Nero su bianco. Carte d'archivio raccontano Leonardo

Nero su bianco. Carte d'archivio raccontano Leonardo, Archivio di Stato, Milano

 

Dal 16 Gennaio 2020 al 28 Marzo 2020

Milano

Luogo: Archivio di Stato

Indirizzo: via Senato 10

Orari: lunedì - giovedì: 10-18 (solo su prenotazione) • venerdì mattina: 10-14 (solo su prenotazione) • venerdì dalle 14 alle 19 e sabato dalle 10 alle 19 (ingresso senza prenotazione) • ultimo ingresso consentito: mezz'ora prima della chiusura

Curatori: Giovanni Battista Sannazzaro, co-curatrice Michela Palazzo

E-Mail info: as-mi.comunicazione@beniculturali.it

Sito ufficiale: http://www.eventinarchivio.it


Comunicato Stampa:
L’Archivio di Stato di Milano dedica a Leonardo una mostra eccezionalmente ricca e rigorosa, basata su alcuni fra i suoi documenti più rari, relativi al grande maestro e alle sue opere, accompagnati da un coinvolgente allestimento multimediale.

La mostra prende le mosse da una vasta ricerca condotta in Archivio di Stato di Milano e presenta una selezione di più di 50 documenti, fra i quali spiccano alcuni inediti di grande interesse che coprono un arco temporale di quasi sei secoli. Trascritti e acquisiti in alta definizione, i documenti saranno collegati alle immagini più significative delle opere del genio fiorentino cui si riferiscono.

L’esposizione si sviluppa in un percorso tematico incentrato sulla vita, sulle opere, sui luoghi e sull’uomo Leonardo. L’allestimento multimediale, che si avvale anche delle tecnologie 2D e 3D, accompagna il visitatore in una narrazione altamente coinvolgente, resa interattiva dal touch screen collocato lungo il percorso, in un dialogo incessante tra materialità e realtà virtuale, espressione di un mondo ibrido dove nulla è più solo fisico e nulla è ancora solo digitale.

I punti fondamentali sono articolati su quattro sale, rispettivamente dedicate a:

1)  
Leonardo e Milano
Fra tutti i documenti, domina la grande mappa cittadina di Giovanni Filippini, del 1722, con evidenziati i luoghi legati alla memoria leonardiana, affiancata da una mappa digitale, esplorabile in alta definizione. Questo avviene grazie a un touchscreen collegato a un grande schermo che riproduce la mappa virtuale accanto a quella reale. Il multimediale permette di individuare sulla carta di Milano i luoghi frequentati da Leonardo e consente di accedere a un percorso tematico che mette in relazione una selezione di più di 50 documenti dell’Archivio di Stato di Milano con i capolavori e la vita di Leonardo. Come la mappa, anche le opere e le carte d’archivio sono consultabili in alta definizione e la proiezione sul grande schermo permette il coinvolgimento di più visitatori. Una sezione speciale del multimediale permette di accedere all’inedito restauro virtuale del foglio con la rarissima firma di Leonardo giunto fino a noi leggibile soltanto in parte. Questo lavoro, realizzato grazie al contributo di Fastweb, è il frutto di particolari elaborazioni digitali eseguite da Culturanuova e rese possibili grazie alle competenze messe in campo dall’Archivio di Stato di Milano e dalle indagini diagnostiche condotte dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.

2)   La Vergine delle rocce e l’Ultima Cena: la storia documentata
In questa sala i documenti sono mostrati in una realtà aumentata, dove reale e virtuale si incontrano.  Ai documenti reali si affianca un filmato immersivo, che amplifica il loro significato e il coinvolgimento emotivo.
Del primo dipinto si può ammirare un disegno del 1486 per un’ancona simile a quella originale oggi scomparsa, a firma del suo stesso autore, lo scultore e intagliatore Giacomo del Maino, alla quale si riferisce il famoso contratto del 25 aprile 1483.  
Al dipinto si riferisce una lettera del collezionista Giacomo Melzi, databile intorno al 1785: in quell’anno a un collezionista inglese fu venduta la Vergine delle rocce che, precedentemente, non destò l’interesse dell’imperatore Giuseppe II, anche perché non si riteneva sicura l’autografia di Leonardo. Così, come dichiarato con rammarico, il dipinto dovette abbandonare l’Italia.
Sulla seconda opera scrive anche Giuliano Traballesi, professore di Pittura all’Accademia di Brera, in una lettera datata il 17 giugno 1799: questi dichiara che l’Ultima Cena è sempre stata maltrattata da interventi settecenteschi e che ha ormai sofferto l’ultima rovina. Si tratta di un precedente, fra i documenti conservati in Archivio di Stato, all’enorme quantità di memorie ottocentesche (oltre 1700) a loro volta riferite, in gran parte, ai problemi conservativi del dipinto.
L’allestimento della seconda sala è un ulteriore esempio di sinergia fra reale e virtuale: due grandi proiezioni avvolgono lo spettatore mentre la voce di un attore/speaker permette alle carte di archivio di parlare ai visitatori in una sorta di “realtà aumentata”.

3)  
Leonardo e le altre opere: l’eredità
Al castello di Porta Giovia, ora Sforzesco si riferisce una missiva con cui il duca Ludovico il Moro dichiara, l’8 giugno 1496, di voler sostituire un pittore, che ha causato un certo scandalo, interrompendo bruscamente alcuni affreschi: questi dovrebbe essere Leonardo a cui avrebbe dovuto subentrare, nientemeno, un pittore famoso come Pietro Perugino.
La sala comprende anche il lascito ereditario da parte di un allievo di Leonardo, da lui soprannominato Salaì, cioè diavolo (da Sala[d]ino, infedele), che lo seguì anche negli ultimi anni a Parigi.  Nel 1525 questi, ucciso da un’arma da fuoco, lasciò alle sue litigiose sorelle anche un gruppo di una decina di quadri.  Nel 1991, quando questo documento fu ritrovato, si credette che tali dipinti, con soggetti riconducibili a idee di Leonardo, come la Gioconda, e valutati una somma consistente, fossero opere del medesimo maestro. Tuttavia, pochi anni dopo, un altro documento ritrovato in Francia nel 1999, riferisce che nel 1516 il re Francesco I pagò al Salaì una cifra corrispondente al doppio, per alcuni quadri.  Si ritiene che questi ultimi fossero opere di Leonardo, mentre quelli da lui lasciati alle sorelle dovevano essere sue copie, allora comunque ben valutate: un dipinto con la Leda viene stimato 1000 lire, cifra corrispondente a quella di una casa dello stesso Salaì. La terza sala non ha contenuti multimediali ma completa il percorso con gli altri progetti milanesi di Leonardo e, grazie anche alla presenza di un particolare documento che riguarda il suo allievo Salaì, introduce il tema dell’eredità di Leonardo, del suo pensiero e del suo animo che trovano coronamento nella quarta e ultima sala. 

4)  
Firmato: Leonardo da Vinci
Entro un allestimento multimediale particolarmente suggestivo è esposta la rarissima firma di Leonardo, scritta da sinistra verso destra, secondo la direzione delle grafie del mondo occidentale: si tratta di una lista allegata al ricordato contratto per la Vergine delle rocce.  La mostra costituisce l’occasione per una restituzione digitale di questo documento, effettuata da Culturanuova sulla base di indagini diagnostiche dell’Opificio delle Pietre Dure, grazie a un finanziamento di Fastweb. Questo particolare spazio ospita il documento più importante, quello con la firma del genio di Vinci.
Qui la vista del documento avviene al culmine di una narrazione quasi onirica, multisensoriale: lo spettatore si trova al centro di un loggiato delimitato da ampie arcate e chiuso da tendaggi mossi dal vento.
Il racconto è affidato prevalentemente alla luce che, accompagnata da suoni e dalla voce di due attori, è la protagonista. Con suggestivi effetti di ombre che scorrono sui tendaggi, è rappresentato il passare del tempo in un ciclo che si sviluppa dall’alba alla notte; dalla nascita alla morte di Leonardo.
La mostra ha ottenuto il patrocinio del Comitato Nazionale per le celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Leonardo Da Vinci ed è inserita nel palinsesto Leonardo 500 del Comune di Milano.

Inaugurazione mostra:
giovedì 16 gennaio, ore 18


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