Fino al 20 ottobre al Museo Segantini di St. Moritz
Arte in alta quota: Segantini e il ritratto in mostra sulle Alpi

Giovanni Segantini, Ritratto di giovane in costume grigionese (1887). In deposito presso il Museo Segantini di St. Moritz. Proprietà della Otto Fischbacher Giovanni Segantini Stiftung
Francesca Grego
03/06/2021
Mondo - “Il ritratto è lo studio che colla maggior semplicità di mezzi racchiude la più efficace parola dell’Arte nell’espressione della forma viva”. Impareggiabile autore di paesaggi e scene di vita, Giovanni Segantini sentiva una grande responsabilità ogni volta che si lanciava “nell’esplorazione del volto umano”. Al Museo Segantini di St. Moritz, per la prima volta una mostra appena inaugurata indaga in maniera approfondita questo aspetto della sua opera.
Nel percorso curato da Annie-Paule Quinsac, autrice del catalogo ragionato di Segantini, e dalla direttrice del museo engadinese Mirella Carbone, si confrontano ritratti e autoritratti provenienti da collezioni pubbliche e private di respiro internazionale. Sono in tutto 22 i dipinti e i disegni esposti, e coprono l’intera carriera del maestro della luce. Dagli esordi a Milano alla morte prematura in Svizzera, ne seguiamo l’evoluzione artistica, tra il fedele realismo della fase giovanile e il ritratto come espressione di idee e sentimenti, tipico degli anni della maturità: dallo specchio al simbolo.

Giovanni Segantini, Ritratto di giovane signora di profilo (1880). Fondazione Ernesto Conrad, Poschiavo
Un esempio del periodo realista è il primo piano dedicato a Leopoldina Grubicy, sorella di Vittore Grubicy de Dragon, mercante d’arte e amico del pittore: della giovane vedova Segantini coglie l’eleganza aristocratica, ma anche la tristezza espressa il suo sguardo intenso. Vittore è invece protagonista di una delle opere più potenti della mostra, un ritratto al tempo stesso intimo e monumentale che lo raffigura mentre conversa con l’artista, circondato da tele coperte: il mestiere di mercante ne definisce la figura, con a uno sguardo più attento si svela nei dettagli psicologici.
Alcuni ritratti hanno il merito di trasportarci tra gli affetti più intimi dell’artista: è il caso del disegno che ritrae il figlioletto Gottardo addormentato dopo un intervento chirurgico e del dipinto simbolista Petalo di Rosa, dedicato alla compagna Bice Bugatti, che sperimenta l’uso di polvere e foglia d’oro.

Giovanni Segantini, Ritratto di Vittore Grubicy de Dragon, 1887. Proprietà del Museum fur Bildende Kunst, Lipsia
Ma è attraverso gli autoritratti, spiegano le curatrici della mostra, che la transizione dallo specchio al simbolo si manifesta in modo ancora più inequivocabile: quattro anni prima di morire, Segantini si rappresenta come un profeta o un Cristo bizantineggiante, che giganteggia davanti alle Alpi svizzere con lo sguardo ieratico e la barba lunga. Scompare il colore, da sempre tra i suoi punti forti: grafismi monocromi rotti solo da tocchi d’oro e di gesso bianco trasformano il ritratto in un’icona, sottolineandone la sacralità.
Giovanni Segantini Maestro del Ritratto sarà visitabile al Museo Segantini di St. Moritz (Svizzera) fino al 20 ottobre 2021, con visite guidate domenicali disponibili in italiano su richiesta.

Giovanni Segantini, Autoritratto, 1895. Museo Segantini, St. Moritz
Nel percorso curato da Annie-Paule Quinsac, autrice del catalogo ragionato di Segantini, e dalla direttrice del museo engadinese Mirella Carbone, si confrontano ritratti e autoritratti provenienti da collezioni pubbliche e private di respiro internazionale. Sono in tutto 22 i dipinti e i disegni esposti, e coprono l’intera carriera del maestro della luce. Dagli esordi a Milano alla morte prematura in Svizzera, ne seguiamo l’evoluzione artistica, tra il fedele realismo della fase giovanile e il ritratto come espressione di idee e sentimenti, tipico degli anni della maturità: dallo specchio al simbolo.

Giovanni Segantini, Ritratto di giovane signora di profilo (1880). Fondazione Ernesto Conrad, Poschiavo
Un esempio del periodo realista è il primo piano dedicato a Leopoldina Grubicy, sorella di Vittore Grubicy de Dragon, mercante d’arte e amico del pittore: della giovane vedova Segantini coglie l’eleganza aristocratica, ma anche la tristezza espressa il suo sguardo intenso. Vittore è invece protagonista di una delle opere più potenti della mostra, un ritratto al tempo stesso intimo e monumentale che lo raffigura mentre conversa con l’artista, circondato da tele coperte: il mestiere di mercante ne definisce la figura, con a uno sguardo più attento si svela nei dettagli psicologici.
Alcuni ritratti hanno il merito di trasportarci tra gli affetti più intimi dell’artista: è il caso del disegno che ritrae il figlioletto Gottardo addormentato dopo un intervento chirurgico e del dipinto simbolista Petalo di Rosa, dedicato alla compagna Bice Bugatti, che sperimenta l’uso di polvere e foglia d’oro.

Giovanni Segantini, Ritratto di Vittore Grubicy de Dragon, 1887. Proprietà del Museum fur Bildende Kunst, Lipsia
Ma è attraverso gli autoritratti, spiegano le curatrici della mostra, che la transizione dallo specchio al simbolo si manifesta in modo ancora più inequivocabile: quattro anni prima di morire, Segantini si rappresenta come un profeta o un Cristo bizantineggiante, che giganteggia davanti alle Alpi svizzere con lo sguardo ieratico e la barba lunga. Scompare il colore, da sempre tra i suoi punti forti: grafismi monocromi rotti solo da tocchi d’oro e di gesso bianco trasformano il ritratto in un’icona, sottolineandone la sacralità.
Giovanni Segantini Maestro del Ritratto sarà visitabile al Museo Segantini di St. Moritz (Svizzera) fino al 20 ottobre 2021, con visite guidate domenicali disponibili in italiano su richiesta.

Giovanni Segantini, Autoritratto, 1895. Museo Segantini, St. Moritz
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