Dal 23 gennaio al 3 marzo

Divine creature: ai Musei Vaticani l'arte incontra la disabilità e "prende vita"

Annunciata di Palermo di Antonello da Messina. Fotografia realizzata per la mostra Divine Creature. Foto Leonardo Baldini © Stranemani International
 

Samantha De Martin

22/01/2018

Roma - Dopo avermi presa per mano, facendosi spazio tra gli ospiti della Hall dei Musei Vaticani, Alessandro, con i suoi brillanti occhi a mandorla, si ferma di fronte all’Ecce Homo di Lodovico Cardi detto il Cigoli. «Questo è il mio quadro» commenta con soddisfazione. Ed in effetti, se si affonda bene lo sguardo lo si scorge nei panni del popolano dal berretto in velluto rosso brillante e la camicia strappata, che il Cigoli, nel 1607, ha collocato nel suo dipinto più famoso commissionatogli da Massimo Massimi e con il quale avrebbe superato i suoi illustri avversari, Caravaggio e Domenico Passignano, durante una competizione indetta dallo stesso nobiluomo romano.
Si intuisce che quella che lo spettatore ha davanti non è la tela originale, custodita alle Gallerie degli Uffizi, ma piuttosto una straordinaria riproduzione fotografica, opera di Leonardo Baldini che, nell’ambito della mostra Divine Creature, visitabile gratuitamente nella Hall dei Musei Vaticani dal 23 gennaio al 3 marzo, presenta al pubblico dieci lavori che ricreano altrettanti capolavori di arte sacra.

Ed eccolo lì, Alessandro, un ragazzo disabile, al centro della foto che grandeggia accanto ad altre nove riproduzioni che hanno per protagonisti uomini, donne, ragazzi e bambini portatori di disabilità, che, insieme ai loro familiari, sono stati coinvolti come attori speciali per dare volto, corpo ed espressione ai personaggi del racconto sacro.
Le opere rivisitate - dall’Annunciata di Palermo di Antonello da Messina all’Annunciazione e alla Cena di Hemmaus di Caravaggio, dal Cristo e il Cireneo di Tiziano al Lamento sul Cristo morto di Andrea Mantegna - spaziano dal Rinascimento all’inizio del Novecento, dando vita a un percorso iconografico intorno alle principali tappe della vità di Gesù, dall’Annunciazione alla Resurrezione. Il bacio di Giuda di Giuseppe Montanari è invece l’unica opera originale - proveniente dalle collezioni dei Musei Vaticani - presente in mostra accanto alla relativa fotografia.

Ogni riproduzione fotografica - con al centro i simpatici protagonisti che sembrano appena usciti dalle tele per accogliere i visitatori e condurli, ciascuno, verso la “propria” opera, - reca accanto la fotografia dell’opera originale, i nomi degli “interpreti” ed anche alcuni oggetti di scena e foto del backstage che mostrano la qualità e insieme la complessità di un lavoro che ha impiegato 45 persone, tra disabili e familiari, e venti tecnici, tra truccatori, costumisti, scenografi, direttori delle luci e della fotografia.

I doni dell’arte e le emozioni intense che regala a chiunque le orbiti intorno, da protagonista, o semplicemente da spettatore, sono davvero infiniti. E questo originale progetto, ideato da Adamo Antonacci-Stranemani International, realizzato insieme a Silvia Garutti, a cura di Micol Forti, ne è la prova evidente.

In realtà quella a Roma costituisce la seconda edizione della mostra Divine Creature svoltasi lo scorso anno a Firenze.
«Quando il 9 marzo dello scorso anno ho partecipato nel Museo dell’Opera del Duomo all’inaugurazione della mostra Divine Creature - ha spiegato Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani - ho pensato che dovevamo assolutamente portare l’esposizione nei Musei del papa. L'mmagine fotografica non è solo una riproduzione artistica mediata con altre tecniche, ma un originale e delicato frutto dell’amore e della creatività artistica di tanti».
Ed infatti per preparare ciascun attore alle fotografie sono state necessarie sei-sette ore in tutto, tra trucco e scatti.
«Quest’idea - spiega Adamo Antonacci - è nata leggendo La notte di Elie Wiesel, un romanzo autobiografico in cui lo scrittore racconta le sue esperienze di giovane ebreo ortodosso deportato insieme alla famiglia nei campi di concentramento di Auschwitz e Buchenwald».
I protagonisti delle fotografie - realizzate all’interno del Darden Studio di Firenze - sono adulti e bambini portatori di disabilità diverse, e tutti fanno parte dell’Associazione Noi da Grandi, nata nel 2008 a Empoli su iniziativa dei genitori dei ragazzi. Questi attori speciali come Carlo, che ha interpretato il Cristo morto del Mantegna, o Pietro, divenuto l’Angiolino musicante di Rosso Fiorentino, mostrano, come l’arte - come ribadito anche dalla curatrice della mostra, Micol Forti - sia «un qualcosa di vivo e possa essere riattivata e rivissuta facendo un salto di concretezza disarmante. Le figure dipinte diventano persone speciali, uniche, che consentono ai quadri di diventare nuovi spazi, trasformando la fotografia, immaginata oggi come passiva, in uno strumento attivo, capace di chiamare persone vere a riattivare le immagini dei grandi maestri, dando corpo e senso a quelle opere».
E Alessandro, fiero e orgoglioso in prima fila durante la presentazione della mostra, è una prova tangibile di questo straordinario potere dell’arte e della bellezza.

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