Dal 14 dicembre al 13 aprile a Palazzo Pretorio
Dopo Caravaggio. Storie di pittura e di collezionismo in mostra a Prato
Battistello Caracciolo, Noli me tangere, 1618. Olio su tela, cm 123x142. Museo di Palazzo Pretorio, Prato
Francesca Grego
13/12/2019
Prato - Le vie del collezionismo sono davvero infinite. Una di queste porta da Napoli a Prato, dove hanno sede due prestigiose raccolte di pittura post-caravaggesca. Dal 14 dicembre al 13 aprile potremo ammirarne i tesori nella mostra Dopo Caravaggio. Il Seicento napoletano nelle collezioni di Palazzo Pretorio e della Fondazione De Vito, a cura di Nadia Bastogi e Rita Iacopino. Storie di mecenatismo e di passione per l'arte incrociano un periodo molto particolare per la pittura italiana, quello in cui le sconvolgenti novità portate a Napoli dal Merisi danno vita a una vera e propria scuola di impronta naturalistica.
Battistello Caracciolo, Jusepe de Ribera, Mattia Preti, Luca Giordano sono alcuni dei protagonisti di questa fortunata stagione, fino a Nicola Malinconico che chiude il percorso alle soglie del Settecento. A Palazzo Pretorio di Prato gli artisti del Barocco sono rappresentati spesso da autentici capolavori, come nel caso di Noli me tangere di Caracciolo e del Ripudio di Agar di Preti. Scene tratte dalla Bibbia e dai Vangeli, figure di santi, celebri storie al femminile incontrano ritratti di persone comuni in un itinerario scandito dai temi e dai protagonisti di un'epoca, al centro un nuovo trattamento della luce, tagli drammatici e dinamici, e un realismo dalla potenza teatrale.
“Non si tratta, tuttavia, di un'esposizione sulla pittura napoletana del Seicento”, spiegano le curatrici: “L'intento della mostra è quello di far dialogare una scelta di opere provenienti da due collezioni, quella del Museo di Palazzo Pretorio, che conserva uno dei nuclei più importanti di dipinti del Seicento napoletano in Toscana, e quella della Fondazione Giuseppe e Margaret De Vito per la Storia dell'Arte Moderna a Napoli, che si configura per qualità e interesse storico come una delle più notevoli collezioni private di pittura napoletana del secolo in questione”. Dalla raccolta De Vito, costituita a partire dagli anni Settanta del Novecento da un appassionato studioso del periodo d'oro partenopeo, arrivano una serie di opere inedite o esposte molto di rado: è il caso del San Giovannino di Battistello Caracciolo e del Vecchio in meditazione del Maestro dell'Annuncio ai pastori, presentate dopo un importante restauro che ha restituito loro le cromie originali e una piena leggibilità.
Battistello Caracciolo, Jusepe de Ribera, Mattia Preti, Luca Giordano sono alcuni dei protagonisti di questa fortunata stagione, fino a Nicola Malinconico che chiude il percorso alle soglie del Settecento. A Palazzo Pretorio di Prato gli artisti del Barocco sono rappresentati spesso da autentici capolavori, come nel caso di Noli me tangere di Caracciolo e del Ripudio di Agar di Preti. Scene tratte dalla Bibbia e dai Vangeli, figure di santi, celebri storie al femminile incontrano ritratti di persone comuni in un itinerario scandito dai temi e dai protagonisti di un'epoca, al centro un nuovo trattamento della luce, tagli drammatici e dinamici, e un realismo dalla potenza teatrale.
“Non si tratta, tuttavia, di un'esposizione sulla pittura napoletana del Seicento”, spiegano le curatrici: “L'intento della mostra è quello di far dialogare una scelta di opere provenienti da due collezioni, quella del Museo di Palazzo Pretorio, che conserva uno dei nuclei più importanti di dipinti del Seicento napoletano in Toscana, e quella della Fondazione Giuseppe e Margaret De Vito per la Storia dell'Arte Moderna a Napoli, che si configura per qualità e interesse storico come una delle più notevoli collezioni private di pittura napoletana del secolo in questione”. Dalla raccolta De Vito, costituita a partire dagli anni Settanta del Novecento da un appassionato studioso del periodo d'oro partenopeo, arrivano una serie di opere inedite o esposte molto di rado: è il caso del San Giovannino di Battistello Caracciolo e del Vecchio in meditazione del Maestro dell'Annuncio ai pastori, presentate dopo un importante restauro che ha restituito loro le cromie originali e una piena leggibilità.
VEDI ANCHE
-
Brescia | Nel Bicentenario del ritrovamento del celebre bronzo, una cerimonia che è il racconto di un'identità condivisa.
Brescia e la Vittoria Alata: quando una città racconta sé stessa
-
Roma | Dal 6 ottobre a Palazzo Braschi
Presto a Roma un Keith Haring senza confini
-
Roma | Fino al 23 agosto a Palazzo Bonaparte
Novecento italiano. Le collezioni di Generali si svelano al pubblico
-
Udine | Dal 12 settembre 2026 ad Aquileia
Ad Aquileia, per la prima volta dopo sette secoli, i tre frammenti del Vangelo di Marco
-
Matera | A Matera, Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026
Mimmo Jodice: il Mediterraneo è memoria inquieta
-
Milano | Dal 27 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027 al Museo Diocesano Carlo Maria Martini
L’Annunciazione di Artemisia Gentileschi da Capodimonte è il capolavoro per Milano 2026
LA MAPPA
NOTIZIE