Monet e gli Impressionisti. Capolavori dal Musée Marmottan Monet, Parigi

Claude Monet (1840 - 1926), Ninfee, 1916-1919 circa, Olio su tela, 150 x 197 cm Parigi, Musée Marmottan Monet, Lascito Michel Monet, 1966 | © Musée Marmottan Monet, Paris / Bridgeman Images

 

Dal 29 Agosto 2020 al 14 Febbraio 2021

Bologna

Luogo: Palazzo Albergati

Indirizzo: Via Saragozza 28

Orari: Tutti i giorni 10 - 20 | La biglietteria chiude alle 19 | Possono entrare 25 persone ogni 20 minuti, per un massimo di 75 visitatori all’ora, con obbligo di indossare la mascherina

Curatori: Marianne Mathieu

Enti promotori:

  • Musée Marmottan Monet
  • Arthemisia
  • Comune di Bologna
  • Bologna Welcome

Costo del biglietto: Intero 16 € | Ridotto 14 € | Aperte le prevendite per singoli e prenotazioni per i gruppi su ticket.it | Prenotazione vivamente consigliata | Biglietteria in loco aperta ma con precedenza ai prenotati

Telefono per informazioni: +39 051 030141

E-Mail info: info@arthemisia.it

Sito ufficiale: http://www.palazzoalbergati.com


  Vai alla Gallery: Monet, gli Impressionisti e i capolavori del Musée Marmottan Monet di Parigi
Un’occasione unica per ripercorrere i passi del movimento pittorico più amato al mondo.

Dal 29 agosto 2020 riparte l’attività espositiva a Palazzo Albergati di Bologna e prende il via l’attesissima mostra Monet e gli Impressionisti. Capolavori dal Musée Marmottan Monet, Parigi: un insieme di 57 capolavori che portano le firme di Monet e dei maggiori esponenti dell’Impressionismo francese - quali Manet, Renoir, Degas, Corot, Sisley, Caillebotte, Morisot, Boudin, Pissarro e Signac - tutti provenienti dal Musée Marmottan Monet di Parigi, noto nel mondo per essere la “casa dei grandi Impressionisti”.

Un’anteprima assoluta dal momento che, per la prima volta dalla sua fondazione nel 1934, il Museo parigino cede in prestito un corpus di opere uniche, molte delle quali mai esposte altrove nel mondo.
In controtendenza rispetto al panorama internazionale, la mostra rappresenta - oltre a un importante progetto dal punto di vista espositivo - una grande sfida, in un momento ancora segnato da forte incertezza a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19. Nell’intento di prediligere l’interesse del pubblico e di rilanciare l’offerta culturale bolognese, il Musée Marmottan Monet e Arthemisia, dopo cinque mesi, ripropongono la grande mostra che si svolgerà dal 29 agosto 2020 al 14 febbraio 2021: un’occasione irripetibile per ripercorrere l’evoluzione del movimento pittorico più amato a livello globale.

Il Comune di Bologna, in collaborazione con Bologna Welcome, partecipa attivamente alla promozione della mostra, anche attraverso lo strumento della Card Cultura.

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Dipinti iconici e quadri che lasciano Parigi per la prima volta, da ammirare in un più ampio progetto di scambio tra l’Italia e il museo francese.


Claude Monet (1840 - 1926), Il ponte dell’Europa, Stazione Saint-Lazare, 1877, Olio su tela, 65 x 81 cm, Parigi, Musée Marmottan Monet, Dono Eugène e Victorine Donop de Monchy, 1940 | © Musée Marmottan Monet, Paris / Bridgeman Images


Un percorso espositivo che vede primeggiare - accanto a capolavori cardine dell’impressionismo francese come Ritratto di Madame Ducros (1858) di Degas, Ritratto di Julie Manet (1894) di Renoir e Ninfee (1916-1919 circa) di Monet - opere inedite per il grande pubblico perché mai uscite dal Musée Marmottan Monet. È il caso di Ritratto di Berthe Morisot distesa (1873) di Édouard Manet, Il ponte dell’Europa, Stazione Saint-Lazare (1877) di Claude Monet e Fanciulla seduta con cappello bianco (1884) di Pierre Auguste Renoir.

La mostra Monet e gli Impressionisti. Capolavori dal Musée Marmottan Monet, Parigi vuole anche rendere omaggio a tutti quei collezionisti e benefattori - tra i quali molti discendenti e amici degli stessi artisti in mostra - che, a partire dal 1932, hanno contribuito ad arricchire la prestigiosa collezione del museo parigino rendendola una tra le più ricche e più importanti nella conservazione della memoria impressionista.

Con il patrocinio della Regione Emilia Romagna e del Comune di Bologna, la mostra è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con il Musée Marmottan Monet di Parigi e curata da Marianne Mathieu, Direttore scientifico del Museo. Special Partner Ricola. L’evento è consigliato da Sky Arte. Catalogo edito da Skira.


Claude Monet (1840 - 1926), Passeggiata ad Argenteuil, 1875, Olio su tela, 61 x 81.4 cm, Parigi, Musée Marmottan Monet, Dono Nelly Sergeant-Duhem, 1985 | © Musée Marmottan Monet, Paris / Bridgeman Images

PER SAPERNE DI PIU': LE SEZIONI DELLA MOSTRA

• PRIMA SEZIONE - Claude Monet: l’origine delle collezioni del Musée Marmottan Monet
La residenza in cui Paul Marmottan conservava le sue collezioni, nel 16° Arrondissement di Parigi, fu aperta al pubblico nel 1934 e negli anni novanta ha preso il nome di Musée Marmottan Monet. L’aggiunta del nome del grande maestro rispecchia l’arricchimento del museo, che oggi possiede la più vasta collezione di Monet al mondo.

• SECONDA SEZIONE - Berthe Morisot al Musée Marmottan Monet
Già negli anni novanta, il Musée Marmottan Monet ospitava la prima collezione al mondo di opere di Berthe Morisot, pittrice impressionista e amica di Edouard Manet.
In questa sezione l’opera Giove e Antiope (1856) di Manet (ispirato all’omonimo dipinto di Tiziano) evoca l’incontro di Berthe Morisot con Edouard Manet avvenuto nel 1868 al Louvre mentre i due copiavano i capolavori del museo.
Accanto il Ritratto di Berthe Morisot distesa (1876) a prova della sua attività di modella: posò infatti per Manet fino al 1874, anno del suo matrimonio con Eugène.

• TERZA SEZIONE - Dipingere en plein air
Qual è stato il contributo degli impressionisti alla storia dell’arte? In cosa si differenziano dai loro predecessori? Quale novità comunicano alle generazioni a venire?
Essere impressionista significa soprattutto dipingere dal vero, uscire dallo studio e lavorare all’aperto, en plein air. Un simile approccio porta con sé numerose conseguenze. L’impressionista dipinge ciò che vede. Così facendo si allontana volutamente dalla tradizione della pittura religiosa e mitologica e dalle sue scene edificanti e idealizzate. Dipingere dal vero comporta anche dover portare con sé l’attrezzatura: cavalletto, tavolozza, tubetti di colore e tela. L’artista predilige quindi i piccoli formati, facilmente trasportabili. Inoltre dipinge più velocemente, perché le sue ore di lavoro sono limitate, quindi l’esecuzione dell’opera è piuttosto rapida. Infine, non meno importante, l’impressionista lavora alla luce del giorno e i colori della sua tavolozza riflettono questo aspetto. Egli abbandona le tinte scure e cupe dei predecessori e adotta i colori chiari.

• QUARTA SEZIONE - La pittura di figura
Per mettere in ridicolo la fattura libera e veloce dei dipinti di Monet e dei suoi amici, nel 1874 il critico Louis Leroy coniò il termine “impressionista”, ispirandosi al celebre dipinto di Monet Impression, soleil levant (Parigi, Musée Marmottan Monet).
Dediti allo studio degli effetti atmosferici sui soggetti e sul paesaggio, gli impressionisti venivano regolarmente criticati da coloro che li accusavano di non saper disegnare. Ma non è così, e lo si comprende bene quando si osservano i loro dipinti con figure come il Ritratto di Henri Rouart (1871) e il Ritratto di Madame Ducros (1858), entrambi di Degas.

• QUINTA SEZIONE - Monet: da Argenteuil a Giverny
Nato nel 1840 e morto nel 1926, Monet trascorse la sua intera esistenza immerso nella natura, che era per lui una fonte inesauribile di ispirazione. Nei primi anni della carriera piazzò il cavalletto ad Argenteuil nei dintorni di Parigi o in Normandia, dove era cresciuto, e fece numerosi viaggi in giro per l’Europa e in Olanda. Quando si stabilì a Giverny, il suo giardino divenne l’unico soggetto dei suoi dipinti.
Monet va dunque visto come il maestro che, al pari di un cartografo, descrive la Francia e l’Europa, la vita urbana e quella rurale? No. Innanzitutto egli intende descrivere la luce e lo spazio: la luce brillante di una giornata di primavera ad Argenteuil (Passeggiata ad Argenteuil, 1875), l'atmosfera piovosa di un mare in tempesta a Fécamp (Il mare a Fécamp, 1881) o i riflessi del fogliame sullo stagno di Giverny (Lo stagno delle ninfee, 1917-1919 e 1918-1919).

• SESTA SEZIONE - Da Monet a Signac
I dipinti di grandi dimensioni di Monet - primo fra tutti la sua ultima opera Le rose del 1925-1926 - non furono mai stati esposti dall’artista in vita.
Glicini (1919-1920) e Il ponte giapponese (1918) erano conservati nel suo salon-atelier e nel suo studio, mentre in camera da letto teneva le opere di cui amava circondarsi, ovvero quelle eseguite dai suoi amici. E non si limitava ai dipinti dei colleghi: infatti acquistò anche alcune tele del neoimpressionista Paul Signac dal mercante d’arte Bernheim-Jeune mentre altre gli furono donate dallo stesso Signac in occasione di una visita - quasi un pellegrinaggio - a Giverny.
L’approccio dei due artisti è diverso, uno è più istintivo (impressionista), l'altro è metodico e scientifico (neoimpressionista), eppure condividono un obiettivo comune: esaltare la luce e il colore.

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Celebri gioielli della pittura e dipinti mai usciti dal museo parigino riaprono il libro dell'arte su uno dei capitoli più amati di sempre.


Berthe Morisot (1841 - 1895), Donna con ventaglio o Il ballo, 1875, Olio su tela, 62 x 52 cm, Parigi, Musée Marmottan Monet, Dono Eugène e Victorine Donop de Monchy, 1940 | © Musée Marmottan Monet, Paris / Bridgeman Images

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