Fino all’11 dicembre a Domodossola

Da Boldini a Picasso, nel segno delle donne

Giovanni Boldini, Signora in bianco, 1902, Olio su tela, 97 x 130 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi, Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti - comodato Gagliardini
 

Samantha De Martin

15/07/2022

Verbano-Cusio-Ossola - Intellettuali, lavoratrici, giovani madri, ora avvolte in tulle e crinoline, ora spoglie di orpelli, in preda alla malinconia.
Sono espressioni diverse di donne, le cui immagini diventano testimonianza dei tempi che evolvono e del mutare del gusto estetico.
Una mostra dal titolo Nel segno delle donne. Tra Boldini, Sironi e Picasso, a cura di Antonio D’Amico e Federico Troletti, allestita presso i Musei Civici Gian Giacomo Galletti al Palazzo San Francesco di Domodossola ripercorre, fino al prossimo 11 dicembre, l’evoluzione della figura femminile tra la fine dell’Ottocento e gli albori del Novecento, negli anni in cui la società e l’arte si proiettano verso i tempi moderni.


Giuseppe Pellizza da Volpedo, Le ciliegie, 1889, Olio su tela, 63 x 80 cm, Collezione della Fondazione Cassa Di Risparmio di Alessandria

Un percorso vario, denso di accostamenti e con oltre 60 opere, tra dipinti, sculture, fotografie, abiti e macchine fotografiche d’epoca, si dipana da alcuni capolavori di Giovanni Boldini, dominati dalle eleganti femme fatale avvolte da abiti sontuosi, alla donna dipinta da Zandomeneghi, tra fiori, specchi e pigrizia, per poi abbracciare le figure arcaiche di Massimo Campigli, i volti di Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Vittorio Amedeo Corcos, Pellizza da Volpedo, fino a raggiungere le figure femminili di Sironi, Modigliani, Picasso.

Le opere e gli oggetti in mostra dialogano tra loro attraverso una serie di accostamenti che indagano le interconnessioni tra le molteplici manifestazioni della modernità. Al centro della ricerca, accanto alla figura della donna e alla sua evoluzione nel tempo, la mostra pone la città di Domodossola che in quei decenni era più che mai viva protagonista dei tempi.


Federico Zandomeneghi, Pigrizia, 1890 circa, Olio su tela, 46 x 55 cm

Nel 1906 veniva infatti inaugurato il traforo del Sempione che apriva una via di comunicazione diretta con la Francia, consentendo al vivace clima internazionale della capitale della Belle Époque di raggiungere la città. Qui il Teatro Galletti ospitava il cinematografo e rappresentazioni di prosa e operistiche che attraevano pubblico dall'intera zona del lago Maggiore dove soggiornava la Marchesa Casati e dove si incontravano, tra gli altri, Umberto Boccioni, Arturo Toscanini, Daniele Ranzoni e Paolo Troubetzkoy, che rafforzano la connessione tra la città e le moderne capitali d’Europa.
Dopo oltre quattro mesi di restauri sarà esposto in mostra l’originale sipario dipinto nel 1882 dall’ossolano Bernardino Bonardi, con la raffigurazione della Piazza Mercato, scene quotidiane e personaggi abbigliati nei costumi tradizionali delle valli dell’Ossola. 

La Domodossola del primo Novecento rivive anche grazie alle parole di Giovanni Pascoli, del quale sono esposti alcuni scritti autografi.
I cambiamenti del gusto e della sensibilità in una società che passa dal lento andamento della vita in campagna alla città, specchio di innovazione e modernità, emergono dal grande “racconto” di Leonardo Dudrevuille di proprietà della Fondazione Cariplo, o nello struggente saluto di una madre alla figlia immortalato da Italo Nunes Vais, per esplodere nella visione cubista di Picasso.


Luigi Bolongaro, Sogno,1905

Il percorso offre particolare enfasi alla moda concedendo ai visitatori la possibilità di ammirare il sontuoso mantello a strascico indossato dalla regina Margherita, esposto in un allestimento che mette il manto in dialogo con il ritratto della regnante, ma anche con accessori dell’epoca e fotografie che immortalano le nuove tendenze e il mondo circostante. D’altra parte il percorso vuole porsi anche come una riflessione sulla figura dell’artista in quanto tale, capace, con la rara sensibilità del proprio sguardo, di cogliere i mutamenti della società facendosi testimone di una modernità in divenire.

La mostra è aperta, fino al 9 ottobre, da giovedì a domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19; dall’11 ottobre da giovedì a domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.


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