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Il futuro dialoga con il mito nella videoinstallazione presentata a Roma dall'artista britannico.

Francesca Grego
formato sconosciuto

Si declina al contemporaneo la grande mostra sulle Metamorfosi in corso alla Galleria Borghese: da oggi un’installazione filmica multischermo del celebre artista britannico Isaac Julien si aggiunge ai capolavori dal XVI al XX secolo riuniti a Roma per illustrare il fascino delle storie narrate da Ovidio in un progetto nato dalla collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam. Visibile fino al prossimo 25 ottobre negli spazi seicenteschi dell’Uccelliera e ispirata agli affreschi di Giulio Romano per Palazzo Te, All That Changes You. Metamorphosis intreccia mito e temporalità multiple sfidando i confini dell’umano. Al cuore dell’opera - di Julien come di Ovidio - c’è la trasformazione come principio generativo che attraversa la natura, la storia e le vite degli uomini, che l’artista britannico rilegge in chiave contemporanea per offrirne una prospettiva nuova e attuale. 

“La mostra che celebra la lunga durata e la forza immaginifica delle Metamorfosi in ogni tempo e luogo si arricchisce dell'opera di uno dei più acclamati e influenti artisti internazionali”, commenta la direttrice della Galleria Borghese Francesca Cappelletti: “Isaac Julien, a partire da uno sguardo originale sugli affreschi di Palazzo Te a Mantova, altro straordinario luogo delle Metamorfosi, ha interpretato davvero uno degli aspetti alla base della fortuna del poema ovidiano: la capacità non solo di trasmettere storie, ma di parlare a tutte le epoche, trasformando materiali e linguaggi”. 


Isaac Julien, film still from All That Changes You. Metamorphosis, 2025 I Courtesy of the artist and Victoria Miro © Galleria Borghese

Nutrendosi di suggestioni eterogenee - le riflessioni di Donna Haraway, la narrativa visionaria di Naomi Mitchison, la fantascienza speculativa di Octavia E. Butler, tra le altre - Julien costruisce un viaggio multiforme tra epoche, paesaggi e architetture, spaziando dalla Cosmic House di Charles Jencks a Londra alle foreste secolari del Redwood National and State Park in California. Ciascuno di questi luoghi funge da dispositivo narrativo per la messa in scena del dialogo tra storia, paesaggio e visione. Proprio come l’Uccelliera, che un tempo ospitava i volatili esotici della Villa e che ancora oggi ci parla di una mirabile fusione tra natura e architettura. Con l’interpretazione delle attrici Sheila Atim e Gwendoline Christie, Julien riflette sul mutamento come condizione permanente dell’esistenza che accomuna mondo naturale, tecnologia e cultura, superando le prospettive antropocentriche per immaginare nuove forme di relazione tra esseri umani, ambiente e altre specie. 

Il principio della metamorfosi si esprime non solo nel racconto, ma anche nell’esperienza visiva dello spettatore, chiamato a confrontarsi con immagini in costante duplicazione, rifrazione e mutamento: un sistema di specchi, infatti, le frammenta e le riflette di continuo, moltiplicandole pressoché all’infinito. “Attraverso la fantasia e l'allegoria di questa installazione filmica - ha spiegato Julien - cerco di sovvertire l'egemonia visiva che domina i regimi tecnologici della rappresentazione". 


Isaac Julien, film still from All That Changes You. Metamorphosis, 2025 I Courtesy of the artist and Victoria Miro © Galleria Borghese

La rilettura delle Metamorfosi in chiave contemporanea non finisce qui: dal 28 al 30 settembre il giardino della Galleria Borghese si trasformerà infatti in un teatro a cielo aperto per ospitare una performance site-specific sul tema ideata da Giuliano Peparini, prodotta e realizzata dall’INDA - Istituto Nazionale del Dramma Antico e prenotabile sul sito del museo. Mentre la Galleria sarà visitabile oltre l’orario consueto, i protagonisti dei miti narrati da Ovidio prenderanno vita tra i sentieri, le statue e gli alberi della Villa: Dafne trasformata in alloro, Narciso alla ricerca della propria identità, Orfeo ed Euridice sospesi sul confine tra amore e perdita. “Volevo creare uno spettacolo immersivo in cui fosse il giardino stesso a raccontare la storia”, afferma il regista: “In Ovidio la natura è un personaggio a tutti gli effetti. Gli esseri umani diventano alberi, fiori, pietre o stelle. Qui gli alberi, i sentieri, le statue e la luce raccontano già le Metamorfosi. Noi abbiamo semplicemente rivelato il teatro che esisteva già”. 


Le Metamorfosi. AFI Siracusa 2026. Photo F. Centaro

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