In viaggio nel Regno delle Ombre. Capolavori della pittura etrusca fra Tarquinia e Orvieto

Tomba delle Olimpiadi, Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia

 

Dal 10 Luglio 2026 al 15 Novembre 2026

Tarquinia | Viterbo | Visualizza tutte le mostre a Viterbo

Luogo: Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia

Indirizzo: Piazza Cavour 1/a

Curatori: Vincenzo Bellelli e Maria Cristina Tomasetti

Enti promotori:

  • Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia

Telefono per informazioni: +39 0766 856036

E-Mail info: pa.certa@cultura.gov.it


Valorizzare il patrimonio delle tombe dipinte di Tarquinia e di Orvieto, evidenziando le caratteristiche specifiche e approfondendo lo studio dei rapporti che legavano nell’antichità due delle più importanti metropoli etrusche. Questo è l’intento della mostra “In viaggio nel Regno delle Ombre. La grande pittura funeraria fra Tarquinia e Orvieto”, in programma dal 10 luglio al 15 novembre 2026, al Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia, a cura di Vincenzo Bellelli, direttore del Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia, e Maria Cristina Tomasetti, restauratrice e conservatrice del PACT.

La mostra trae origine dalla volontà dei Musei nazionali di fare sistema, attraverso una collaborazione istituzionale che renda fruibili le tombe Golini (I e II) durante il periodo di riallestimento del MANOR – Museo Archeologico Nazionale di Orvieto, quando avrebbero dovuto essere ricoverate in un deposito temporaneo e sottratte alla fruizione per diversi mesi. Inoltre, l’esposizione della tomba Bruschi che per la prima volta viene riassemblata nel museo di Tarquinia, porta una nuova attenzione sui rapporti tra i due centri e valorizza allo stesso tempo i luoghi della cultura del Parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia e della Direzione regionale Musei nazionali dell’Umbria.

Sono, inoltre, esposti straordinari reperti, come l'intera armatura ritrovata in una tomba nei pressi delle Golini (panoplia), l'anfora dei Centauri, proveniente proprio dalla Golini I e una pregevole testina in bronzo, probabilmente dalla tomba Bruschi. Su una parete di quest'ultima è raffigurata una bellissima donna il cui volto si riflette in uno specchio sorretto da un'ancella, raffigurazione unica nel suo genere. 

L’occasione permette di proseguire la ricerca sulla pittura funeraria di IV secolo a.C. (già avviata con il Convegno Internazionale La tomba dei Rilievi e i grandi ipogei ellenistici nel contesto mediterraneo, tenutosi a Cerveteri nel maggio 2025) e di approfondire aspetti ancora poco noti del fenomeno della pittura parietale etrusca in epoca tardo-classica ed ellenistica. Si tratta di un’epoca in cui miti, soggetti iconografici e tecniche esecutive di ambito mediterraneo cominciano a filtrare in maniera sempre più pervasiva nella realtà tirrenica, contribuendo a cambiarne in maniera radicale la fisionomia e dando il via a quel processo che porterà alla grande fioritura della koinè centro-italica di epoca tardoclassica ed ellenistica. 

La mostra offrirà, infine, lo spunto per valutare in un contesto più ampio il significato di soggetti e temi iconografici e il modo di distribuirli sulle superfici, dando vita agli spazi ipogei.

Con la mostra sarà inaugurato il nuovo allestimento della Sala delle Tombe Dipinte, che ospita quattro tra le più belle tombe della necropoli strappate e rimontate nella loro forma originaria: le tombe del Triclinio, delle Bighe, della Nave e delle Olimpiadi. Nuova illuminazione, grande attenzione alla accessibilità e possibilità di accesso per le persone con disabilità motoria, sono alcune delle novità insieme alla realizzazione di un “tavolo multimediale” dove sarà possibile “sfogliare” la storia della Civita e della Necropoli, la tecnica esecutiva, le iconografie più ricorrenti, e la storia conservativa.  
Un racconto coinvolgente ed affascinante, che è stato possibile realizzare anche grazie alla collaborazione con l'Istituto Centrale per il Restauro che ha prestato un prototipo del primo telaio a espansione progettato proprio per le tombe di Tarquinia.

Tutte le sette tombe protagoniste del progetto sono accomunate da un’analoga storia conservativa: in una precisa stagione del secolo scorso, tra la fine degli anni Quaranta e per oltre un decennio, i dipinti sono, infatti, stati separati dalle pareti degli ipogei per i quali erano stati concepiti. Nel 1949 vennero rimossi i dipinti delle tombe delle Bighe e del Triclinio, seguite nel corso degli anni Cinquanta dalle tombe Golini I e II, dalla tomba del Letto Funebre nel 1953, dalle tombe delle Olimpiadi e della Nave nel 1958, della Scrofa Nera nel 1961, fino all’ultima tomba staccata nel 1964, la Bruschi.
Questi esempi mostrano come la conservazione dei dipinti in ambiente ipogeo sia sempre stata problematica e come le tombe pre-romane dell’Italia antica costituiscano testimonianze fondamentali del lungo percorso di ricerca necessario per comprendere che solo il mantenimento delle condizioni microclimatiche, rimaste stabili e immutate per oltre due millenni, può evitare il deterioramento delle fragili pitture.

SCARICA IL COMUNICATO IN PDF