Presto in mostra a Venezia

Etruschi e Veneti, il racconto delle acque sacre

Testa femminile raffigurante Thesan / Leucothea, dal Tempio A di Pyrgi, 350 a.C. circa. Terracotta, ingobbio. Museo Etrusco di Villa Giulia
 

Francesca Grego

15/01/2026

Sulla scia delle scoperte di San Casciano dei Bagni, un nuovo interesse investe il ruolo dell’acqua nel mondo antico, dove fiumi, mari, fonti e sorgenti termali furono i luoghi provilegiati del contatto col divino, spazi di guarigione, culle di civiltà, crocevia di commerci e scambi culturali. Lo scopriremo nella mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari, in programma a Venezia nella cornice di Palazzo Ducale dal 6 marzo al 29 settembre, e dal 14 ottobre a Milano presso la Fondazione Luigi Rovati

Presentato ieri, mercoledì 14 gennaio, nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, il progetto realizzato da Fondazione Musei Civici di Venezia con la Fondazione Luigi Rovati mette a confronto in nome dei molteplici significati dell’acqua due illustri popolazioni dell’Italia antica, diverse per geografie e radici culturali. Teatro dell’incontro è la “terra tra due fiumi” compresa tra il basso corso dell’Adige e l’antico corso orientale del Po, dove Etruschi e Veneti scambiarono manufatti e materie prime, ma anche idee, saperi, competenze.

“La mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari trae origine dalla volontà di affrontare un tema finora inedito, non tanto quello relativo al confronto tra la civiltà etrusca e quella veneta, già oggetto di riflessione scientifica e di aggiornamento delle conoscenze, bensì quello volto ad indagare il rapporto con la sacralità delle acque nel mondo etrusco e nel mondo veneto, nel tentativo di metterne a fuoco affinità e specificità”, ha spiegato Chiara Squarcini, Direttrice Scientifica dei Musei Civici di Venezia e curatrice dell’esposizione con Margherita Tirelli: “Il panorama che ne deriva risulta popolato da molteplici divinità, preposte chi alle acque salutifere, chi al guado di un grande fiume, chi ancora agli approdi marittimi, insediati ciascuna all’interno di scenari particolari, siano essi sorgenti sananti o porti ospitali, di cui l’elemento acqua costituiva il fulcro oltre che talora anche il potenziale oggetto di culto”. 


Cratere a volute attico a figure rosse, Pittore di Kleophon, Lato A: Processione ad Apollo Delfico. Museo Archeologico Nazionale di Ferrara

Tanti i reperti preziosi da scoprire lungo l’itinerario nell’Appartamento del Doge. La Testa di Leucothea proveniente dalla città costiera di Pyrgi (Roma) - eccezionale prestito del Museo Etrusco di Villa Giulia - è legata al mare e alla protezione dei naviganti e rappresenta un’immagine potente dell’acqua come spazio del sacro. Da non perdere sarà anche il deposito votivo della Banditella (Grosseto), presentato in versione integrale, che è la più antica testimonianza in Etruria di un culto all’aperto dedicato a una sorgente, mentre dalle acque miracolose di San Casciano dei Bagni arriverà un nucleo di bronzi scavato di recente, che si svelerà al pubblico per la prima volta. Le pregiate ceramiche di importazione greca di Marzabotto - l’antica Kainua -  e le testimonianze dei porti adriatici di Spina e Adria racconteranno il culto delle acque nelle città etrusche dell’Italia settentrionale. 

Ma per la maggior parte dei visitatori le vere novità saranno probabilmente rappresentate dalle meno note testimonianze dei Veneti antichi. Una sezione dedicata ne analizzerà le specificità religiose, il rapporto privilegiato con l’acqua e un articolato sistema di luoghi sacri, tra pratiche votive, culti legati alla salute e dinamiche di integrazione culturale. A partire dall’emblematico Disco bronzeo di Montebelluna, raffigurante una dea armata di clava, il viaggio della mostra si dipanerà tra antichi santuari termali e sorgenti terapeutiche, da Lagole di Calalzo (Belluno) a Montegrotto e ad Este (Padova), dove aveva sede il tempio della dea madre Reitia, fino ad Altino, porto sacro sull’Adriatico che ha restituito testimonianze etrusche, centro-italiche e perfino celtiche.   

Bronzetto di Paride arciere, Museo Archeologico Nazionale di Altino