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E DELL’ACCADEMIA DELLE ARTI DEL DISEGNO DI FIRENZE

 
Illuminazione scenografica e un’area archeologica completamente riqualificata per riscoprire un monumento iconico, che riesce ancora a sorprenderci.  

Francesca Grego
formato sconosciuto

Bianca, maestosa, inconfondibile, la Piramide Cestia è uno dei monumenti più appariscenti e originali che incontriamo nel tessuto urbano di Roma. Ma in quanti ne hanno visitato gli interni? E quanto sappiamo della sua ricca storia? L’occasione per approfondirne la conoscenza e ammirarla in tutte le sue parti è ormai prossima: dopo tre anni di chiusura per lavori, la Piramide è pronta a riaprire al pubblico e a condividere i propri segreti, con una nuova, curatissima illuminazione e un’area archeologica completamente riqualificata. Luci scenografiche all’interno e all’esterno, percorsi accessibili, aree verdi rinnovate e una migliore organizzazione degli spazi destinati alla colonia felina che da decenni alberga presso il monumento sono alcune delle novità che avremo modo di apprezzare grazie alle aperture gratuite diurne e serali programmate dal 4 settembre al 31 ottobre, disponibili previa prenotazione su Eventbrite fino a esaurimento dei posti. 

Ma che cosa ci fa una piramide a Roma? E quali storie ha in serbo per i visitatori? Costruita alla fine del I secolo avanti Cristo, la Piramide Cestia è l’unico monumento superstite dell’Egitto-mania che dilagò nell’Urbe dopo la conquista della terra dei faraoni ad opera dei Romani. Proprio come le piramidi egizie, è una tomba: il suo “inquilino”, il politico Gaio Cestio Epulone, fu pretore, tribuno della plebe e membro dei septemviri epulones, tra i principali collegi religiosi dell’antica Roma. 


Courtesy Soprintendenza Speciale di Roma

Incredibile ma vero, la Piramide fu costruita in meno di un anno. Come ricorda un’iscrizione scolpita sul fianco orientale del monumento, nel suo testamento Gaio Cestio aveva disposto che gli eredi ultimassero il mausoleo entro 330 giorni, pena la perdita della ricca eredità. Desiderio più che rispettato: pare che l’impresa sia stata completata addirittura in anticipo. 

Con una base quadrata di 29,50 metri per lato e un’altezza di 36,40 metri, la Piramide Cestia si presenta più slanciata rispetto alle piramidi egiziane: merito della tecnica costruttiva utilizzata dai Romani - un nucleo di opera cementizia con cortina di mattoni - che, conferendo al monumento notevole resistenza strutturale, ha consentito di realizzare un progetto più audace. L’esterno è rivestito di bianco marmo lunense, mentre la cella funeraria con volta a botte è decorata da pitture di raffinata semplicità in terzo stile pompeiano, nel rispetto delle leggi contro l’ostentazione del lusso promulgate da Augusto.


Courtesy Soprintendenza Speciale di Roma

È solo grazie al suo inserimento nelle Mura Aureliane, tra il 272 e il 279 dopo Cristo, che la Piramide è giunta fino a noi, preservata dalle spoliazioni e distruzioni che hanno segnato il destino delle altre sette piramidi che svettavano nel panorama dell’Urbe. Nel tempo il suo aspetto singolare ha catalizzato attenzioni e curiosità, dando vita a leggende alquanto fantasiose. Nel Medioevo, per esempio, il monumento fu identificato con la tomba di Remo, versione avallata anche da Francesco Petrarca in un’epistola. La sepoltura di Romolo si diceva fosse ospitata da un’altra piramide, che sorgeva nell’area nell’area del Vaticano e che fu abbattuta nel 1499. 

Il primo a ordinare un’indagine archeologica della Piramide Cestia fu papa Alessandro VII Chigi nel 1633. Dopo aver rinvenuto all’esterno le basi di due statue dedicate a Gaio Cestio, si procedette all’apertura di un ingresso, che rivelò la presenza della camera sepolcrale. Vuota, perché i tombaroli avevano già trovato la strada! Il celebre architetto barocco Francesco Borromini elaborò allora un progetto per trasformare la cella funeraria in una chiesa, che tuttavia rimase lettera morta. 


Courtesy Soprintendenza Speciale di Roma

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