Parla il curatore Niccolò D’Agati

L'altro Segantini. Anticipazioni da una grande mostra

Giovanni Segantini, A messa prima, 1885. Olio su tela, 108 x 211 cm © St. Moritz, Segantini Museum (Depositum der Otto Fischbacher Giovanni Segantini Stiftung)
 

Francesca Grego

08/11/2022

Trento - Sarà un Segantini insolito quello che vedremo dal 12 novembre ad Arco: ai piedi delle Dolomiti e a un passo dal Lago di Garda, la città natale del pittore si prepara ad accogliere la grande mostra che racconterà lo sviluppo della sua arte dalla “maniera scura” degli esordi alla luminosa pittura divisionista che lo ha reso celebre. Nelle sale della Galleria Segantini di Arco seguiremo passo dopo passo l’evoluzione di un maestro della pittura tardo ottocentesca cresciuto fuori dai percorsi accademici: lo vedremo uscire dallo studio milanese, abbandonarsi alla potenza della luce ed entrare in simbiosi sempre più intima con la natura che ancora oggi sembra respirare nei suoi quadri. Prestiti prestigiosi e capolavori di casa dialogheranno in uno spettacolo inedito, frutto di un importante lavoro di ricerca, mentre due display interattivi e un documentario permetteranno di saperne di più sull’artista.
Ne parliamo con il curatore Niccolò D’Agati, che ci regala una preziosa anteprima del progetto.  

Verso la luce. Giovanni Segantini, dalla maniera scura alla pittura in chiaro affronta una fase nodale della pittura di Segantini”, racconta D’Agati: “Parliamo degli esordi dell’artista, un momento di grande sperimentazione poco noto al grande pubblico e finora poco indagato anche dagli studiosi. In tre sale il percorso della mostra porta in scena una vera e propria metamorfosi, che dagli accordi cromatici bassi degli inizi conduce fino all’alba del Divisionismo e al trionfo della luce naturale sulla tela”.
 
“Per questa esposizione siamo riusciti a riunire opere molto importanti che arrivano dal Segantini Museum di St. Moritz, dalle collezioni di Intesa Sanpaolo, dai Musei Civici del Castello Visconteo di Pavia, dal Museo d’Arte dei Grigioni a Coira. Per dirne una, il capolavoro di A messa prima non tornava nella città di Arco dal lontano 1958”, prosegue il curatore. “La mostra, inoltre, inaugura il nuovo corso della Galleria Segantini di Arco, ora completamente autonoma dopo le collaborazioni con il MAG e il MART. I progetti per il futuro non mancano. Per la prossima primavera, per esempio, abbiamo in cantiere una mostra sul tema del paesaggio nella pittura divisionista”.


Giovanni Segantini, La falconiera, 1879-1880 circa. Olio su tela. Musei Civici di Pavia 

Ci parli del Segantini pre-divisionista, quello che conosciamo meno…
È un artista che lavora prevalentemente in studio, non si è mai cimentato con la pittura en plein air. La tavolozza è piuttosto scura, lo stile quello tradizionale del tardo Romanticismo lombardo. Segantini si serve delle intonazioni basse per drammatizzare la luce e forzare l’espressione poetica del colore. In mostra questa fase sarà illustrata da dipinti di grande valore: ci saranno il Campanaro del MART, la Falconiera dei Musei Civici di Pavia e tre opere esposte insieme per la prima volta dal 1880, l’anno del debutto di Segantini a Brera”.
 
La seconda tappa ci porta nelle campagne della Brianza…
“Dopo Milano, Segantini si trasferisce in Brianza: la vita contadina, le scene pastorali, la rappresentazione degli animali e del paesaggio sono i temi caratteristici di questo periodo. Anche qui possiamo contare su prestiti importantissimi, come la Benedizione delle pecore di St. Moritz o la raccolta dei Bozzoli delle Gallerie d’Italia a Milano. Dalle collezioni del museo di Arco proviene invece la Testa di vacca, che Segantini dipinse verso la fine degli anni Ottanta insieme all’Ora mesta, un capolavoro che ci porta già in fase divisionista”.


Giovanni Segantini, L'ora mesta, 1892, olio su tela, 45,5x83 cm. Collezione privata 

Come avviene la trasformazione? Perché Segantini cambia radicalmente il proprio modo di dipingere?
“Fu il suo maestro Vittore Grubicy de Dragon a spingerlo verso il cambiamento, convinto che la pittura dal vero fosse la vera strada verso il moderno. All’epoca Grubicy faceva il mercante d’arte e viveva in Olanda. Nel 1883 scrive a Segantini una lunga lettera dall’Aja, in cui lo esorta a dipingere all’aperto e a studiare la luce naturale. Gli suggerisce di studiare i lavori di Willem Maris e Anton Mauve (entrambi presenti in mostra), che in Olanda stanno portando avanti ricerche simili a quelle francesi della scuola di Barbizon: Vittore ne è rimasto impressionato. In seguito andrà a trovare Segantini e gli farà ridipingere l’Ave Maria a trasbordo utilizzando in maniera empirica la tecnica divisionista. Grubicy ha una grande influenza sull’artista, la cui pittura appare subito rischiarata. L’opera più famosa di questa fase è Alla Stanga della Galleria Nazionale d’Arte Moderna”.
 
La mostra si chiude con un celebre capolavoro…
“L’ultima sala è un’immersione nel dipinto A messa prima, l’opera simbolo del nuovo corso di Segantini, della quale i visitatori potranno seguire la genesi passo dopo passo attraverso quattro tele. La prima versione risale al 1885 e arriva dal Segantini Museum di St. Moritz: rispetto alle tele precedenti, la luce appare molto più naturale, chiara, cristallina. Poi avremo due studi preparatori, uno proveniente dal museo di Coira e un altro di collezione privata. Infine l’ultima evoluzione del tema realizzata intorno all’87, quando Segantini sta già sperimentando la pittura divisa: rappresenta il momento culminante di questo studio dal vero sulla luce”.


Giovanni Segantini, La raccolta dei bozzoli, 1882 – 1883. Olio su tela, 70 x 101 cm © Collezione Intesa Sanpaolo, Gallerie d’Italia - Piazza Scala, Milano 

Dietro l’esposizione di Arco c’è un notevole lavoro di ricerca. Quali scoperte vi ha regalato?
“Il progetto della mostra nasce da un percorso di rilettura delle attività di Segantini, in particolare della prima fase della sua opera. Come emerge chiaramente dal catalogo in pubblicazione, studio, ricerca e analisi delle fonti sono stati il nostro primo obiettivo, accanto naturalmente al desiderio di offrire al pubblico una mostra accattivante, ricca di capolavori e prestiti importanti. I più interessanti elementi di novità riguardano proprio A messa prima”.
 
Di che si tratta?
“Indagini non invasive condotte sul capolavoro di St. Moritz hanno permesso di ricostruirne dettagliatamente la genesi, gli interventi di correzione, l’uso dei colori, in pratica di osservare materialmente come si è evoluta la pittura di Segantini in un momento cruciale della sua storia artistica. Sotto l’immagine visibile a occhio nudo, siamo riusciti a rintracciare un altro dipinto. La versione iniziale si intitolava Non assolta e raffigurava una donna nubile incinta che scendeva le scale di una chiesa. Tre anziane la osservavano con malignità perché non aveva ricevuto il perdono dal confessore. Segantini espose questo quadro nel 1885, poi all’improvviso decise di modificarne il soggetto. Ridipinse parte della tela e inserì la figura del prete, che sarebbe diventato un personaggio iconico ricorrente nelle sue opere”.


Giovanni Segantini, Alla stanga, 1886. Olio su tela. Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma

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