450 ANNI NEL NOME DI MICHELANGELO
E DELL’ACCADEMIA DELLE ARTI DEL DISEGNO DI FIRENZE

 
Una mostra dossier dal taglio inedito in collaborazione con l’Accademia Carrara e la Fondazione Roberto Longhi. 

Francesca Grego
formato sconosciuto

Due grandi tradizioni pittoriche si incontrano ai Musei Reali di Torino attraverso le opere di due importanti protagonisti del primo Cinquecento: il veneto Lorenzo Lotto e il lombardo Giovanni Girolamo Savoldo, che l’illustre studioso Roberto Longhi indicò tra i più significativi precursori di Caravaggio. Terreno del confronto è proprio quell’attenzione verso la realtà e la luce che un secolo dopo giungerà a maturazione sulle tele del Merisi, rendendole innovative e talvolta scandalose. Accomunati dall’interesse verso la cultura figurativa nordica, Lotto e Savoldo coniugano all’osservazione del vero una spiccata attitudine psicologica e un’intensa partecipazione emotiva: nei loro dipinti la natura si anima di vibrazioni interiori, mentre il chiaroscuro assume una potente valenza espressiva. Caratteri ben esemplificati dal capolavoro di Lorenzo Lotto Sacra Famiglia con Santa Caterina d’Alessandria, ospite d’onore della mostra, arrivato dall’Accademia Carrara di Bergamo: “uno dei dipinti più poetici della maturità” del maestro secondo la direttrice del museo lombardo Maria Luisa Pacelli. 

“Datata 1533, l’opera rivela la capacità dell’artista di intrecciare intensità emotiva, luce e profondità spirituale in una visione del sacro profondamente umana e moderna”, prosegue Pacelli: “Allo stesso tempo, il confronto con un diverso contesto museale offre la possibilità di far emergere nuove risonanze e prospettive di lettura, valorizzando la forza narrativa e la sottile tensione psicologica della sua pittura. In questo senso, il dialogo con i dipinti di Savoldo mette in luce la ricchezza della cultura figurativa lombardo-veneta del primo Cinquecento, accomunata da una sensibilità nuova verso il dato naturale, la dimensione interiore e la resa atmosferica della luce”. 


La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo. Foto Giuliano Berti per i Musei Reali di Torino

L’altro polo del confronto è rappresentato da due gioielli dei Musei Reali di Torino, firmati appunto da Giovanni Girolamo Savoldo. L’Adorazione dei pastori, entrata nelle collezioni sabaude nel 1824 con l’acquisizione di Palazzo Durazzo di Genova (ora Palazzo Reale) e delle sue raccolte, spicca per la ricchezza cromatica e i bagliori dorati della tradizione veneziana, accanto a una costruzione luministica concreta e analitica, legata alla cultura lombarda. L’Adorazione del Bambino tra San Girolamo e San Francesco d’Assisi si distingue invece per il forte naturalismo delle figure e per il coinvolgimento diretto dello spettatore: il gesto di San Girolamo che alza il velo e mostra Gesù Bambino coinvolge direttamente lo spettatore nel mistero della Rivelazione, prefigurando al tempo stesso il destino della Passione di Cristo. Attraverso un linguaggio costruito su sottili passaggi di luce e ombra, Savoldo esprime un nuovo senso della spiritualità, più intimo, concreto e partecipato rispetto al passato.  

In corso fino al prossimo 15 settembre, il progetto a cura di Annamaria Bava e Alessandro Uccelli indaga poi sullo studioso che, alla fine del XIX secolo, diede il via alla riscoperta dei due pittori cinquecenteschi. Si tratta di Giovan Battista Cavalcaselle (1819-1897), un autentico pioniere della storia dell’arte. Una sezione dedicata esplora il metodo di studio di Cavalcaselle e il suo sapiente uso del disegno attraverso le carte legate ai dipinti in mostra, prima che il percorso si chiuda con una “lezione immaginata” di Roberto Longhi, un video realizzato in collaborazione con la fondazione intitolata al grande storico dell’arte. 

La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo è “una mostra dossier che invita a guardare lentamente (slow-looking), a fermarsi per scoprire dettagli, a cambiare il passo di visite ai musei fatte sempre più in velocità”, spiega la direttrice dei Musei Reali di Torino Paola D’Agostino: “proponiamo al pubblico di (ri-) scoprire due pittori ingiustamente meno noti di quanto meritino, per sapienza artistica e un uso della luce naturale particolarissimo e fondante per Caravaggio, come ha ben indagato Roberto Longhi, piemontese di nascita e di prima formazione universitaria”.


La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo. Foto Giuliano Berti per i Musei Reali di Torino


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