Due grandi mostre inaugurate ad Atene
Grecia e Italia, un’alleanza nel segno dell’archeologia
Foto © Ministero della Cultura
Francesca Grego
17/06/2026
Mondo - Per gli antichi Romani possedere opere d’arte provenienti dalla Grecia era un segno di notevole prestigio. Molti secoli dopo, Antonio Canova riconobbe in Fidia il massimo scultore di tutti i tempi e sostenne che i marmi del Partenone, all’epoca rimossi e trasferiti a Londra tra aspre polemiche, dovessero essere diffusi in tutta Europa attraverso calchi per servire da modello ai giovani artisti. Lui stesso volse lo sguardo verso l’Acropoli per creare il suo ultimo capolavoro, il Tempio di Possagno, dopo aver immortalato creature mitiche e divinità dell’Olimpo in innumerevoli sculture. Ancor più tardi, nei primi decenni del Novecento, i fratelli Giorgio De Chirico e Alberto Savinio avrebbero costruito attorno alla mitologia e alla cultura della Grecia classica la propria visione del Moderno. Insomma, il fascino dell’arte ellenica percorre in lungo e in largo la storia dell’Occidente e ancor più quella della nostra Penisola. Lo racconta la mostra Ispirazioni. Vite italiane dell’arte greca, appena inaugurata e in corso fino al 30 agosto al Museo dell’Acropoli di Atene, che a partire da ottobre farà tappa al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.
A cura di Alfonsina Russo, direttrice del Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del MiC, e Nikolaos Stampolidis, direttore del Museo dell’Acropoli, l’esposizione è solo una delle iniziative di cooperazione culturale e diplomazia euro-mediterranea promosse quest’anno dai Ministeri della Cultura di Grecia e Italia nel quadro delle politiche europee rivolte al Mediterraneo e all’Africa. Cuore del programma è l’archeologia, terreno d’elezione per entrambi i Paesi, intesa come strumento di dialogo, cooperazione e costruzione di una comune identità mediterranea.
Per questo quasi 40 gioielli d’arte e reperti preziosi sono volati ad Atene dai musei italiani: tra questi figurano la Coppa di Nestore da Ischia, il Cratere di Eufronio da Cerveteri, il Trono Ludovisi, la Fanciulla di Anzio, le celebri teste bronzee dal relitto di Porticello, nonché importanti testimonianze del collezionismo e della ricezione moderna dell’arte greca. Al Museo dell’Acropoli si confronteranno finalmente con la cultura d’origine, offrendo nuove prospettive di lettura sulle biografie degli oggetti e sui processi di trasmissione culturale nel Mediterraneo antico. Viaggiando tra l’antichità e il Novecento, la mostra ricolloca ogni reperto nell’orizzonte storico originale, per poi illustrare come il suo significato si sia trasformato nel tempo, lontano dai luoghi dove fu costruito. Gli oggetti diventano così documenti parlanti e raccontano storie di scambi, scelte, riusi e reinterpretazioni che nei secoli hanno legato due sponde del Mediterraneo.

Ispirazioni. Vite italiane dell’arte greca, Museo dell'Acropoli, Atene
Ma non finisce qui. Sempre ad Atene, questa volta presso il Museo Bizantino e Cristiano, ha preso il via una seconda mostra dal titolo La Grecia e le rotte per l’Occidente. Il relitto del canale di Otranto. Organizzata dal Dipartimento per la Tutela Culturale del MiC, dalla Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo e dalla Scuola Archeologica Italiana di Atene con il sostegno dell’Ambasciata d’Italia ad Atene, l’esposizione presenta per la prima volta all'estero i reperti recuperati dal relitto di una nave del VI secolo a.C. rinvenuto sui fondali del Canale d’Otranto nel 2018, testimonianze eloquenti degli scambi tra la Grecia e l’Occidente in un periodo molto antico.
Sono tornate in Grecia per sempre, invece, 145 monete provenienti dagli scavi dell’Odeion di Kos e rinvenute a Roma nei depositi del Museo Nazionale Romano, ieri restituite ufficialmente alla Repubblica Ellenica, mentre al Museo Archeologico di Salonicco un laboratorio italo-greco si occupa di studiare e ricomporre i reperti archeologici recuperati dai due Paesi in un’operazione di rivendicazione su opere acquisite illecitamente dal trafficante d’arte britannico Robin Symes. E sempre a Salonicco, dopo due giornate fitte di visite e incontri, i Ministri della Cultura di Grecia e Italia Alessandro Giuli e Lina Mendoni rinnovano il Memorandum d’Intesa firmato un anno fa per proseguire e ampliare il lavoro comune.

Foto © Ministero della Cultura
A cura di Alfonsina Russo, direttrice del Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del MiC, e Nikolaos Stampolidis, direttore del Museo dell’Acropoli, l’esposizione è solo una delle iniziative di cooperazione culturale e diplomazia euro-mediterranea promosse quest’anno dai Ministeri della Cultura di Grecia e Italia nel quadro delle politiche europee rivolte al Mediterraneo e all’Africa. Cuore del programma è l’archeologia, terreno d’elezione per entrambi i Paesi, intesa come strumento di dialogo, cooperazione e costruzione di una comune identità mediterranea.
Per questo quasi 40 gioielli d’arte e reperti preziosi sono volati ad Atene dai musei italiani: tra questi figurano la Coppa di Nestore da Ischia, il Cratere di Eufronio da Cerveteri, il Trono Ludovisi, la Fanciulla di Anzio, le celebri teste bronzee dal relitto di Porticello, nonché importanti testimonianze del collezionismo e della ricezione moderna dell’arte greca. Al Museo dell’Acropoli si confronteranno finalmente con la cultura d’origine, offrendo nuove prospettive di lettura sulle biografie degli oggetti e sui processi di trasmissione culturale nel Mediterraneo antico. Viaggiando tra l’antichità e il Novecento, la mostra ricolloca ogni reperto nell’orizzonte storico originale, per poi illustrare come il suo significato si sia trasformato nel tempo, lontano dai luoghi dove fu costruito. Gli oggetti diventano così documenti parlanti e raccontano storie di scambi, scelte, riusi e reinterpretazioni che nei secoli hanno legato due sponde del Mediterraneo.

Ispirazioni. Vite italiane dell’arte greca, Museo dell'Acropoli, Atene
Ma non finisce qui. Sempre ad Atene, questa volta presso il Museo Bizantino e Cristiano, ha preso il via una seconda mostra dal titolo La Grecia e le rotte per l’Occidente. Il relitto del canale di Otranto. Organizzata dal Dipartimento per la Tutela Culturale del MiC, dalla Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo e dalla Scuola Archeologica Italiana di Atene con il sostegno dell’Ambasciata d’Italia ad Atene, l’esposizione presenta per la prima volta all'estero i reperti recuperati dal relitto di una nave del VI secolo a.C. rinvenuto sui fondali del Canale d’Otranto nel 2018, testimonianze eloquenti degli scambi tra la Grecia e l’Occidente in un periodo molto antico.
Sono tornate in Grecia per sempre, invece, 145 monete provenienti dagli scavi dell’Odeion di Kos e rinvenute a Roma nei depositi del Museo Nazionale Romano, ieri restituite ufficialmente alla Repubblica Ellenica, mentre al Museo Archeologico di Salonicco un laboratorio italo-greco si occupa di studiare e ricomporre i reperti archeologici recuperati dai due Paesi in un’operazione di rivendicazione su opere acquisite illecitamente dal trafficante d’arte britannico Robin Symes. E sempre a Salonicco, dopo due giornate fitte di visite e incontri, i Ministri della Cultura di Grecia e Italia Alessandro Giuli e Lina Mendoni rinnovano il Memorandum d’Intesa firmato un anno fa per proseguire e ampliare il lavoro comune.

Foto © Ministero della Cultura
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