Fino al 29 marzo a Pieve di Cadore

Tiziano e il paesaggio. Capolavori a confronto

Tiziano Vecellio, Madonna con il Bambino e Angelo, San Francesco, San Biagio e il donatore Alvise Gozzi (Pala Gozzi), 1520. Olio su tavola. Ancona, Pinacoteca Civica di Ancona “Francesco Podesti”
 

Francesca Grego

27/01/2026

Belluno - Il 27 agosto del 1576 Tiziano Vecellio si spegneva nella sua casa atelier di Venezia, nei pressi del Canal Grande, mentre la peste consumava la città. Terminava così, a quasi novant’anni, la parabola dell’artista più amato nell’Europa del Rinascimento. Pittore ufficiale della Serenissima, pittore di corte di Carlo V d’Asburgo e Filippo II di Spagna, con le sue opere Tiziano ha dato lustro alle stanze di papi e principi, a chiese, luoghi pubblici e nobili palazzi. A capo di una bottega organizzata come una moderna azienda, divenne il pittore più ricco del suo tempo, ma soprattutto un grande innovatore del colore e della luce, un artista geniale e versatile, l’inventore della pittura tonale, pioniere di tendenze che avrebbero cambiato il corso della pittura. 

Una storia iniziata a Pieve di Cadore (Belluno), dove il maestro era nato e dove da qualche giorno sono iniziate le celebrazioni per i 450 anni dalla sua scomparsa. Tiziano e il Paesaggio è il titolo dell’ambizioso progetto espositivo in due tempi ideato da Bernard Aikema e curato da Thomas Dalla Costa per l’occasione, al quale si affiancheranno la riapertura della Casa Natale dell’artista dopo l’atteso restauro e un importante convegno all’inizio del 2027. 
Nel frattempo la collaborazione tra Pieve di Cadore e altre due città - Ancona e Treviso - segnate dall’arte di Tiziano porterà i capolavori del pittore fuori dalle sedi consuete. Ad Ancona, per esempio, arriverà la celebre Annunciazione Malchiostro, mentre la bellissima cappella che da sempre la custodisce all’interno della Cattedrale di Treviso sarà sottoposta a un intervento di restauro.  

Primo atto della festa in onore dell’artista è la mostra Tiziano e il Paesaggio. Dal Cadore alla Laguna: la Pala Gozzi e la Sommersione del Faraone, da visitare fino al 29 marzo presso il Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore. Significativa introduzione a un vasto progetto che prenderà il via a luglio 2026, l’esposizione mette a confronto due capolavori del maestro veneto: la Pala Gozzi, proveniente dalla Pinacoteca “Francesco Podesti” di Ancona, e la monumentale xilografia della Sommersione dell’esercito del Faraone nel Mar Rosso, conservata presso i Musei Civici di Bassano del Grappa e considerata una delle più spettacolari incisioni di tutti i tempi. Diverse per tecnica e per funzione, le opere in mostra presentano più di un punto in comune, dalla rappresentazione di una città che emerge dall’acqua alla caratteristica struttura a triangolo, fino ai paesaggi portatori di significati reconditi e alla presenza di riferimenti storico-politici. 

L’imponente dipinto a olio di quasi 3 metri e mezzo di altezza noto come Pala Gozzi è l’unica opera in cui il maestro evidenzia le proprie origini firmandosi come “Titianus Cadorinus”, eppure è esposta in Cadore per la prima volta. Fu realizzata nel 1520 per la Chiesa di San Francesco ad Alto in Ancona e raffigura una Madonna con il Bambino in gloria, insieme ai Santi Francesco e Biagio e al donatore Alvise Gozzi, facoltoso mercante di Ragusa (l’attuale Dubrovnik). Dietro di loro, un panorama che ricorda l’entroterra veneto e, in fondo, il profilo di Venezia, in quella che è probabilmente la prima rappresentazione della Laguna nella pittura moderna.  

Il paesaggio della Pala Gozzi è nuovo anche per altre ragioni: l’uso della prospettiva atmosferica, per esempio, nonché il trattamento di luce e colore, che creano un effetto di profondità spaziale e tridimensionalità. Ma c’è di più. L’opera contiene infatti precisi significati legati al momento storico che la Serenissima sta attraversando. Tiziano rappresenta le città di Ancona, Venezia e Ragusa nelle figure dei santi patroni, che insieme compongono un triangolo: la Vergine simbolo della Serenissima è posta al vertice, con San Francesco (Ancona) e San Biagio (Ragusa) ai suoi piedi. Il dipinto celebrerebbe così la ripresa del dominio di Venezia sull’Adriatico nel 1520, grazie al venir meno delle misure restrittive imposte dieci anni prima da papa Giulio II. A confermare la tesi potrebbero essere proprio alcuni elementi del paesaggio: secondo Aikema e Dalla Costa, la luce giallo-arancio che inonda la veduta di Venezia non sarebbe quella di un tramonto - come ritenuto finora sulla base di un topos ottocentesco - bensì quella dell’alba come segno di rinascita (rafforzato dal ramo di fico che simboleggia nuova vita), l’avvento di un nuovo giorno e del riscatto dalle dure conseguenze della disfatta di Cambrai. 

Con la grande xilografia della Sommersione dell’esercito del Faraone nel Mar Rosso facciamo un passo indietro nella storia, ad anni di poco precedenti in cui le truppe francesi e imperiali arrivarono ad assediare la Serenissima. L’opera, infatti, fu disegnata da Tiziano e stampata per la prima volta da un anonimo incisore intorno al 1515, per poi essere riprodotta in innumerevoli repliche sull’onda di un successo travolgente. Grande come un dipinto (120 x 220 centimetri), con decine di figure e un vasto paesaggio di notevole ricchezza espressiva, la xilografia dipinge uno scenario a tinte fosche: nuvole minacciose si addensano sul mare e sul profilo della città, che occupano più di due terzi dell’opera. Nonostante la protezione divina, un “oscuro presagio” incombe su una Gerusalemme che somiglia moltissimo a Venezia, mentre un Egitto dai “tratti nordici” emerge come “città del diavolo” sul lato sinistro della xilografia.    

Insieme, i due lavori evidenziano l’innovativa concezione del paesaggio secondo Tiziano, che fa della natura una parte integrante della narrazione artistica. Sebbene non esistano nella sua produzione dipinti catalogabili come paesaggi autonomi, per l’artista “il paesaggio non è solo elemento decorativo, ma costituisce una componente visiva imprescindibile delle sue opere che ne permea profondamente la struttura compositiva”, scrivono i curatori. Alle immagini della natura Tiziano affida messaggi, sensazioni, emozioni che meritano certamente di essere approfondite. 

È proprio questo l’obiettivo della seconda mostra su Tiziano e il paesaggio prevista per l’estate. Da luglio a settembre 2026 dipinti, disegni e incisioni del maestro rinascimentale saranno riuniti a Pieve di Cadore, per essere esposti accanto a opere di artisti coevi e successivi. Il confronto esplorerà l’impatto delle innovazioni di Tiziano sull’arte del suo tempo e dei secoli a venire, evidenziandone il contributo all’affermazione del paesaggio come genere indipendente nel Seicento e l’influenza sulla pittura europea del XVIII e XIX secolo.