martin

29/10/2019

Mondo - Uno spazio senza muri, sostituiti da vetri trasparenti, dove i popoli del mondo, dall’Africa all’Oceania, possano dialogare tra loro attraverso oggetti che diventano realtà viventi, ambasciatori culturali e promotori di uno scambio tra civiltà promotrici di un messaggio di pace tra le nazioni, che si innalza dalle periferie del mondo.
“Riconnessione” è la parola d’ordine del nuovo Museo Etnologico Vaticano Anima Mundi, che, in occasione della riapertura, completamente rinnovato dopo una lunga chiusura al pubblico, si presenta ai visitatori dei Musei Vaticani con una mostra dal titolo Mater Amazonia. The deep breath of the world, allestita nel primo spazio ristrutturato, e che si potrà visitare fino al prossimo 11 gennaio.
A descrivere lo spirito del rinnovato museo, le parole di Papa Francesco che lo scorso 18 ottobre ha inaugurato personalmente e visitato la prima sezione.
«Mi piace pensare - ha detto il Papa - che quello che oggi inauguriamo non sia semplicemente un Museo, nella sua concezione tradizionale. Infatti ho trovato opportuno il nome che è stato scelto per questa raccolta: Anima Mundi. Penso che i Musei Vaticani siano chiamati a diventare sempre più una “casa” viva, abitata e aperta a tutti, con le porte spalancate ai popoli del mondo intero. Chi entra qui dovrà anche sentire che la “sua” arte ha lo stesso valore ed è curata e custodita con la stessa passione che si riserva ai capolavori del Rinascimento o alle immortali sculture greche e romane».

Il Museo raccoglie le testimonianze artistiche e culturali dei popoli non europei, raccolte da Papa Pio XI nel 1925. Oggi la collezione conta 80mila pezzi. Un parte si trova nei depositi a vista, che adesso il visitatore potrà osservare attraverso una passerella. Gli oggetti, molto delicati in quanto realizzati in legno o paglia, verranno esposti a rotazione. Attualmente sono visibili al pubblico - sebbene rappresentino solo lo 0,5% dell’intera collezione - le testimonianze che riguardano l’Oceania. «È stata scelta l’Oceania come primo continente a essere esposto, perché è il punto più distante dal Vaticano» spiega Barbara Jatta, direttrice dei Musei del Papa.
«L’allestimento di questa prima sezione dedicata agli indigeni australiani e agli abitanti delle Isole del Pacifico - commenta Padre Nicola Mapelli, curatore del Museo Etnologico Vaticano Anima Mundi - è stato fatto in collaborazione con i discendenti di coloro che hanno scolpito gli oggetti. Abbiamo accettato i loro suggerimenti anche sull’allestimento».

La mostra Mater Amazonia. The deep breath of the world - che inaugura contestualmente al nuovo Museo Etnologico, nelle stesse sale che accolgono la sezione sull’Oceania - è invece un viaggio inaspettato nel respiro della foresta, lungo i fiumi, dentro la maloca (la casa comunitaria), dove i suoni della natura accolgono i visi e i volti degli oltre 400 popoli indigeni, dando voce alla contemplazione e alla lotta, ma anche all’indignazione e alla speranza attraverso un itinerario spirituale che abbraccia un centinaio di oggetti.
L’esposizione, organizzata in occasione del Sinodo sull’Amazzonia voluto da Papa Francesco, è piccola, ma molto interessante e ben costruita. Un percorso multimediale, immersivo e di grande impatto, racchiude filmati che, riprodotti su alcuni monitor, raccontano il rapporto tra uomo e ambiente. Le immagini dello scorrere del fiume e lo spettacolo della natura - ma anche quelle che proiettano il visitatore nella cruda realtà delle tragedie che sconvolgono quella terra - vengono proiettate in 4K su due grandi schermi, per un totale di quasi 64 metri di superficie.
Ci sono poi gli oggetti che raccontano l’incontro della fede cristiana con le popolazioni indigene. Come la collana realizzata su una fettuccia di tessuto indigeno shuar dove sono applicati - al posto dei semi tradizionali - i bottoni regalati dai missionari, o la collana di perline con le sette medagliette di Maria Ausiliatrice e di Pio XI.
Un mortaio utilizzato per il rito funebre yanomami - che prevede che i parenti e gli amici del defunto si riuniscano in cerchio per bere una mistura - affianca una scodella ricavata dalla metà di una zucca svuotata e dipinta o ancora il copricapo di piume formato da una corona e un mantello, realizzato dai Tucano dell’Amazzonia colombiana, risalente al XIX secolo e inviato in dono a Pio XI in occasione dell’Esposizione Vaticana del 1925.

«L’idea di questa mostra sull’Amazzonia - spiega Padre Stefano Camerlengo, superiore generale dei Missionari della Consolata - è nata nella Foresta, mentre si parlava dell’imminente Sinodo. Siamo missionari sul campo e volevamo rendere concreta l’idea di quei luoghi. Abbiamo così penato di proporre una mostra che fosse non solo da guardare, ma da contemplare, concepita come un momento di denuncia del pericolo che minaccia la foresta e il mondo intero».

L’allestimento di Mater Amazonia è frutto della collaborazione tra i Musei Vaticani e i Missionari della Consolata, mentre la realizzazione tecnica del progetto è stata curata dalla Mediacor di Torino.
L’accesso all’esposizione (tutti i giorni dalle 9 alle 16) è incluso nel biglietto dei Musei Vaticani.

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