Miguel Afa. O tempo que mora em mim (Il tempo che vive in me)
© Simon d'Exea | Miguel Afa, Descanso do que permanece
Dal 24 March 2026 al 3 June 2026
Roma
Luogo: rhinoceros gallery
Indirizzo: Via del Velabro 9A
Orari: tutti i giorni dalle ore 11:00 alle 19:00
Telefono per informazioni: +39 06 6797434
E-Mail info: gallery@rhinocerosroma.com
Sito ufficiale: http://www.rhinocerosroma.com/galleria
Martedì 24 marzo 2026 dalle 18:00 alle 20:00, rhinoceros gallery presenta la collaborazione con la galleria brasiliana A Gentil Carioca per la prima personale in Italia dell’artista Miguel Afa, “O tempo que mora em mim” (Il tempo che vive in me).
La nuova serie di opere prodotte da Miguel Afa per rhinoceros presenta dipinti concepiti e realizzati a Roma appositamente per questa mostra e riflette le esperienze personali dell’artista nella città, dove corpo, memoria e luogo si intrecciano in modi inediti. Noto per il suo approccio profondamente umano, Afa struttura il proprio lavoro attorno a esperienze affettive che modellano la sua percezione del tempo. Tra queste emergono paesaggi e momenti di vita quotidiana sia in Brasile che in Italia, ricordi condivisi con persone care, e incontri con la storia dell’arte italiana, ed in particolare con l’opera di Caravaggio. In questo senso, il tempo assume una dimensione materiale, rivelando modi diversi di contemplarne lo scorrere del tempo negli oggetti e nei passaggi. “O tempo que mora em mim” (Il tempo che vive in me) lega queste relazioni tra vita, memoria e luogo. Come afferma l’artista: «La memoria è un corpo: la nostalgia (saudade) è un cortile», evocando uno spazio affettivo in cui ricordi, esperienze e desideri si incontrano.
Paesaggi e dimensione affettiva sono elementi centrali nel lavoro di Afa. Durante la sua residenza a Roma, l’artista raffigura ambienti e strutture architettoniche tratti da contesti geografici vicini e lontani. Alcuni di questi luoghi evocano un dialogo tra spazi legati a Rio de Janeiro, sua città d’origine in Brasile, e quelli incontrati durante il suo soggiorno romano. Mentre alcune opere si basano su fotografie, altre traggono origine esclusivamente dalla memoria dell’artista. Elemento ricorrente nei suoi lavori, l’immagine del cortile appare spesso nelle composizioni come uno spazio significativo, associato alla sfera affettiva. Il poeta brasiliano Manoel de Barros suggerisce che grandi mondi esistono all’interno di piccoli spazi, come il cortile: «Penso che il cortile dove giocavamo sia più grande della città». Questa idea risuona nella pratica di Afa, dove spazi intimi e collettivi vengono esplorati attraverso molteplici forme, attivando memorie che attraversano geografie e tempi diversi. Per questa serie, l’artista attinge a elementi del mondo che lo circonda, che diventano veri e propri archivi viventi, custodendo tracce di attraversamenti, spostamenti e continuità. La pittura diventa una pratica simbolica: un luogo di formazione, incontro, narrazione e immaginazione.
Nel confrontarsi con la monumentalità, il patrimonio storico e artistico e la memoria, Afa dilata la scala delle figure, che assumono spesso dimensioni imponenti. Questi dipinti affermano una presenza espressivamente monumentale, pur concentrandosi su scene intime tratte da momenti diversi della vita.
In questa coesistenza, la nozione di patrimonio si amplia: comprende non solo le strutture fisiche, ma anche quelle emotive. Il concetto di saudade, intrecciato all’esperienza del tempo dell’artista, struttura queste immagini: una memoria che si muove piuttosto che fissarsi, in cui paesaggi, corpo e affetti si rinnovano continuamente.
In questo dialogo tra Roma e Rio De Janeiro, la collaborazione con A Gentil Carioca si inserisce naturalmente nella visione di rhinoceros: un luogo simbolo del dialogo con la comunità globale, una finestra sul mondo che crea una narrazione continua. La ricerca di Miguel Afa trova una risonanza profonda in rhinoceros, nel suo essere tramite di viaggio intellettuale e testimonianza vivente della potenza della sintesi culturale, artistica, architettonica.
Miguel Afa vive e lavora a Rio de Janeiro. Inizia il suo percorso nel 2001, avvicinandosi ai graffiti nel Complexo do Alemão, e si forma presso la Escola de Belas Artes dell’UFRJ. La sua ricerca riflette sul corpo periferico, mettendone in tensione le avversità e proponendo un nuovo immaginario capace di valorizzare e amplificare la dimensione dell’affetto. Le sue opere alternano una sensibilità poetica a messaggi politici diretti.
Lo sguardo dell’artista trasforma ciò che osserva, restituendogli un’aura propria attraverso l’uso del colore. La palette attenuata non è un semplice espediente estetico: è parte strutturale della composizione e contribuisce ad amplificare la complessità del soggetto rappresentato. Lontano da ogni neutralità, il colore diventa discorso e presa di posizione rispetto alle scene raffigurate. Lo sfumato non è soltanto un gesto pittorico, ma un atto di memoria e interrogazione, capace di rendere visibile tanto ciò che appare quanto ciò che resta nascosto.
Nel 2025 una sua opera è stata acquisita e donata alla Pinacoteca do Estado de São Paulo nell’ambito dell’ArtRio Acquisition Program. Nello stesso anno ha presentato la mostra personale O vento continua, todavia al Paço Imperial di Rio de Janeiro e Um céu para caber presso A Gentil Carioca a San Paolo.
Nel 2024 ha preso parte alle collettive Dos Brasis al Sesc Quitandinha di Petrópolis (mostra itinerante presentata anche al Sesc Belenzinho di San Paolo) e O que te faz olhar para o céu? al Centro Cultural Correios di Rio de Janeiro. Sempre nel 2024 ha realizzato la personale Entra Pra Dentro presso la galleria A Gentil Carioca.
Nel 2023 ha presentato la personale Em Construção e ha partecipato alla collettiva Da Avenida à Harmonia, entrambe all’Instituto Inclusartiz di Rio de Janeiro.
Le sue opere fanno parte di importanti collezioni, tra cui la Pinacoteca de São Paulo (Brasile), la Cheng Lan Foundation (Hong Kong) e la Jorge M. Pérez Collection (USA).
La nuova serie di opere prodotte da Miguel Afa per rhinoceros presenta dipinti concepiti e realizzati a Roma appositamente per questa mostra e riflette le esperienze personali dell’artista nella città, dove corpo, memoria e luogo si intrecciano in modi inediti. Noto per il suo approccio profondamente umano, Afa struttura il proprio lavoro attorno a esperienze affettive che modellano la sua percezione del tempo. Tra queste emergono paesaggi e momenti di vita quotidiana sia in Brasile che in Italia, ricordi condivisi con persone care, e incontri con la storia dell’arte italiana, ed in particolare con l’opera di Caravaggio. In questo senso, il tempo assume una dimensione materiale, rivelando modi diversi di contemplarne lo scorrere del tempo negli oggetti e nei passaggi. “O tempo que mora em mim” (Il tempo che vive in me) lega queste relazioni tra vita, memoria e luogo. Come afferma l’artista: «La memoria è un corpo: la nostalgia (saudade) è un cortile», evocando uno spazio affettivo in cui ricordi, esperienze e desideri si incontrano.
Paesaggi e dimensione affettiva sono elementi centrali nel lavoro di Afa. Durante la sua residenza a Roma, l’artista raffigura ambienti e strutture architettoniche tratti da contesti geografici vicini e lontani. Alcuni di questi luoghi evocano un dialogo tra spazi legati a Rio de Janeiro, sua città d’origine in Brasile, e quelli incontrati durante il suo soggiorno romano. Mentre alcune opere si basano su fotografie, altre traggono origine esclusivamente dalla memoria dell’artista. Elemento ricorrente nei suoi lavori, l’immagine del cortile appare spesso nelle composizioni come uno spazio significativo, associato alla sfera affettiva. Il poeta brasiliano Manoel de Barros suggerisce che grandi mondi esistono all’interno di piccoli spazi, come il cortile: «Penso che il cortile dove giocavamo sia più grande della città». Questa idea risuona nella pratica di Afa, dove spazi intimi e collettivi vengono esplorati attraverso molteplici forme, attivando memorie che attraversano geografie e tempi diversi. Per questa serie, l’artista attinge a elementi del mondo che lo circonda, che diventano veri e propri archivi viventi, custodendo tracce di attraversamenti, spostamenti e continuità. La pittura diventa una pratica simbolica: un luogo di formazione, incontro, narrazione e immaginazione.
Nel confrontarsi con la monumentalità, il patrimonio storico e artistico e la memoria, Afa dilata la scala delle figure, che assumono spesso dimensioni imponenti. Questi dipinti affermano una presenza espressivamente monumentale, pur concentrandosi su scene intime tratte da momenti diversi della vita.
In questa coesistenza, la nozione di patrimonio si amplia: comprende non solo le strutture fisiche, ma anche quelle emotive. Il concetto di saudade, intrecciato all’esperienza del tempo dell’artista, struttura queste immagini: una memoria che si muove piuttosto che fissarsi, in cui paesaggi, corpo e affetti si rinnovano continuamente.
In questo dialogo tra Roma e Rio De Janeiro, la collaborazione con A Gentil Carioca si inserisce naturalmente nella visione di rhinoceros: un luogo simbolo del dialogo con la comunità globale, una finestra sul mondo che crea una narrazione continua. La ricerca di Miguel Afa trova una risonanza profonda in rhinoceros, nel suo essere tramite di viaggio intellettuale e testimonianza vivente della potenza della sintesi culturale, artistica, architettonica.
Miguel Afa vive e lavora a Rio de Janeiro. Inizia il suo percorso nel 2001, avvicinandosi ai graffiti nel Complexo do Alemão, e si forma presso la Escola de Belas Artes dell’UFRJ. La sua ricerca riflette sul corpo periferico, mettendone in tensione le avversità e proponendo un nuovo immaginario capace di valorizzare e amplificare la dimensione dell’affetto. Le sue opere alternano una sensibilità poetica a messaggi politici diretti.
Lo sguardo dell’artista trasforma ciò che osserva, restituendogli un’aura propria attraverso l’uso del colore. La palette attenuata non è un semplice espediente estetico: è parte strutturale della composizione e contribuisce ad amplificare la complessità del soggetto rappresentato. Lontano da ogni neutralità, il colore diventa discorso e presa di posizione rispetto alle scene raffigurate. Lo sfumato non è soltanto un gesto pittorico, ma un atto di memoria e interrogazione, capace di rendere visibile tanto ciò che appare quanto ciò che resta nascosto.
Nel 2025 una sua opera è stata acquisita e donata alla Pinacoteca do Estado de São Paulo nell’ambito dell’ArtRio Acquisition Program. Nello stesso anno ha presentato la mostra personale O vento continua, todavia al Paço Imperial di Rio de Janeiro e Um céu para caber presso A Gentil Carioca a San Paolo.
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