Una retrospettiva completa per il maestro che con Robert Rauschenberg rivoluzionò la scena americana, anticipando la Pop Art, il Minimalismo e l’Arte Concettuale.
Francesca Grego
formato sconosciuto
“Un’esperienza sbalorditiva”, così il grande gallerista Leo Castelli ricorda la sua prima, casuale visita nella casa di Jasper Johns a New York, in compagnia di Robert Rauschenberg, che abitava al piano di sopra e condivideva con l’amico il frigorifero. “Una serie straordinaria di dipinti con bersagli, verdi, rossi, gialli e blu, con modelli in gesso di facce e parti del corpo, con lettere, numeri, bandiere” gli si parò davanti. “Era come se avessi trovato un tesoro”, racconta Castelli: “Quel ragazzo aveva 27 anni ma la sua era una pittura straordinariamente raffinata e matura. Aveva dipinto quei quadri due anni prima, nel 1955, ed erano dei capolavori. Dire che ero estremamente colpito è poco: ero sconvolto. Gli proposi subito di entrare a far parte della mia galleria”. Iniziava così l’avventura di Johns nel mondo dell’arte: in polemica con l’Espressionismo Astratto fino ad allora dominante nella pittura americana, con intuito naturale avrebbe anticipato tendenze come la Pop Art, il Minimalismo e l’Arte Concettuale. Un anno dopo l’incontro con Castelli, Johns entrava nelle collezioni del MoMa.
Dal prossimo 29 maggio circa 140 opere ne ripercorreranno la carriera al Museo Guggenheim di Bilbao, esplorando ogni aspetto della sua produzione. Dipinti, sculture, disegni, incisioni, insieme a un libro d’artista e una scenografia, restituiranno il ritratto completo dell’autore americano, che alla fine degli anni Cinquanta era già considerato una figura chiave nell’arte globale. Ma il curatore Enrique Juncosa procede fino all’inizio del Terzo Millennio, ricostruendo le evoluzioni di un talento mai prevedibile.
Jasper Johns: Night Driver - questo il titolo del progetto - prende il nome da un disegno del 1960: l’artista lo descrisse come la sua “prima opera basata su un sentimento personale”. Costruita come un racconto cronologico, la mostra presenterà, tappa dopo tappa, lo sviluppo della ricerca di Johns, soffermandosi su temi, tecniche e soggetti favoriti per evidenziarne l’evoluzione nel corso del tempo. Lungo il percorso troveremo perciò i celebri Target (bersagli) e Flag (bandiere), e poi sculture con oggetti quotidiani - come lampadine e torce elettriche che invece di illuminare sono esse stesse l’oggetto della visione - opere che reintroducono la figura umana nella pittura, incluso l’autoritratto, giochi più o meno espliciti con il lavoro di altri artisti, da Pollock e de Kooning a Cézanne, Munch, Picasso.
In evidenza, l’approccio ironico e mai urlato di Johns all’arte, e più tardi la delicata apertura verso la dimensione emotiva, accanto ai numerosi livelli di lettura che ciascuna delle sue opere schiude attraverso i numerosi riferimenti biografici, filosofici e metalinguistici. Da non perdere, infine, sono i lavori che raccontano l’amicizia e le relazioni di Johns con importanti protagonisti dell’arte del suo tempo: dal coreografo Merce Cunningham, da scoprire in un video del 1968, allo scrittore irlandese Samuel Beckett, con cui realizzò a Parigi il libro d’artista Foirades/Fizzles, fino a un raro ritratto di Marcel Duchamp - forse il maestro che più ha influenzato l’opera di Johns - e ai disegni donati a Richard Serra e a Robert Rauschenberg, l’altro dioscuro del New Dada.