A Siracusa scatti d'autore dal 1°luglio al 5 novembre

Vite e volti di Steve McCurry nell'ex convento di San Francesco

Steve McCurry, Lago Inle, Birmania, 2011
 

Samantha De Martin

30/06/2017

Siracusa - Dall'antico chiostro del convento dei “Padri conventuali” di San Francesco, fresco di restauro, sbucano volti dall'India, dal Pakistan, dall'Africa e dalla Birmania, sguardi e situazioni, monumenti a sensazioni incontrati da uno dei fotografi più noti al mondo nel corso dei suoi ripetuti e intensi viaggi lungo la rotta dell'umanità.
Gli scatti di Steve McCurry trovano spazio in uno degli edifici religiosi più preziosi di Siracusa, dimora dei Padri conventuali, giunti in città nel 1225. La struttura che nel corso dei secoli ebbe diverse funzioni - tra le quali, nel 1806, quella di alloggio degli ufficiali della “Stazione Britannica” e del “Gruppo Reale di Artiglieria”, e in seguito di sede della Corte di Assise - è stato oggetto di diversi ampliamenti e restauri, tra i quali l'ultimo, conclusosi in concomitanza con la mostra.

Quello che emerge da questo connubio tra uno dei grandi maestri della fotografia del Novecento e l'antico edificio religioso di Ortigia, è un dialogo di grande fascino.
Gli oltre cento scatti - che racchiudono, sotto il titolo di Icons, il meglio dell'ampia produzione del celebre fotoreporter statunitense - propongono al visitatore un viaggio simbolico nell'universo di esperienze ed emozioni, personaggi e situazioni che hanno i colori dell'Africa e del Giappone, di etnie e mondi lontani.
Inclusi quelli degli occhi magnetici di Sharbat Gula, la ragazza afghana immortalata nel campo profughi di Peshawar e divenuta icona assoluta della fotografia mondiale.

«Con le sue foto Steve McCurry ci pone a contatto con le realtà sociali più disparate - spiega la curatrice Biba Giacchetti - mettendo in evidenza una condizione umana fatta di sentimenti universali. I suoi lavori ci consentono di attraversare le frontiere e di conoscere da vicino un mondo destinato a grandi cambiamenti».

L'esposizione inizia, infatti, con una straordinaria serie di ritratti, per lasciare il posto a immagini di guerra e di poesia, gioia e sofferenza, stupore e ironia.
Sarà la voce dello stesso fotografo a raccontare, attraverso un'audioguida, la storia di alcune opere esposte.

In un video, intitolato Le massime di Steve McCurry, l'artista condividerà con il pubblico il suo modo di intendere la fotografia, mentre un altro contributo firmato National Geographic, racconterà la lunga ricerca che ha consentito di ritrovare, diciassette anni dopo, “la ragazza afghana” ormai adulta.

La mostra si inserisce nella nutrita agenda di appuntamenti in programma a Siracusa per celebrare i 2750 anni dell'illustre città fondata dai Corinzi.

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