Tre mostre di respiro internazionale

Ispirazione Europa, cinque secoli di relazioni da scoprire a Vicenza

Basilica Palladiana (Palazzo della Ragione) in Piazza Dei Signori a Vicenza | Foto: canadastock
 

Francesca Grego

14/04/2026

Vicenza - Una trilogia di mostre per raccontare attraverso l’arte la nascita e lo sviluppo dello spirito europeo: è l’idea alla base di Ispirazione Europa, ambizioso progetto espositivo in arrivo il prossimo autunno alla Basilica Palladiana. Un viaggio lungo cinque secoli, dal Rinascimento al contemporaneo, per raccontare come le relazioni tra l’Italia e altri tre influenti Paesi abbiano dato forma alla cultura del continente. A cura di Gabriella Belli e Valerio Terraroli, organizzata da Marsilio Arte, l’iniziativa è promossa dal Comune di Vicenza con la collaborazione del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio e della Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, e con il sostegno di Intesa Sanpaolo
Per ciascuna delle esposizioni in programma sono attese circa cento opere, tra dipinti, sculture, fotografie, lavori su carta, testimoni del ruolo di come nel corso dei secoli gli artisti siano stati capaci di costruire una rete di influenze oltre i confini geografici e politici: non solo capolavori da ammirare, dunque, ma incontri, visioni, rapporti che hanno cambiato la storia dell’arte. 

Prima tappa della trilogia sarà la mostra Italia Germania. Pittura e scultura tra Ottocento e Novecento. Da Canova a Kiefer, in calendario dal prossimo 13 novembre al 2 maggio 2027, tra gli eventi di spicco delle celebrazioni per i 75 anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Essenziali per lo sviluppo del progetto, che ha ottenuto anche il patrocinio dell’Ambasciata tedesca in Italia, sono state le collaborazioni con il Mart di Trento e Rovereto, il Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno e la Casa di Goethe a Roma. 

Ad attendere i visitatori è una cavalcata lungo due secoli di storia, a partire dal Settecento, l’epoca d’oro del Grand Tour, quando il Bel Paese diventa meta irrinunciabile per gli artisti e gli intellettuali tedeschi. Paradigmatico è il volume Viaggio in Italia di Goethe, che contribuisce a diffondere nel mondo germanico il mito della Penisola come luogo di rigenerazione artistica e spirituale. Dalla comunità dei Nazareni, pittori tedeschi che scelgono di lavorare a Roma per rinnovare l’arte ispirandosi al Rinascimento italiano, all’impatto dell’archeologia di Johann Johachim Winkelmann, fino al Neoclassicimo di Antonio Canova e Bertel Thorvaldsen, nel XVIII si gettano le basi per un rapporto privilegiato tra la Germania e l’Italia. Un dialogo destinato a proseguire con le Secessioni di fine Ottocento, per poi intrecciarsi con i grandi eventi della storia, dalla Repubblica di Weimar all’avvento dei regimi totalitari, dal dramma della Seconda Guerra Mondiale alla ricostruzione. I nomi di Giorgio De Chirico, Franz von Stuck, Max Klinger, Arnold Böcklin, e poi il Futurismo di Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Gino Severini, l’avanguardia dei gruppi Die Brücke e Der Blaue Reiter, per proseguire con il Realismo Magico di Felice Casorati, la Nuova Oggettività di Otto Dix e George Grosz, l’astrazione di Vasilij Kandinskij e Josef Albers, scandiscono un percorso che si spinge fino al lavoro pionieristico di Joseph Beuys in Italia e ai soggiorni di Emilio Vedova a Berlino, passando per movimenti come l’Arte Povera e la Transavanguardia o le riflessioni di artisti come Sigmar Polke, Gerhard Richter, Anselm Kiefer e Georg Baselitz


Vasilij Kandinskij, Rosso in forma acuta, 1925. Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto

Nel 2027, invece, a salire alla ribalta sarà l’intreccio di relazioni tra i protagonisti dell’arte in Italia e Francia, con un’attenzione speciale rivolta all’Ottocento, il momento decisivo per la nascita della pittura moderna. Tra i protagonisti della storica mostra parigina che diede origine all’Impressionismo, per esempio, c’era anche l’italiano Giuseppe De Nittis, che però non fu il solo a conquistare il pubblico francese: anche Giovanni Boldini e Vittorio Corcos figurano tra i favoriti dai collezionisti d’Oltralpe in questo periodo. 
Numerosi confronti animeranno il progetto, testimoniando la ricchezza delle interazioni tra artisti italiani e francesi: quello tra i Macchiaioli toscani e la Scuola di Barbizon, per esempio, o tra il Pointillisme di Georges Seurat e il Divisionismo di Giovanni Segantini e Pellizza da Volpedo, o ancora tra la Metafisica di De Chirico e il Surrealismo di Breton e compagni. 

A chiudere la trilogia nel 2028 sarà una mostra dedicata alle relazioni tra Italia e Spagna. Qui il racconto inizia molto prima, nella seconda metà del Cinquecento, complice il dominio borbonico su parte della Penisola. Ad aprire le danze è la visionaria pittura di El Greco, originale artista di origine cretese che si forma nella Venezia di Tiziano e Tintoretto per trovare la consacrazione definitiva in Spagna. Poco più tardi la rivoluzione naturalistica di Caravaggio lascerà un segno profondo nella pittura del Seicento iberico, influenzando giganti come Diego Velàsquez e Jusepe de Ribera. Ma non finisce qui: se nel XIX secolo sono emblematiche le vicende di Joaquín Sorolla e Mariano Fortuny y Mandrazo, protagonisti delle prime Biennali veneziane, nel Novecento il racconto prosegue con Picasso e Depero, entrambi impegnati a disegnare speciali scenografie per i Balletti Russi di Sergej Djagilev, e poi Dalì, Mirò, De Chirico e Savinio, accomunati dalla fascinazione per il sogno, per chiudersi nella seconda metà del secolo con artisti come Emilio Vedova, Antoni Tàpies, Tano Festa e Mario Schifano

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