Foro Romano e Palatino
Roma, Via di San Gregorio 30
- Indirizzo: Via di San Gregorio 30
- E-Mail: helpdesk@ticketcolosseo.com
- Telefono: +39 06 21115843
- E-Mail prenotazioni: helpdesk@ticketcolosseo.com
- Telefono prenotazioni: +39 06 21115843
- Apertura: il colosseo apre alle 8.30
L’area Foro Romano-Palatino apre alle 9.00
La domus aurea apre alle 9.00
dal 1° al 28 marzo 2026
8.30 – 17.30
ultimo ingresso alle 16.30
il Parco chiude alle 17.30
chiuso:
25 dicembre 2026
1° gennaio 2027
ingresso gratuito:
prima domenica del mese, 25 aprile, 2 giugno, 4 novembre
dal 29 marzo al 30 settembre 2026
ultimo ingresso alle 18.15
il Parco chiude alle 19.15
dal 1° ottobre al 24 ottobre 2026
ultimo ingresso alle 16.30
il Parco chiude alle 17.30
dal 25 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027
ultimo ingresso alle 15.30
il Parco chiude alle 16.30 - Costo: 24h – colosseo, Foro Romano e Palatino
intero € 18 | Ridotto per cittadini europei dai 18 anni fino al giorno del compimento del 25esimo anno di età € 2,00 - Trasporti: Foro Romano
Roma, varco di Largo della Salara Vecchia 5/6
varco di via del Tulliano
via Sacra (da piazza del colosseo)
Foro Romano, 1 (zona del vico Jugario)
Metro: Linea B fermata colosseo
Bus: n. 51, 75, 81, 85, 87, 118
Roma, Foro Romano
Fermate bus 70518 e 70543
Palatino
Roma, Via di San Gregorio 30
Metro: Linea B fermata colosseo
Bus: n. 51, 75, 81, 85, 87, 118
Tram: n. 3 - Durata Visita: 1 ora e 30 minuti circa
DESCRIZIONE:
L’area archeologica del Foro Romano e del Palatino costituisce il nucleo più antico e simbolicamente più denso di Roma. Oggi rientra nel Parco archeologico del Colosseo, istituito nel 2017, e fa parte del sito UNESCO del Centro storico di Roma. È il luogo in cui si intrecciano la memoria della fondazione della città, la costruzione del potere repubblicano, la rappresentazione monumentale dell’Impero e, in età moderna, la nascita dell’archeologia romana come disciplina scientifica.
Il Foro Romano occupa la valle tra Palatino e Campidoglio. Prima di diventare il centro monumentale della città era una zona bassa, in parte paludosa. La sua trasformazione in spazio urbano avvenne tra la fine del VII e il VI secolo a.C., quando la bonifica della valle rese possibile l’impianto di edifici religiosi, politici e commerciali. Da allora il Foro rimase per oltre un millennio il cuore della vita pubblica di Roma, sede di culti, assemblee, giustizia, attività economiche e celebrazioni civiche.
Il Palatino, invece, è il colle della fondazione mitica e della più lunga continuità abitativa. Qui si conservano resti di insediamenti dell’età del Ferro riferibili al più antico nucleo della città. La tradizione romana lo collega a Romolo e al solco primigenio della nuova Roma; la storiografia moderna lo considera comunque uno dei luoghi decisivi per comprendere la fase protourbana della città. In età repubblicana divenne quartiere residenziale aristocratico; con Augusto e con i suoi successori si trasformò nel centro della residenza imperiale.
La forza del complesso Foro-Palatino sta proprio in questa sovrapposizione di tempi e funzioni. Nel Foro si leggono soprattutto la dimensione pubblica, istituzionale e cerimoniale di Roma; sul Palatino prevalgono la memoria delle origini, la dimensione sacrale e quella residenziale, prima aristocratica e poi imperiale. Visti insieme, i due luoghi restituiscono la biografia politica della città: nascita, espansione, autorappresentazione del potere, trasformazioni tardoantiche, riusi medievali, spoliazioni rinascimentali e riscoperta archeologica moderna.
Nel Foro Romano il visitatore incontra alcuni dei monumenti più emblematici della storia romana. La Curia Iulia rappresenta la sede del Senato in età cesariana e imperiale; la Via Sacra attraversa l’area come asse cerimoniale fondamentale; il Tempio di Saturno, il Tempio dei Dioscuri, il Tempio del Divo Giulio, il Tempio di Antonino e Faustina e il Tempio di Vesta segnano il paesaggio religioso del centro civico; le basiliche Emilia, Giulia e di Massenzio mostrano l’evoluzione degli spazi giudiziari e monumentali; gli archi di Tito e di Settimio Severo testimoniano la funzione celebrativa e trionfale del Foro. Il Foro non è una semplice raccolta di rovine, ma una costruzione progressiva della memoria pubblica di Roma.
Uno dei dati più importanti è che il Foro muta radicalmente nel tempo. In età monarchica e repubblicana è soprattutto il luogo della definizione delle istituzioni cittadine. In età tardo-repubblicana e augustea diventa anche un grande palcoscenico ideologico, in dialogo con i nuovi fori imperiali. In età imperiale avanzata continua a essere monumentalizzato, ma progressivamente perde centralità rispetto ad altri poli del potere. L’ultima grande testimonianza pubblica ricordata tradizionalmente nell’area è la colonna di Foca del 608 d.C., segno di una lunga continuità simbolica pur dentro una città ormai profondamente cambiata.
Sul Palatino la lettura archeologica è ancora più stratificata. Accanto alle tracce degli insediamenti più antichi, il colle conserva resti di case aristocratiche di età repubblicana con importanti decorazioni pittoriche e pavimentali, come la Casa dei Grifi, una delle testimonianze più rilevanti della residenza privata prima dell’età augustea. Con Augusto il Palatino assume una funzione nuova: la casa del princeps si colloca in un punto carico di valore politico e religioso, legando la nuova forma del potere alla memoria delle origini di Roma.
Da Augusto in poi il Palatino diventa la sede per eccellenza dei palazzi imperiali, tanto che dal nome del colle deriva il termine moderno “palazzo”. Qui si sviluppano progressivamente la Casa di Augusto, la Casa di Livia, il complesso della Domus Tiberiana, i grandi palazzi flavi, la Domus Augustana, la Domus Flavia e il cosiddetto Stadio di Domiziano. Il colle non è quindi solo un’altura panoramica sopra il Foro, ma l’architettura stessa del potere romano, un sistema di residenze, spazi di rappresentanza, giardini, rampe, cortili e luoghi cerimoniali che si espande per secoli.
La Domus Tiberiana occupa in questo quadro un posto particolare. È una delle prime grandi residenze imperiali del colle, affacciata scenograficamente sul Foro. Il complesso, a lungo chiuso, è tornato visitabile dopo importanti restauri, restituendo una dimensione concreta dell’abitare imperiale e della continuità di uso del Palatino fino alle trasformazioni rinascimentali degli Horti Farnesiani.
Il Palatino non va letto solo come residenza imperiale. Sul colle si trovavano anche importanti culti cittadini, tra cui quello della Magna Mater. Questa compresenza di case, santuari e palazzi rende il sito decisivo per comprendere il rapporto tra religione, memoria civica e autorappresentazione del potere a Roma. Augusto, scegliendo il Palatino, non collocò semplicemente la propria dimora in un luogo prestigioso: si inserì intenzionalmente in un paesaggio dove mito fondativo, sacralità e storia urbana si rafforzavano a vicenda.
Un altro aspetto fondamentale dell’area è la continuità dei riusi. Dopo l’età antica, Foro e Palatino non scompaiono: cambiano funzione. Alcuni edifici vengono trasformati in chiese, come nel caso del Tempio di Antonino e Faustina, inglobato nella chiesa di San Lorenzo in Miranda. Altri spazi vengono progressivamente interrati, spogliati dei materiali o reinterpretati. Il Foro medievale e moderno fu a lungo noto anche come Campo Vaccino, segno di una radicale mutazione d’uso e di percezione. Il Rinascimento, con il recupero di marmi e pietre, contribuì da un lato alla perdita di parti del sito, dall’altro alla nascita di un nuovo sguardo antiquario.
La riscoperta moderna del complesso è strettamente legata al lavoro di Giacomo Boni, archeologo veneziano cui si devono gli scavi sistematici del Foro Romano e del Palatino tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Il suo metodo di scavo, la documentazione stratigrafica e l’attenzione alla dimensione paesaggistica hanno contribuito a definire l’immagine moderna del sito.
Questa dimensione scientifica è oggi proseguita nei musei del complesso. Il Museo Palatino, allestito nell’ex convento delle Monache della Visitazione sui resti del palazzo di Domiziano, raccoglie materiali dalle origini della città fino all’età imperiale. Il Nuovo Museo del Foro Romano conserva e presenta materiali legati anche alle più antiche frequentazioni dell’area, comprese testimonianze della prima età del Ferro.
Dal punto di vista storico e simbolico, il Foro Romano e il Palatino consentono di leggere nello spazio la costruzione della civiltà romana. Nel Foro si formano e si rappresentano il diritto, la magistratura, la parola pubblica, la religione civica, il trionfo e la memoria politica. Sul Palatino si condensano il mito della fondazione, la legittimazione augustea e l’evoluzione della residenza imperiale. È uno dei luoghi in cui il rapporto tra topografia e potere appare con maggiore chiarezza.
Sotto il profilo della tutela, l’area è oggi parte del Parco archeologico del Colosseo, istituto dotato di autonomia speciale del Ministero della Cultura, responsabile della conservazione e valorizzazione dell’area archeologica centrale di Roma. Questo assetto amministrativo riconosce il carattere unitario del complesso: Colosseo, Foro, Palatino e i musei connessi formano un unico paesaggio storico e archeologico.
L’area archeologica del Foro Romano e del Palatino costituisce il nucleo più antico e simbolicamente più denso di Roma. Oggi rientra nel Parco archeologico del Colosseo, istituito nel 2017, e fa parte del sito UNESCO del Centro storico di Roma. È il luogo in cui si intrecciano la memoria della fondazione della città, la costruzione del potere repubblicano, la rappresentazione monumentale dell’Impero e, in età moderna, la nascita dell’archeologia romana come disciplina scientifica.
Il Foro Romano occupa la valle tra Palatino e Campidoglio. Prima di diventare il centro monumentale della città era una zona bassa, in parte paludosa. La sua trasformazione in spazio urbano avvenne tra la fine del VII e il VI secolo a.C., quando la bonifica della valle rese possibile l’impianto di edifici religiosi, politici e commerciali. Da allora il Foro rimase per oltre un millennio il cuore della vita pubblica di Roma, sede di culti, assemblee, giustizia, attività economiche e celebrazioni civiche.
Il Palatino, invece, è il colle della fondazione mitica e della più lunga continuità abitativa. Qui si conservano resti di insediamenti dell’età del Ferro riferibili al più antico nucleo della città. La tradizione romana lo collega a Romolo e al solco primigenio della nuova Roma; la storiografia moderna lo considera comunque uno dei luoghi decisivi per comprendere la fase protourbana della città. In età repubblicana divenne quartiere residenziale aristocratico; con Augusto e con i suoi successori si trasformò nel centro della residenza imperiale.
La forza del complesso Foro-Palatino sta proprio in questa sovrapposizione di tempi e funzioni. Nel Foro si leggono soprattutto la dimensione pubblica, istituzionale e cerimoniale di Roma; sul Palatino prevalgono la memoria delle origini, la dimensione sacrale e quella residenziale, prima aristocratica e poi imperiale. Visti insieme, i due luoghi restituiscono la biografia politica della città: nascita, espansione, autorappresentazione del potere, trasformazioni tardoantiche, riusi medievali, spoliazioni rinascimentali e riscoperta archeologica moderna.
Nel Foro Romano il visitatore incontra alcuni dei monumenti più emblematici della storia romana. La Curia Iulia rappresenta la sede del Senato in età cesariana e imperiale; la Via Sacra attraversa l’area come asse cerimoniale fondamentale; il Tempio di Saturno, il Tempio dei Dioscuri, il Tempio del Divo Giulio, il Tempio di Antonino e Faustina e il Tempio di Vesta segnano il paesaggio religioso del centro civico; le basiliche Emilia, Giulia e di Massenzio mostrano l’evoluzione degli spazi giudiziari e monumentali; gli archi di Tito e di Settimio Severo testimoniano la funzione celebrativa e trionfale del Foro. Il Foro non è una semplice raccolta di rovine, ma una costruzione progressiva della memoria pubblica di Roma.
Uno dei dati più importanti è che il Foro muta radicalmente nel tempo. In età monarchica e repubblicana è soprattutto il luogo della definizione delle istituzioni cittadine. In età tardo-repubblicana e augustea diventa anche un grande palcoscenico ideologico, in dialogo con i nuovi fori imperiali. In età imperiale avanzata continua a essere monumentalizzato, ma progressivamente perde centralità rispetto ad altri poli del potere. L’ultima grande testimonianza pubblica ricordata tradizionalmente nell’area è la colonna di Foca del 608 d.C., segno di una lunga continuità simbolica pur dentro una città ormai profondamente cambiata.
Sul Palatino la lettura archeologica è ancora più stratificata. Accanto alle tracce degli insediamenti più antichi, il colle conserva resti di case aristocratiche di età repubblicana con importanti decorazioni pittoriche e pavimentali, come la Casa dei Grifi, una delle testimonianze più rilevanti della residenza privata prima dell’età augustea. Con Augusto il Palatino assume una funzione nuova: la casa del princeps si colloca in un punto carico di valore politico e religioso, legando la nuova forma del potere alla memoria delle origini di Roma.
Da Augusto in poi il Palatino diventa la sede per eccellenza dei palazzi imperiali, tanto che dal nome del colle deriva il termine moderno “palazzo”. Qui si sviluppano progressivamente la Casa di Augusto, la Casa di Livia, il complesso della Domus Tiberiana, i grandi palazzi flavi, la Domus Augustana, la Domus Flavia e il cosiddetto Stadio di Domiziano. Il colle non è quindi solo un’altura panoramica sopra il Foro, ma l’architettura stessa del potere romano, un sistema di residenze, spazi di rappresentanza, giardini, rampe, cortili e luoghi cerimoniali che si espande per secoli.
La Domus Tiberiana occupa in questo quadro un posto particolare. È una delle prime grandi residenze imperiali del colle, affacciata scenograficamente sul Foro. Il complesso, a lungo chiuso, è tornato visitabile dopo importanti restauri, restituendo una dimensione concreta dell’abitare imperiale e della continuità di uso del Palatino fino alle trasformazioni rinascimentali degli Horti Farnesiani.
Il Palatino non va letto solo come residenza imperiale. Sul colle si trovavano anche importanti culti cittadini, tra cui quello della Magna Mater. Questa compresenza di case, santuari e palazzi rende il sito decisivo per comprendere il rapporto tra religione, memoria civica e autorappresentazione del potere a Roma. Augusto, scegliendo il Palatino, non collocò semplicemente la propria dimora in un luogo prestigioso: si inserì intenzionalmente in un paesaggio dove mito fondativo, sacralità e storia urbana si rafforzavano a vicenda.
Un altro aspetto fondamentale dell’area è la continuità dei riusi. Dopo l’età antica, Foro e Palatino non scompaiono: cambiano funzione. Alcuni edifici vengono trasformati in chiese, come nel caso del Tempio di Antonino e Faustina, inglobato nella chiesa di San Lorenzo in Miranda. Altri spazi vengono progressivamente interrati, spogliati dei materiali o reinterpretati. Il Foro medievale e moderno fu a lungo noto anche come Campo Vaccino, segno di una radicale mutazione d’uso e di percezione. Il Rinascimento, con il recupero di marmi e pietre, contribuì da un lato alla perdita di parti del sito, dall’altro alla nascita di un nuovo sguardo antiquario.
La riscoperta moderna del complesso è strettamente legata al lavoro di Giacomo Boni, archeologo veneziano cui si devono gli scavi sistematici del Foro Romano e del Palatino tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Il suo metodo di scavo, la documentazione stratigrafica e l’attenzione alla dimensione paesaggistica hanno contribuito a definire l’immagine moderna del sito.
Questa dimensione scientifica è oggi proseguita nei musei del complesso. Il Museo Palatino, allestito nell’ex convento delle Monache della Visitazione sui resti del palazzo di Domiziano, raccoglie materiali dalle origini della città fino all’età imperiale. Il Nuovo Museo del Foro Romano conserva e presenta materiali legati anche alle più antiche frequentazioni dell’area, comprese testimonianze della prima età del Ferro.
Dal punto di vista storico e simbolico, il Foro Romano e il Palatino consentono di leggere nello spazio la costruzione della civiltà romana. Nel Foro si formano e si rappresentano il diritto, la magistratura, la parola pubblica, la religione civica, il trionfo e la memoria politica. Sul Palatino si condensano il mito della fondazione, la legittimazione augustea e l’evoluzione della residenza imperiale. È uno dei luoghi in cui il rapporto tra topografia e potere appare con maggiore chiarezza.
Sotto il profilo della tutela, l’area è oggi parte del Parco archeologico del Colosseo, istituto dotato di autonomia speciale del Ministero della Cultura, responsabile della conservazione e valorizzazione dell’area archeologica centrale di Roma. Questo assetto amministrativo riconosce il carattere unitario del complesso: Colosseo, Foro, Palatino e i musei connessi formano un unico paesaggio storico e archeologico.
DA SAPERE: Nel cuore del Foro, davanti ai Rostri, nel 44 a.C. per i funerali di Giulio Cesare fu costruita un’edicola dorata all’interno della quale venne posta prima la toga insanguinata e poi il corpo del defunto. Qui pronunciò il suo discorso funebre Marco Antonio, che secoli dopo Shakespeare avrebbe reso immortale.
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