Santo Alligo. Urgenze Plastiche
Santo Alligo, Attesa, 2013, terracotta dipinta plexiglass, cm 35x40x20
Dal 20 November 2014 al 20 December 2014
Milano
Luogo: Galleria Gomiero
Indirizzo: via Rosolino Pilo 11
Orari: da martedì a sabato 10.30-13 / 15.30-19 o su appuntamento
Telefono per informazioni: +39 348 2637330
E-Mail info: g.gomiero@gmail.com
Si inaugura giovedì 20 novembre alla Galleria Gomiero di via Rosolino Pilo 11 a Milano la mostra dedicata a Santo Alligo, classe 1948, scultore del quotidiano capace di trasformare l’argilla in dichiarazioni poetiche di realismo magico, ma anche collezionista raffinato di libri illustrati, grafico e pubblicitario (sua un’icona indiscussa della pubblicità, l’ippopotamo blu Pippo della Lines, creato su un’idea di Armando Testa).
Santo Alligo sprigiona nei suoi lavori un’innata capacità compositiva. Le sue sculture in terracotta mostrano una grande forza plastica, capaci di contenere il tratto essenziale dell’espressività di un volto o quello ironico e tragico del mondo degli oggetti.
A Milano 35 sculture raccontano una parte del percorso artistico di Santo Alligo, iniziato da Raccamulera in provincia di Messina, da dove all’età di cinque anni si è trasferito a Torino, la sua seconda città: qui si è sposato, ha frequentato la Civica Scuola d’Arte e Ceramica, è stato a bottega dalla ceramista Anna Maria Carusi, e a soli 16 anni è entrato nell’agenzia pubblicitaria Armando Testa.
Nella galleria antiquaria di Diego Gomiero, appassionato di tutta la scultura, purché di grande qualità formale, sono esposte le opere di Alligo tra il 1971 e il 2014: dai ritratti familiari alle opere più recenti, che indagano con ironia l’universo degli oggetti, che inevitabilmente finiscono per intrecciarsi con il mondo colorato e pop della pubblicità, come “Facciasciutta” (2013), “Rossetto” (2014), “Un grande no” (2014).
Le sculture di Santo Alligo, che riproducono svariati oggetti, mostrano una manualità che sfiora il virtuosismo, figure piene di pathos e armonia che dialogano con lo spazio, come “Lettura morta“ (1994), “Caro politico…ti scrivo” (2014), “Attesa” (2013), “Domenica. Finalmente!” (2013)… e spesso le sue opere trovano coralità grazie all’utilizzo di materiali diversi, come la stringa di cuoio in “Vecchia sperry” (2013).
«Negli ultimi lavori – scrive Santo – ho fatto dialogare la terracotta con altri materiali: cuoio, ferro e soprattutto plexiglass, che, con la sua lucentezza e freddezza, contrasta con il calore e l’opacità della creta. Perché l’uso del colore? Olio, smalto o acrilico, non sono altro che un modo per riallacciarmi all’antichità classica, nella quale quasi tutta la scultura era policroma».
Santo Alligo sprigiona nei suoi lavori un’innata capacità compositiva. Le sue sculture in terracotta mostrano una grande forza plastica, capaci di contenere il tratto essenziale dell’espressività di un volto o quello ironico e tragico del mondo degli oggetti.
A Milano 35 sculture raccontano una parte del percorso artistico di Santo Alligo, iniziato da Raccamulera in provincia di Messina, da dove all’età di cinque anni si è trasferito a Torino, la sua seconda città: qui si è sposato, ha frequentato la Civica Scuola d’Arte e Ceramica, è stato a bottega dalla ceramista Anna Maria Carusi, e a soli 16 anni è entrato nell’agenzia pubblicitaria Armando Testa.
Nella galleria antiquaria di Diego Gomiero, appassionato di tutta la scultura, purché di grande qualità formale, sono esposte le opere di Alligo tra il 1971 e il 2014: dai ritratti familiari alle opere più recenti, che indagano con ironia l’universo degli oggetti, che inevitabilmente finiscono per intrecciarsi con il mondo colorato e pop della pubblicità, come “Facciasciutta” (2013), “Rossetto” (2014), “Un grande no” (2014).
Le sculture di Santo Alligo, che riproducono svariati oggetti, mostrano una manualità che sfiora il virtuosismo, figure piene di pathos e armonia che dialogano con lo spazio, come “Lettura morta“ (1994), “Caro politico…ti scrivo” (2014), “Attesa” (2013), “Domenica. Finalmente!” (2013)… e spesso le sue opere trovano coralità grazie all’utilizzo di materiali diversi, come la stringa di cuoio in “Vecchia sperry” (2013).
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