450 ANNI NEL NOME DI MICHELANGELO
E DELL’ACCADEMIA DELLE ARTI DEL DISEGNO DI FIRENZE

 
Alla Galleria Nazionale dell'Umbria il capolavoro del pittore olandese si confronta con la ritrattistica femminile del secondo Ottocento.

Francesca Grego
formato sconosciuto

L’Arlesiana della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea è uno dei rarissimi dipinti di Vincent Van Gogh - tre in tutto - conservati nei musei italiani. Ma quanto sappiamo davvero di questo celebre capolavoro? L’invito a conoscerlo meglio arriva dalla nuova mostra dossier allestita presso la Galleria Nazionale dell’Umbria: dopo Amedeo Modigliani con Nu Couché e Gustav Klimt con Le tre età, da domani, giovedì 2 luglio, fino al prossimo 27 settembre, il museo perugino rende omaggio al maestro olandese con un focus approfondito su una delle sue tele più note. Oltre a ritrovarsi faccia a faccia con Madame Ginoux, la proprietaria del Café de la Gare ad Arles che fu uno dei soggetti più cari a Van Gogh, i visitatori della GNU scopriranno vita, morte e miracoli del dipinto attraverso proiezioni video immersive e un ricco apparato esplicativo, esplorando il contesto biografico, artistico e storico-culturale all’origine dell’Arlesiana.   

La versione conservata alla GNAM e spedita a Perugia appartiene all’ultimo anno di vita dell’artista, ricoverato volontariamente nell’ospedale psichiatrico di Saint-Rémy-de-Provence. Partendo da un disegno di Gauguin rimasto in suo possesso dopo la precipitosa fuga dell’amico, Van Gogh realizza un’immagine ricca di significati personali e rimandi biografici, emotivamente carica di affetto e senso di catarsi. Come sua abitudine, usa il ritratto come esercizio, a volte sfibrante, per l’esplorazione di sé. 


"Un capolavoro a Perugia: L'Arlesiana di Vincent Van Gogh", Galleria Nazionale dell'Umbria, installation view. Photo Marco Giugliarelli

Per comprendere appieno le peculiarità della ritrattistica del maestro olandese, la Galleria Nazionale dell’Umbria accosta l’Arlesiana a un ricco campionario di ritratti di artisti italiani coevi -  da Macchiaioli come Silvestro Lega al gruppo degli Italiens de Paris, come Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi, Giovanni Boldini - provenienti dal Museo dell’Ottocento di Pescara Fondazione Di Persio - Pallotta. Il risultato è un dialogo tra linguaggi e poetiche variegate - tutte segnate dal confronto con le ricerche in atto a Parigi tra realismo e impressionismo - seguendo l’evoluzione dell’immagine femminile nella pittura del secondo Ottocento. 


"Un capolavoro a Perugia: L'Arlesiana di Vincent Van Gogh", Galleria Nazionale dell'Umbria, installation view. Photo Marco Giugliarelli

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