C'è qualcosa di inevitabile nell'incontro tra
Walter Chandoha e
Toiletpaper. Da una parte il fotografo americano che ha dedicato settant'anni della sua vita a ritrarre gatti: oltre 90.000 scatti, apparsi su più di 300 copertine di riviste e in migliaia di campagne pubblicitarie, dalle pagine di
Life e
Look fino alle confezioni di cibo per animali che tappezzavano i supermercati americani degli anni Cinquanta e Sessanta. Dall'altra
Maurizio Cattelan e
Pierpaolo Ferrari, il duo creativo di
Toiletpaper, da sempre cultori di un'estetica pop, ipercromatica e deliberatamente straniante. L'incontro era già avvenuto con il calendario
ToiletWalter PaperChandoha 2026. Ora, durante la Milan Design Week, si trasforma in mostra.
Fino al 26 aprile l'edificio di
Toiletpaper nel centro di Milano ospita "
ToiletWalter PaperChandoha", una selezione curata di fotografie realizzate in collaborazione con il Walter Chandoha Archive e con Damiani Books. Tredici immagini di gatti — dolci, assonnati, equivocamente poliamorosi — dialogano con il linguaggio visivo iper-saturo di
Toiletpaper in un allestimento che trasforma lo spazio domestico in ambiente surreale. Non una semplice mostra, ma un'installazione totale ed esperienziale, in cui l'iconografia felina diventa pretesto per una riflessione più ampia su desiderio, intimità e sguardo.

Walter Chandoha,
Loco, New York City, 1951.
Copyright © Walter Chandoha, courtesy of Toiletpaper Chi era Walter Chandoha Nato nel New Jersey nel 1920, Chandoha fu fotografo di guerra durante il Secondo conflitto mondiale prima che un incontro fortuito cambiasse per sempre il corso della sua vita. Una sera d'inverno, mentre tornava a casa dopo le lezioni alla NYU, trovò un gattino rannicchiato in un vicolo sotto la neve. Lo portò a casa, lo chiamò Loco, e cominciò a fotografarlo. Quelle prime immagini (Loco che attaccava il suo riflesso in uno specchio sul pavimento) finirono su giornali e riviste di tutto il mondo, da
This Week negli Stati Uniti a
Picture Post in Inghilterra, da
Oggi in Italia ai rotocalchi francesi e tedeschi.
Il suo metodo era semplice e rivoluzionario: fotografare i gatti alla loro altezza, scendere fisicamente al loro livello per catturarne lo sguardo senza mediazioni.
Il risultato erano immagini che sembravano ritratti non di animali, ma di personalità. La sua tecnica di illuminazione
glamour, con retroilluminazioni ad alto contrasto che facevano risaltare ogni pelo in nitida evidenza, avrebbe definito il vocabolario visivo della fotografia animale per decenni.
Le fotografie esposte a Milano provengono dagli anni Settanta e sono riprodotte in grande formato senza alcun ritocco. La pellicola originale conserva tutto il suo pulviscolo, quella grana sottile che è insieme imperfezione e documento: la materia del tempo, intatta.
L'incontro con Toiletpaper I gatti di Chandoha sono creature dignitose, sorprese nella loro intimità quotidiana. I gatti e i cani di
Toiletpaper sono qualcos'altro: immersi in vasche di pillole colorate, rivestiti di carta d'argento come astronauti pronti al decollo, osservano il visitatore con uno sguardo che ha qualcosa di umano, o forse di post-umano. L'accostamento tra i due linguaggi non è una fusione ma una tensione produttiva: la tenerezza analogica di Chandoha contro l'iperbole visiva di Cattelan e Ferrari, il documento contro l'invenzione, la pellicola contro la saturazione digitale.
La mostra non è un episodio isolato ma l'inizio di un progetto più lungo. Segue il successo del calendario e anticipa l'uscita di una rivista prevista per il 2027. Durante la settimana saranno inoltre presentati in prima mondiale il
Toiletpaper Magazine 21 e il volume
Walter Chandoha's Family Cats From the Archive 1949–1962 (Damiani) — un archivio di immagini domestiche che racconta i primi anni della carriera del fotografo attraverso i gatti di famiglia.
Nelle mattine del 23 e 24 aprile si terranno le
Toiletpaper Breakfast Sessions — Be My Guest, colazioni a tema animale selezionate da Lily's Kitchen, con caffè a cura di Lavazza. Un appuntamento su invito, ma non per questo meno programmaticamente surreale.
Vale la pena ricordare, a margine, che una fotografia di Chandoha era già comparsa sulle pagine del
New York Times a corredo di un articolo sul poliamore. Difficile immaginare una didascalia più adatta all'universo Toiletpaper.