Dal 29 maggio al 4 ottobre oltre 200 scatti del fotografo americano esplorano il concetto di bellezza come perfezione assoluta
La bellezza per
Robert Mapplethorpe ha la forma di corpi, visi, nature morte scolpiti nello spazio attraverso l’obiettivo della sua Hasselblad.
Più che scioccare il mondo il fotografo americano ha voluto elevare il corpo umano, ogni corpo, a una dimensione sacra e monumentale. Il capitolo conclusivo di un importante progetto espositivo che ha già toccato
Venezia e
Milano, arriva adesso a Roma con un nucleo inedito per la tappa capitolina.
Fino al 4 ottobre il Museo dell’Ara Pacis ospita la mostra
Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza una selezione di oltre 200 scatti del fotografo americano che esplorano il concetto di bellezza come perfezione assoluta e rigore formale.
I ritratti di personaggi famosi del mondo dell’arte, della letteratura, della musica, del cinema, da
Yoko Ono a
Robert Rauschenberg, da
Richard Gere alle muse
Patti Smith e
Lisa Lyon, fiori e foto sensuali di corpi maschili e femminili, dialogano con un nucleo dedicato all’antico. Due sculture classiche conservate ai Musei Capitolini - la Statua di Afrodite della seconda metà del I sec. a.C. – inizi del I sec d.C. e la Statua di atleta, I secolo d.C. da un originale greco del V a.C.
Tra i contenuti inediti selezionati per la tappa romana figura una selezione di scatti realizzati dal fotografo americano durante i suoi soggiorni in Italia, tra Capri e Napoli, su invito del suo gallerista Lucio Amelio che gli chiese di partecipare a
Terrae Motus dopo il terremoto che colpì Napoli nel 1980. Amelio voleva trasformare la catastrofe del sisma in forza creativa: “toccava agli artisti, a noi tutti, osare per abbattere gli ostacoli, e spostare le macerie”.
Robert Mapplethorpe all'Ara Pacis | Foto: © WpsLe fotografie rivelano quindi un legame intimo e finora poco documentato con il nostro Paese, un viaggio attraverso le pieghe del tempo dove l’arte, più che giacere nei musei, viene evocata e respirata nelle piazze e per le strade delle città.
la selezione dialoga idealmente con il Museo dell'Ara Pacis, creando un suggestivo cortocircuito visivo tra la statuaria classica e la fotografia contemporanea. Curata da
Denis Curti e promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Marsilio Arte, organizzata da Zètema Progetto Cultura e Marsilio Arte, in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York, la mostra prende avvio da una selezione di immagini poco conosciute al grande pubblico. Si tratta delle prime opere giovanili: assemblaggi e collage tridimensionali realizzati con immagini d'archivio, ritagli di giornali erotici, feticci religiosi e indumenti, lavori provocatori, nati per innescare una reazione emotiva e invitare l'osservatore a completare il significato dell’opera.
«C'è un grande malinteso che accompagna da sempre il lavoro di Robert Mapplethorpe - spiega il curatore Denis Curti: quello di considerarlo un fotografo della provocazione, un artista dello scandalo legato alla New York underground degli anni '70 e '80. In realtà, se spogliamo le sue immagini dal loro contenuto più esplicito e geometricamente dirompente, ciò che resta è puro classicismo. Mapplethorpe non cercava lo scandalo fine a se stesso; cercava la perfezione della forma. Che stesse fotografando un fiore o il corpo scultoreo di Lisa Lyon, il suo sguardo era guidato dalle stesse identiche regole: un'ossessione per l'equilibrio, per la simmetria, per la luce zenitale e per il rigore compositivo che affonda le radici nella scultura rinascimentale».
Robert Mapplethorpe all'Ara Pacis | Foto: © Wps Autoritratti si intrecciano ai ritratti delle celebrità ma il nucleo principale dell’esposizione è nella serie dei fiori e delle nature morte: fotografie in cui elementi naturali vengono isolati e indagati con una maniacale attenzione alla luce, trasformandoli in forme geometriche e reperticlassici. Fanno da contraltare alla natura, gli scatti più celebri e sensuali dedicati allo studio dei corpi maschili e femminili, mentre in chiusura si esplora il profondo legame di Mapplethorpe con l'Italia. Qui emerge il costante confronto visivo ed evocativo tra i temi della contemporaneità, il classicismo, il barocco e l'archeologia si mescolano mostrando come l'arte antica e la fotografia moderna possano coesistere in perfetta armonia.