Sulle tracce di Ingres
Sulle tracce di Ingres, Galleria Porta Latina, Roma
Dal 27 April 2014 al 16 May 2014
Roma
Luogo: Galleria Porta Latina
Indirizzo: via Latina 15
Orari: giovedì-sabato 16-19
Telefono per informazioni: +39 06 77073098 / 349 5789425
E-Mail info: info@galleriaportalatina.it
Sito ufficiale: http://www.galleriaportalatina.it
Un gruppo di allievi dell’Accademia di Belle Arti di Roma si è avventurato Sulle tracce di Ingres: la mostra è il frutto di questa ricerca, che nasce dall'amore di Pier Luigi Berto per il disegno, e dalla sua convinzione “che disegnare sia un modo per guardare le cose in maniera inconsueta. Senza paura di “sbagliare”, ma anche senza rifiutare la coerenza rispetto a certe regole rappresentative, nelle quali occhio, cervello e anima possono identificarsi nel tracciato della mano, costruendo il rigore della rappresentazione.
I ragazzi che espongono in questa mostra hanno inteso rendere omaggio a Ingres con grande umiltà, cercando di trovare un loro mondo espressivo nell’uso di tecniche e materiali appresi dallo studio della sua opera: nella punta d’argento, nel piombo o la grafite, nel bianco d’osso e nei pigmenti, nelle carte preparate a mano e in quelle rintelate. Tutte tecniche che sperimentano comunemente nelle lezioni in accademia, ma che in Ingres hanno riscoperto straordinarie, perché straordinario è il suo livello d’approccio all’Arte.”
Nel catalogo testi critici di Robertomaria Siena e Marco Nocca.
Robertomaria Siena cita De Chirico - “ il disegno, l’arte divina, base di ogni costruzione plastica, scheletro di ogni opera buona”- nell'incipit del suo scritto sulla mostra. E prosegue:
“In primis tutti i lavori presuppongono quel “ritorno al mestiere” senza il quale questa mostra non esisterebbe; ciò significa polemizzare con tutte le teorie della “morte dell’arte”. Secondariamente ( ma contemporaneamente) il “ritorno al mestiere” porta con sé un riallacciato rapporto con la storia ; trattando il disegno, gli autori non potevano non incontrare Jean-Auguste- Dominique Ingres, colui che , com’è noto, ha definito il disegno “la probità dell’arte”. Ora tutto ciò non basta; omaggiare il maestro francese significa celebrare un artista che è stato considerato come il “responsabile dell’Accademismo Ottocentesco”. Per fortuna oggi siamo andati riscoprendo l’Accademismo e stiamo rimettendo le cose a posto sul piano storico- critico. Omaggiare Ingres significa inoltre riportare l’arte sul terreno della bellezza; quella bellezza che il Dadaismo prima e le Neoavanguardie dopo, hanno irresponsabilmente escluso dall’arte.”
Marco Nocca, esalta l'iniziativa proponendo una riflessione sul connubio arte-Roma oggi:
“L‘idea è ghiotta, e proviene da quel geniaccio del disegno che è Pier Luigi Berto, sempre impegnato con gli allievi in arrampicate sportive sulle cime della nobile arte: possiamo guardare le cose con gli occhi di Ingres? Possiamo vivere OGGI nell’Eterna (Città) e vederla come la vedeva il giovane pensionnaire, destinato a diventare un giorno(1836) Direttore dell’Accademia di Francia a Roma?
Un binomio che incute timore solo a sentirlo, figuriamoci ad un allievo di disegno dell’Accademia di Belle Arti. Epperò, siccome Pier Luigi è un uomo che ama le sfide, ed ha fatto della paura come passione la sua vita eccolo dare l’esempio, partire in testa al suo drappello di disegnatori.”
I ragazzi che espongono in questa mostra hanno inteso rendere omaggio a Ingres con grande umiltà, cercando di trovare un loro mondo espressivo nell’uso di tecniche e materiali appresi dallo studio della sua opera: nella punta d’argento, nel piombo o la grafite, nel bianco d’osso e nei pigmenti, nelle carte preparate a mano e in quelle rintelate. Tutte tecniche che sperimentano comunemente nelle lezioni in accademia, ma che in Ingres hanno riscoperto straordinarie, perché straordinario è il suo livello d’approccio all’Arte.”
Nel catalogo testi critici di Robertomaria Siena e Marco Nocca.
Robertomaria Siena cita De Chirico - “ il disegno, l’arte divina, base di ogni costruzione plastica, scheletro di ogni opera buona”- nell'incipit del suo scritto sulla mostra. E prosegue:
“In primis tutti i lavori presuppongono quel “ritorno al mestiere” senza il quale questa mostra non esisterebbe; ciò significa polemizzare con tutte le teorie della “morte dell’arte”. Secondariamente ( ma contemporaneamente) il “ritorno al mestiere” porta con sé un riallacciato rapporto con la storia ; trattando il disegno, gli autori non potevano non incontrare Jean-Auguste- Dominique Ingres, colui che , com’è noto, ha definito il disegno “la probità dell’arte”. Ora tutto ciò non basta; omaggiare il maestro francese significa celebrare un artista che è stato considerato come il “responsabile dell’Accademismo Ottocentesco”. Per fortuna oggi siamo andati riscoprendo l’Accademismo e stiamo rimettendo le cose a posto sul piano storico- critico. Omaggiare Ingres significa inoltre riportare l’arte sul terreno della bellezza; quella bellezza che il Dadaismo prima e le Neoavanguardie dopo, hanno irresponsabilmente escluso dall’arte.”
Marco Nocca, esalta l'iniziativa proponendo una riflessione sul connubio arte-Roma oggi:
“L‘idea è ghiotta, e proviene da quel geniaccio del disegno che è Pier Luigi Berto, sempre impegnato con gli allievi in arrampicate sportive sulle cime della nobile arte: possiamo guardare le cose con gli occhi di Ingres? Possiamo vivere OGGI nell’Eterna (Città) e vederla come la vedeva il giovane pensionnaire, destinato a diventare un giorno(1836) Direttore dell’Accademia di Francia a Roma?
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