Le violette sono dalla mia parte
Dal 6 Novembre 2025 al 21 Novembre 2025
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Il Forte Arte | Palazzo Bagatti Valsecchi
Indirizzo: Via Santo Spirito 7
Orari: Mer - Ven 10 - 13 e 15 - 19 | Lun, Mar, Sab su appuntamento
Curatori: Marina Mojana, Marco Filiberti
Telefono per informazioni: + 39 340 593 6033
E-Mail info: ilfortearte@gmail.com
Sito ufficiale: http://www.ilfortearte.it
Il Forte Arte, spazio di Patrizia Grigolini, da poco approdato a Milano, nelle sale dell’affascinante Palazzo Bagatti Valsecchi, apre la stagione autunnale con una mostra di Iaia Filiberti che perfettamente si inserisce nel contesto storico artistico che lo accoglie, dimora museo che è un amalgama di antico rinascimentale e moderno ottocentesco, un ambiente ricercatissimo, armonico e misterioso.
Le dodici tavole a tecnica mista intitolate “Le violette sono dalla mia parte”, interpretano un potente e suggestivo rimando ad un mondo ideale ma enigmatico, che si realizza nella fervida immaginazione di Filiberti. Qui le scene sono ambientate in una terra immaginaria pervasa dal contrasto esasperato di luci e ombre, che sembra realistica e familiare nei dettagli, ma è governata da leggi diverse da quelle del mondo reale, sebbene coerenti con sé stesse. Filiberti non ci introduce in un altrove indistinto, ma in un eden incontaminato che deve essere protetto e difeso, dove Madre natura domina e compie il suo ruolo. E’ una natura dura ma amica dove la placida fisiologia degli animali e i baluginii delle chiare, fresche et dolci acque diventano figura dell’anima mundi smarrita. Sogni e visioni si rincorrono in un immaginario struggente, dandosi appuntamento in quella figura di nero vestita — un accennato auto ritratto — che, questa volta pudicamente, non mostra mai il suo volto ma solo la sua anima: androgina proprio perché generativa.
C’è un filo conduttore che lega tra loro le immagini di questo inedito e avvincente racconto. A prima vista sembra quello dell’attesa. In ogni inquadratura qualcosa sta per accadere e l’atmosfera, magistralmente resa dall’artista, è quella della suspense. In una natura selvaggia quasi primordiale, dominata da cime innevate, popolata di conifere, ingentilita da ampie praterie, attraversata da torrenti e laghetti alpini, compaiono soltanto donne e animali. Ogni essere vivente, però, è come congelato in un incantesimo, un epic fantasy, un’epopea al femminile che provoca la pancia e parla alla testa per risvegliare il cuore.
Le dodici tavole a tecnica mista intitolate “Le violette sono dalla mia parte”, interpretano un potente e suggestivo rimando ad un mondo ideale ma enigmatico, che si realizza nella fervida immaginazione di Filiberti. Qui le scene sono ambientate in una terra immaginaria pervasa dal contrasto esasperato di luci e ombre, che sembra realistica e familiare nei dettagli, ma è governata da leggi diverse da quelle del mondo reale, sebbene coerenti con sé stesse. Filiberti non ci introduce in un altrove indistinto, ma in un eden incontaminato che deve essere protetto e difeso, dove Madre natura domina e compie il suo ruolo. E’ una natura dura ma amica dove la placida fisiologia degli animali e i baluginii delle chiare, fresche et dolci acque diventano figura dell’anima mundi smarrita. Sogni e visioni si rincorrono in un immaginario struggente, dandosi appuntamento in quella figura di nero vestita — un accennato auto ritratto — che, questa volta pudicamente, non mostra mai il suo volto ma solo la sua anima: androgina proprio perché generativa.
C’è un filo conduttore che lega tra loro le immagini di questo inedito e avvincente racconto. A prima vista sembra quello dell’attesa. In ogni inquadratura qualcosa sta per accadere e l’atmosfera, magistralmente resa dall’artista, è quella della suspense. In una natura selvaggia quasi primordiale, dominata da cime innevate, popolata di conifere, ingentilita da ampie praterie, attraversata da torrenti e laghetti alpini, compaiono soltanto donne e animali. Ogni essere vivente, però, è come congelato in un incantesimo, un epic fantasy, un’epopea al femminile che provoca la pancia e parla alla testa per risvegliare il cuore.
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