Maria Paola Amoretti. Assonanze e metamorfosi
Opera di Maria Paola Amoretti, particolare
Dal 18 Giugno 2022 al 29 Giugno 2022
Genova | Visualizza tutte le mostre a Genova
Luogo: Satura Palazzo Stella
Indirizzo: Piazza Stella 5/1
Orari: dal martedì al venerdì 9:30-13:00 / 15:00-19:00; sabato 15:00-19:00
Curatori: Andrea Rossetti
Telefono per informazioni: +39 010 2468284
E-Mail info: info@satura.it
Sito ufficiale: http://www.satura.it
Sabato 18 giugno 2022 a partire dalle ore 17:00, si apre, nelle suggestive sale di Palazzo Stella a Genova, la mostra personale di Maria Paola Amoretti “Assonanze e metamorfosi” a cura di Andrea Rossetti.
La formazione da architetto l'ha introdotta allo studio razionale dei materiali, lavorati sempre in funzione del “messaggio non verbale” veicolato. Osservata sotto questo profilo, la ricerca plastica di Maria Paola Amoretti ha un approccio unitario, privo di contraddizioni; indipendente quindi dall'eventualità che l'artista tratti teche in plexiglass, classificatori per elementi scelti a comporre un sistema di classificazione razionale, quotidiana. Oppure la terracotta, materia che Amoretti influenza fino a farle dissimulare la realtà, modulandola nella dis-ordinarietà di regole dettate esclusivamente da dinamiche personali, quanto emotive.
La terracotta per Amoretti è componente schietta, senza fronzoli. È quell'interminabile catalizzatore introspettivo, aperto ad assecondare le intenzioni dell'artista codificandole nei suoi volumi. Su quest'ultimi facciamo una digressione sostanziale: se un peso massimo dell'arte plastica come Rodin, inspirato prima ancora da Michelangelo, agiva - sul marmo nella fattispecie - eliminando il superfluo, Amoretti proprio sulla pienezza offerta da quel superfluo sembra andarsi a concentrare. Una completa plasticità per Amoretti è infatti un concetto che non attiene al bisogno di eliminare un sovrappiù da qualcosa di potenzialmente preesistente, bensì a quello di intervenire addizionando, completando la materia in termini di sollecitazione concettuale e fisica.
All'ostinato accanimento verso una sintesi plastica, maturata nell'essenzialità stilistica delle forme, Amoretti sembra preferire la pratica di una scultura libera da barriere puramente oggettive; rappresentativa pertanto di una lettura meno accondiscendente, attuata nei termini della sua azione dinamica. Termini che la invitano a richiamare esperienze lontane nei secoli: non è impossibile ritrovare nel ritmo plastico di Amoretti accenni ad un classicismo greco (proveniente dai marmi del Partenone ad esempio), così come la sua sintetica riduzione a pura forza fisica - sovra-scultorea - di una Torsione di Giovanni Anselmo. Passando per Arturo Martini e il suo Torso di giovinetto, punto di partenza - espressamente indicato dall'artista - di questo viaggio tra “Assonanze e metamorfosi”.
La formazione da architetto l'ha introdotta allo studio razionale dei materiali, lavorati sempre in funzione del “messaggio non verbale” veicolato. Osservata sotto questo profilo, la ricerca plastica di Maria Paola Amoretti ha un approccio unitario, privo di contraddizioni; indipendente quindi dall'eventualità che l'artista tratti teche in plexiglass, classificatori per elementi scelti a comporre un sistema di classificazione razionale, quotidiana. Oppure la terracotta, materia che Amoretti influenza fino a farle dissimulare la realtà, modulandola nella dis-ordinarietà di regole dettate esclusivamente da dinamiche personali, quanto emotive.
La terracotta per Amoretti è componente schietta, senza fronzoli. È quell'interminabile catalizzatore introspettivo, aperto ad assecondare le intenzioni dell'artista codificandole nei suoi volumi. Su quest'ultimi facciamo una digressione sostanziale: se un peso massimo dell'arte plastica come Rodin, inspirato prima ancora da Michelangelo, agiva - sul marmo nella fattispecie - eliminando il superfluo, Amoretti proprio sulla pienezza offerta da quel superfluo sembra andarsi a concentrare. Una completa plasticità per Amoretti è infatti un concetto che non attiene al bisogno di eliminare un sovrappiù da qualcosa di potenzialmente preesistente, bensì a quello di intervenire addizionando, completando la materia in termini di sollecitazione concettuale e fisica.
All'ostinato accanimento verso una sintesi plastica, maturata nell'essenzialità stilistica delle forme, Amoretti sembra preferire la pratica di una scultura libera da barriere puramente oggettive; rappresentativa pertanto di una lettura meno accondiscendente, attuata nei termini della sua azione dinamica. Termini che la invitano a richiamare esperienze lontane nei secoli: non è impossibile ritrovare nel ritmo plastico di Amoretti accenni ad un classicismo greco (proveniente dai marmi del Partenone ad esempio), così come la sua sintetica riduzione a pura forza fisica - sovra-scultorea - di una Torsione di Giovanni Anselmo. Passando per Arturo Martini e il suo Torso di giovinetto, punto di partenza - espressamente indicato dall'artista - di questo viaggio tra “Assonanze e metamorfosi”.
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