Nel progetto site specific per la Sala delle Cariatidi la pittura visionaria del maestro tedesco riporta in vita un singolare pantheon femminile.
Francesca Grego
formato sconosciuto
La prima a Milano è di casa: Caterina Sforza, figlia del duca Galeazzo Maria Sforza, nonché alchimista, condottiera, scienziata e autrice di un raro manoscritto con 400 formule per la salute e la bellezza. Accanto a lei Isabella Cortese, misteriosa figura cinquecentesca di medico, e la filosofa Maria la Giudea, probabilmente la prima alchimista della storia occidentale, vissuta ad Alessandria d’Egitto tra il I e il III secolo d.C., ma anche le meno note Marie Meudrac, Rebecca Vaughan, Mary Anne Atwood, Anne Marie Ziegler. A loro è dedicato il progetto site specific di Anselm Kiefer per Palazzo Reale che inaugurerà il 7 febbraio, in concomitanza con i Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026.
In dialogo con la drammatica bellezza della Sala delle Cariatidi, segnata ancora dalle ferite del bombardamento del ‘43 e testimone di un passato di splendore e rovina, fino al 27 settembre 2026 Le Alchimiste presenterà 38 grandi teleri dedicati a donne dalla mente e dalla personalità forte che cercarono nella natura le risposte ai loro quesiti: donne la cui intelligenza è stata perseguitata, occultata, dimenticata, ma a pieno titolo partecipi della nascita del pensiero scientifico moderno. Un pantheon al femminile che Kiefer, da sempre interessato al potere di creazione e redenzione delle donne nella storia, riporta in vita con visionaria intuizione a partire dalle scarne notizie giunte fino a noi su queste figure.
In bilico tra scienza e mito, magia e filosofia, le storie delle alchimiste narrano di esperimenti e di scoperte, di ricette mediche e di cure di bellezza messe a punto tra forni e alambicchi, grazie a ingegnosi procedimenti e scambi - come nel caso di Caterina Sforza - con noti medici e studiosi del loro tempo. Di una conoscenza concreta volta alla cura del corpo e dello spirito, più che alla ricerca utopica della pietra filosofale, perseguita con rigore e attitudine sperimentale prima della nascita di quel che oggi chiamiamo scienza. Ma anche di esclusioni, travestimenti, condanne, abiure. Attraverso la sua pittura materica e fortemente simbolica, Kiefer riporta alla luce quel che è stato sepolto.
Ogni quadro è un atto di resurrezione: un volto che emerge, un racconto, una materia che si trasfigura e, interpretando il motto alchemico Obscurum per obscurius, ignotum per ignotius (“l’oscuro attraverso il più oscuro, l’ignoto attraverso il più ignoto”), invita il visitatore a immergersi in un percorso emotivamente coinvolgente, quasi iniziatico. Ma c’è di più: è la pittura stessa di Kiefer a farsi linguaggio alchemico, trasmutando la materia attraverso strumenti come il fuoco o l’elettrolisi, e sublimando i temi centrali del suo lavoro - il mito, la storia, la memoria, l’identità - in un processo di distruzione e rigenerazione.