Dipinti, sculture, installazioni, ma anche musica e teatro per esplorare il confine tra la terra e il cosmo in un allestimento immersivo.
Francesca Grego
formato sconosciuto
Le nuvole sono “dee solenni: esse le idee ci danno”, afferma Socrate nel celebre poema di Aristofane che dalle vaporose abitanti del cielo prende il nome. Da Giotto a Correggio, fino a John Constable, Caspar David Friedrich e Claude Debussy, non c’è artista che non abbia tratto ispirazione dal prodigio che ogni giorno si compie sulle nostre teste, modellando il vapore acqueo in forme cangianti che catturano l’occhio e l’immaginazione. Se in epoche antiche le nubi segnano il confine del mondo divino, più tardi gli artisti impareranno ad analizzarle come fenomeno naturale e, infine, a proiettarvi inquietudini e turbamenti propri della psiche umana.
E l’arte contemporanea? Non è da meno. Lo racconta il progetto Oltre le Nuvole - Beyond the Clouds, da domani al 5 luglio presso il Centro di Arte Contemporanea, Teatro e Musica XNL di Piacenza. Dipinti, sculture, installazioni, fotografie, celebri sequenze cinematografiche scandagliano il cielo, ma anche i sentimenti e l’immaginazione, seguendo il filo sottile che ci lega alle nuvole per esplorarne la densità simbolica. Mario Schifano, Olivo Barbieri, Alfred Stieglitz, Leandro Erlich, Laura Grisi, Jeppe Hein, Dominic Kiessling, Laetitia Ky, Piero Manzoni, David Medalla, Filippo Minelli, Marie-Luce Nadal, Mauro Pace, Gabriele Picco, Marco Ricci, Martin Romeo, Denis Santachiara, Fausta Squatriti, Storyville sono gli artisti scelti dai curatori Chiara Gatti, Paola Pedrazzini e Gianmarco Romiti, accanto a registi come Federico Fellini, Ermanno Olmi, Akira Kurosawa, Pier Paolo Pasolini e Theo Angelopoulos, per accompagnarci lungo un percorso espositivo che dialoga con i maestri del passato.
Olivo Barbieri, Alps Geographies and People, 2019 I Courtesy the artist and Yancey Richardson Gallery, New York © Olivo BarbieriAllegoria di tensioni e stati d’animo, proiezioni di pensieri e desideri, le nuvole diventano metafore del viaggio e dell’ignoto, spazio di contemplazione del cosmo e dello spirito, luogo di confine tra visibile e invisibile. “In giorni bui in cui le nuvole quotidiane sono fumi di guerra, la mostra dichiara sin dal titolo che, oltre le nuvole, si aprono orizzonti che trascendono i drammi del presente”, spiega la curatrice Chiara Gatti: “Appellandosi all’iconografia eterna del cielo, ricchissima di significati e simbologie, il percorso varca luoghi liminali, spazi di trasformazione, dove l’immagine della nuvola, nelle sue declinazioni sensoriali, si fa utopia, ma anche invito a sollevare lo sguardo - non come fuga o evasione - ma come prospettiva altra e possibile”. Pensata per attraversare, toccare, abitare le nuvole, la mostra è arricchita da un’installazione audio del compositore S. Ali Hosseini che trasforma lo spazio espositivo in ambiente sonoro dinamico, immersivo e tridimensionale, scandendo il percorso di visita passo dopo passo. Ma non finisce qui: accanto alle arti visive e alla musica, Oltre le nuvole si dispiega anche attraverso il linguaggio del teatro con affondi narrativi lungo l’itinerario e un palinsesto di spettacoli pensato per esplorare il legame tra le nubi e l’identità umana (il programma completo è disponibile sul sito https://xnlpiacenza.it/).
Mario Schifano, Cielo anemico, 1964. Collezione Meneguzzo, Milano“Ho osservato le nuvole come qualcosa che ci somiglia: instabili, mobili, in continua trasformazione”, racconta la curatrice Paola Pedrazzini: “Anche l’identità è così. Non è fissa. Si costruisce nel tempo. Panta rei diceva Eraclito: tutto scorre. Un altro aspetto mi affascina: guardando le nuvole, ciascuno vede qualcosa di diverso. Un volto, un animale, un paesaggio. È la pareidolia, ma è anche immaginazione e proiezione. E, in fondo, accade lo stesso con le persone: l’identità non è solo ciò che siamo, ma anche ciò che gli altri riconoscono e riflettono su di noi. Un gioco di sguardi, uno spazio di relazione. Infine, le nuvole non esistono isolate: modellate da vento, temperatura… Sono parte di un sistema. Così anche l’identità è intreccio: territorio, memoria, incontri. Siamo il risultato di forze visibili e invisibili che ci attraversano”.

Gabriele Picco, Nuvola, 2023 I Courtesy the artist