Dal 14 marzo al 28 giugno 2026
Alla Magnani Rocca il Simbolismo italiano in 140 opere
Giulio Aristide Sartorio, La Sirena (Abisso verde), 1893. Olio su tela
Francesca Grego
21/01/2026
Parma - “L'arte nuova non vuole rappresentare le cose, ma l'alone di mistero che le circonda. Non la realtà, ma il sogno della realtà; non il visibile, ma l'invisibile che nel visibile traspare”, afferma lo scrittore e storico dell’arte Angelo Conti nel 1900. L’arte nuova di cui parla è il Simbolismo, protagonista della prossima grande mostra alla Fondazione Magnani Rocca: uno dei più vasti progetti espositivi mai dedicati al movimento nella sua declinazione italiana, con oltre 140 dipinti, sculture e incisioni da ammirare nella cornice della Villa dei Capolavori.
Quali furono i caratteri distintivi del Simbolismo italiano? Perché nella Penisola questa tendenza si sviluppò più tardi rispetto all’Europa continentale? In che modo gli artisti di casa nostra elaborarono gli stimoli provenienti dall’estero? Quali esperienze e influssi furono decisivi per la sua evoluzione? L’esposizione a cura di Francesco Parisi e Stefano Roffi proverà a rispondere tra atmosfere oniriche e visioni perturbanti, attraverso le opere di artisti come Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Gaetano Previati, Arnold Böcklin, Franz von Stuck, Max Klinger, Galileo Chini, Luigi Russolo, Leonardo Bistolfi, Adolfo Wildt, Plinio Nomellini, Duilio Cambellotti, Felice Carena, Alberto Martini, Libero Andreotti, Mariano Fortuny.

Giuseppe Pellizza da Volpedo, L'amore nella vita, 1901-1902. Olio su tela
In sette capitoli la mostra indagherà i temi cari a questi artisti - dal paesaggio come spazio dell’interiorità alla presenza costante ma ambivalente della figura femminile, dalla natura come organismo vivente al lato inquietante del mito - restituendo l’ampiezza e la complessità dell’immaginario simbolista italiano. In evidenza, il continuo dialogo con i Preraffaelliti britannici e con i gruppi cresciuti in area francese e mitteleuropea rispettivamente intorno a Gustave Moreau e ad Arnold Böcklin, i soggiorni in Italia di importanti protagonisti del movimento, ma anche l’originalità degli artisti della Penisola: “ne emerge un quadro in cui l’Italia non è periferia - scrivono i curatori - ma laboratorio di soluzioni elaborate in costante confronto con l’Europa”.
Il Simbolismo in Italia. Origini e sviluppi di una nuova estetica 1883-1915 sarà visitabile presso la Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo, alle porte di Parma, dal 14 marzo al 28 giugno 2026.

Felice Carena, Ofelia, 1912. Olio su tela
Quali furono i caratteri distintivi del Simbolismo italiano? Perché nella Penisola questa tendenza si sviluppò più tardi rispetto all’Europa continentale? In che modo gli artisti di casa nostra elaborarono gli stimoli provenienti dall’estero? Quali esperienze e influssi furono decisivi per la sua evoluzione? L’esposizione a cura di Francesco Parisi e Stefano Roffi proverà a rispondere tra atmosfere oniriche e visioni perturbanti, attraverso le opere di artisti come Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Gaetano Previati, Arnold Böcklin, Franz von Stuck, Max Klinger, Galileo Chini, Luigi Russolo, Leonardo Bistolfi, Adolfo Wildt, Plinio Nomellini, Duilio Cambellotti, Felice Carena, Alberto Martini, Libero Andreotti, Mariano Fortuny.

Giuseppe Pellizza da Volpedo, L'amore nella vita, 1901-1902. Olio su tela
In sette capitoli la mostra indagherà i temi cari a questi artisti - dal paesaggio come spazio dell’interiorità alla presenza costante ma ambivalente della figura femminile, dalla natura come organismo vivente al lato inquietante del mito - restituendo l’ampiezza e la complessità dell’immaginario simbolista italiano. In evidenza, il continuo dialogo con i Preraffaelliti britannici e con i gruppi cresciuti in area francese e mitteleuropea rispettivamente intorno a Gustave Moreau e ad Arnold Böcklin, i soggiorni in Italia di importanti protagonisti del movimento, ma anche l’originalità degli artisti della Penisola: “ne emerge un quadro in cui l’Italia non è periferia - scrivono i curatori - ma laboratorio di soluzioni elaborate in costante confronto con l’Europa”.
Il Simbolismo in Italia. Origini e sviluppi di una nuova estetica 1883-1915 sarà visitabile presso la Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo, alle porte di Parma, dal 14 marzo al 28 giugno 2026.

Felice Carena, Ofelia, 1912. Olio su tela
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