Prestiti da tutto il mondo per raccontare un artista audace e originale, incompreso dai contemporanei e considerato un profeta dai moderni.
Francesca Grego
formato sconosciuto
Eccentrico, eccessivo, innaturale. Queste erano le critiche mosse dagli osservatori del Cinquecento alle opere di Jacopo da Pontormo, e per gli stessi identici motivi il maestro fiorentino fu amato da artisti e critici del Novecento. Dopo essere stato un enfant prodige e poi uno sperimentatore discusso, nonostante le commissioni ottenute da mecenati del calibro dei Medici, Pontormo finì nell’oblio per circa tre secoli, prima di tornare sulla breccia come precursore dell’arte moderna. Alla luce delle esperienze delle avanguardie, le sue prospettive audaci, le scene affollate senza un fulcro centrale, i gesti stilizzati e irreali, i colori accesi, i drappeggi artificiosi, le espressioni impaurite e pensose dei suoi ritratti apparvero agli spettatori del XX secolo originali e profetiche. Senza contare che, anche umanamente, Pontormo sembrava assomigliare a un artista del primo Novecento, bizzarro e un po’ bohémien: racconta Vasari, per esempio, che “alla stanza dove stava a dormire e talvolta a lavorare si saliva per una scala di legno, la quale, entrato che egli era, tirava su con una carrucola acciò che niuno potesse salire da lui senza sua voglia o saputa”.
Pontormo (Jacopo da Pontormo), Ritratto di alabardiere (Francesco Guardi?), circa 1529 - 1530. Olio su tela; cm 95,3 x 73. Los Angeles, The J. Paul Getty MuseumNonostante la fortuna critica e collezionistica di cui gode tuttora, a dispetto dell’interesse che ha suscitato negli artisti da Pier Paolo Pasolini a Bill Viola, a Pontormo non è mai stata dedicata una grande monografica. Ma il vuoto sta per essere colmato. Dal 9 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027 un’importante selezione di opere del maestro manierista sarà riunita alle Scuderie del Quirinale, grazie a un progetto sviluppato in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi, dalle quali arriveranno prestiti fondamentali. Ma l’operazione si annuncia di portata globale. Le opere selezionate da Cristina Acidini, curatrice della mostra con un team di studiosi che annovera Elena Capretti, Philippe Costamagna, Bruce Edelstein e Carlo Falciani, provengono da collezioni e musei come il Louvre, la National Gallery, il British Museum, il Metropolitan Museum of Art, il Getty Museum di Los Angeles, la National Gallery di Washington, i Musei del Bargello. Tra le chicche annunciate, un’eccezionale selezione di opere su carta, accanto, naturalmente, ai principali capolavori dell’artista. In primis la celebre Visitazione della Chiesa di San Michele Arcangelo di Carmignano, presso Prato, ispirata alle Tre streghe di Dürer e a sua volta fonte di ispirazione per The Greeting di Bill Viola: un’opera capace di raccontare da sola il coraggio e il talento di Pontormo.
Pontormo (Jacopo da Pontormo), Cena in Emmaus, 1525. Olio su tela, cm 230 x 173. Firenze, Gallerie degli Uffizi. Per gentile concessione del Ministero della Cultura